“Commenti&Analisi” Uniti contro il degrado (G.Epifani)

22/09/2003




domenica 21 settembre 2003

Uniti contro il degrado

di Guglielmo Epifani

Si apre la settimana decisiva per conoscere gli orientamenti
del governo in materia di politica finanziaria e quindi di scelte
di politica economica e sociale. Si è trattato, come si è visto, di un
lavoro particolarmente complesso che ha diviso le forze politiche di
maggioranza, si è trascinato fra incertezza di punti di confronto e
assenza di trasparenza sulla vera situazione dei saldi della finanza
pubblica.
Anche queste divisioni, però, non sono il portato di un capriccio o
di un particolarismo di partito; in realtà queste divisioni, assieme alla
situazione che il Paese sta attraversando, sono al tempo stesso conseguenza ed effetto dell’errore strategico compiuto dal governo e dagli errori della sua politica finanziaria ed economica di questi due anni. Avendo, tre anni fa scommesso su una ripresa della quale non si
vedeva già allora né la traccia né la possibilità, e avendo utilizzato le poche risorse disponibili in direzione o di politiche di classe, e cioè di difesa dei redditi medio alti e dei grandi patrimoni, oppure con forme di incentivo allo sviluppo assolutamente non adeguate all’andamento
congiunturale che si andava frenando, il governo oggi si trova nella non invidiabile situazione (purtroppo vi si trova anche il Paese) di avere contemporaneamente un aumento del suo deficit, un aumento dei prezzi, un rallentamento per il secondo anno consecutivo della produzione economica e di reddito pari quasi allo zero e problemi di finanziamento evidenti di tutti i grandi servizi pubblici a rete.
Questo però è il punto di partenza della riflessione e dell’azione della Cgil. Avendo per tempo indicato i rischi del declino economico, segnalato le insufficienze e gli errori delle politiche messe in campo dal governo, oggi noi siamo nella condizione di poter dire con l’autorevolezza e la chiarezza necessarie che l’esecutivo si prepara a continuare una politica sbagliata, inidonea a garantire una ripresa dello sviluppo e della produzione, incapace di mantenere e qualificare
il tessuto della coesione sociale, a partire dal riconoscimento dei fondamentali principi di cittadinanza, e altrettanto incapace di avere una politica dei redditi, in grado innanzitutto di mettere sotto
controllo una dinamica dei prezzi che sembra sfuggire per questa responsabilità ad ogni controllo.
Cgil, Cisl e Uil si presentano all’incontro di martedì sulla Finanziaria sulla base di un documento che unitariamente si sta componendo e indicando quattro nostre priorità: lo sviluppo, in particolar modo politiche industriali e mezzogiorno; la difesa della riforma Dini e la
richiesta della modifica profonda della delega previdenziale; una difesa e qualificazione delle politiche di welfare a partire dalla sanità e dall’assistenza e la richiesta di una politica di contenimento di prezzi e tariffe che eviti al Paese, che già è fermo e sconta gravissimi problemi nella distribuzione del reddito, la progressiva riduzione del potere d’acquisto per lavoratori, anziani e giovani.
Valuteremo quindi l’insieme delle proposte e delle scelte che il governo ci illustrerà martedì e metteremo tutta la nostra disponibilità e volontà perché a quel documento corrisponda un giudizio comune e unitario sulle cose che il governo ci proporrà. È evidente che abbiamo avuto e abbiamo con Cisl e Uil profondi motivi di dissenso nell’anno
passato e anche nelle vicende più recenti.
E dunque è una prova per tutti. È una prova naturalmente per noi che abbiamo voluto questa scelta ed è una prova anche per la Cisl e per la Uil. Siccome penso che, di fonte al degrado economico e civile e produttivo del paese, le contraddizioni che questo determina sono contraddizioni che stanno cambiando quel tentativo di costruzione di blocco sociale che fu usato contro di noi l’anno scorso, tutto questo comporta l’esigenza di un allargamento del fronte del profilo sindacale, è altrettanto vero che tutto questo si deve tradurre in una
capacità di tenere assieme il fronte del rapporto con i lavoratori, della mobilitazione, della lotta e quello del confronto.
L’unità può rendere più forti questi obiettivi e il ruolo delle parti sociali in un momento nel quale, da parte del governo, si pensa ad una semplificazione della vita democratica del Paese.
Questa è oggi la nostra scelta convinta, ci vuole però coerenza da parte di tutti, perché è evidente che la situazione del Paese reclama un sindacato che sappia stare in campo con la nettezza dei propri
contenuti e delle proprie sfide, senza lasciare ad altri il compito di lottare e mobilitarsi per la difesa delle condizioni di lavoro e di vita di milioni di cittadini.
A questo impegno, la Cgil in ogni caso non si sottrarrà