“Commenti&Analisi” Una situazione fuori controllo (T.Boeri)

26/09/2005
    lunedì 26 settembre 2005

      Pagina 7 – Economia

      Una situazione fuori controllo

        Tito Boeri

          Credevamo che la Prima Repubblica avesse esaurito il campionario di sorprese negative. E´ la prima volta che a un governatore viene tolta dal governo la delega a partecipare ad una riunione della Banca Mondiale. È la prima volta che un ministro che controlla la spesa pubblica si dimette a dieci giorni dalla presentazione in Parlamento della legge di bilancio. Domenico Siniscalco non ha voluto firmare quella legge. La bozza presentata nelle scorse settimane doveva fissare i paletti per scoraggiare l´assalto alla diligenza. Ma era solo una confessione di impotenza, un resoconto dell´incapacità di attuare il pur graduale aggiustamento concordato con Bruxelles trovando un consenso nella maggioranza.

          La manovra doveva essere di 22 miliardi: 11,5 per rispettare gli impegni comunitari e 10,5 per coprire tagli dell´Irap, e spese aggiuntive per investimenti pubblici e interventi a favore delle famiglie. Ma bastano un paio di esempi per capire quando solide fossero queste coperture. Si prevedeva una forte riduzione nominale della spesa per il funzionamento della macchina amministrativa e tagli alle spese dei ministeri anche qui in aggiunta al tetto del 2%, già violato, e non di poco, nel 2005. Per non parlare poi dell´immancabile «lotta all´evasione» e «manutenzione della base imponibile», nonché di una costellazione di interventi improbabili sulla contrattazione di secondo livello nel pubblico impiego, di cui si è perso il controllo. Ipotizzando molto generosamente che il 50% delle coperture fossero vere, si arrivava ad una manovra che non cambiava i saldi, destinandoci a circa il 5,4% di disavanzo nel 2006. Non sorprenda allora il fatto che, dopo le dimissioni di Siniscalco, lo spread tra i Btp e i Bund non si sia mosso: la presenza o meno del ministro al governo era ormai ritenuta un fatto irrilevante.

          Ma questo non significa che un assalto incontrollato alla diligenza sarà privo di effetti. Non c´è gradualismo nella reazione dei mercati. Ci se ne accorge quando ormai è troppo tardi. Se non si vuole che lo spread si ampli, con un effetto a palla di neve sul nostro debito pubblico, bisognerà prendere impegni credibili sull´aggiustamento nel 2006. Giulio Tremonti è stato il ministro dei condoni. Bene che nei cinque giorni che ha a disposizione, non cada ancora in tentazione e non preveda coperture derivanti dal recupero di gettito nella lotta all´evasione. Non sarebbero credibili. Dovrà invece trovare vere coperture. (…)

          Gli investitori guardano con particolare attenzione anche al comportamento di chi oggi è accreditato di una maggioranza nelle intenzioni di voto. Sarebbe ingeneroso chiedere all´opposizione in questo momento di individuare le coperture della Finanziaria 2006 del governo. Ma per rassicurare i mercati è essenziale che l´opposizione fin d´ora chiarisca come intende riguadagnare controllo della spesa pubblica. Il paradosso della XIV legislatura è stato quello di maggioranze solidissime in entrambi i rami del Parlamento, ministri dell´economia sulla carta potentissimi, ma incapaci di controllare i conti pubblici e di attuare riforme strutturali (se non quelle rimandate ai posteri).

          L´opposizione ha oggi il compito di affrontare le ragioni di questo paradosso e di cercare di porvi rimedio. Non è solo un problema di personale politico inadeguato, ma anche di istituzioni che hanno impedito a ministri non incompetenti, come lo stesso Siniscalco, di gestire la politica economica.

          È il problema di un bipolarismo imperfetto, che ci consegna maggioranze poco coese al loro interno, con troppe sigle che competono per gli stessi elettori, non avendo alcun incentivo a tenere in considerazione il vincolo di bilancio. È il problema di un federalismo a metà, che comporta sulla carta centri di spesa decentrati senza gli strumenti (e gli incentivi giusti) per gestirla, un federalismo negato nei fatti in questa legislatura dagli interventi d´imperio del centro. È il problema di una Banca d´Italia che interferisce troppo nella politica, diventando il killer dei ministri del Tesoro. È il problema di una Ragioneria dello Stato che non può operare in indipendenza, costretta a porre il bollino su coperture approssimative.

          È, infine, il problema dell´assenza di un centro di coordinamento e di controllo della finanza pubblica che non si limiti a fissare tetti finanziari alla spesa. Per riguadagnare il controllo dei conti pubblici non basterà cambiare le persone. Occorrerà anche, al più presto, affrontare tutti questi problemi, essenziali per la qualità delle nostre istituzioni.

            (il testo completo è pubblicato su www.lavoce.info)