“Commenti&Analisi” Una legge sul sindacato? Antistorica (L.Angeletti)

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    Rappresentanze: la risposta a Ichino
    Una legge sul sindacato? Antistorica

      di Luigi Angeletti
      segretario generale Uil

        L’interessante articolo del professor Ichino ha riproposto il dibattito su rappresentanza e rappresentatività sindacale sostenendo la necessità di una norma regolatrice della materia. In quell’articolo la lunga premessa su cui si fonda il successivo ragionamento è il cosiddetto contratto separato dei metalmeccanici. La nostra idea è che se Uilm-Uil e Fim-Cisl, non avessero firmato i due trascorsi rinnovi contrattuali, i metalmeccanici avrebbero redditi ben più bassi di quanto non abbiano oggi. Quella decisione ha consentito di accrescere significativamente il salario di tutti i lavoratori interessati, anche di quelli iscritti alla Fiom-Cgil.

        Il risultato ottenuto è stato la misura del suo valore e i lavoratori lo hanno apprezzato subito, senza che passassero invano anni di «quaresima» come lo stesso Ichino li definisce. Quel che conta, insomma, è il soddisfacimento di aspettative e tutele. Esattamente ciò che è accaduto in quella circostanza. In termini generali, poi, crediamo che esistono due ordini di questioni: da un lato, la definizione del modello e del ruolo del Sindacato; dall’altro, l’individuazione di un sistema di relazioni e di strumenti coerenti, a partire da quelli contrattuali. C’è un problema di identità e un altro di esercizio di funzioni.

        Sul primo fronte, è di immediata evidenza che la storia e l’esperienza sindacale italiana vanno nella direzione opposta a quella del sindacato trade-unionista di stampo anglosassone. Le singole forze politiche, infatti, non sono nostre interlocutrici privilegiate né si fanno esecutrici delle nostre rivendicazioni. Il confronto avviene con le associazioni datoriali e con i Governi sulle cui decisioni si cerca di influire. Il sindacato italiano, dunque, è un soggetto che opera nella politica, facendosi espressione di istanze sociali ed economiche dei lavoratori, a questo fine interloquendo con i datori di lavoro e con le Istituzioni. Gli strumenti per esercitare tali funzioni e per conseguire questi obiettivi sono molteplici e il loro utilizzo dipende dal contesto e dalla valutazione politica della loro efficacia. Si va, così, dal coinvolgimento nella definizione di norme regolatrici su specifiche questioni sino alla predisposizione di servizi ai lavoratori, dal confronto istituzionale al conflitto, dalla partecipazione alla negoziazione. In questo periodo, ad esempio, è forte l’esigenza di una modifica del sistema contrattuale, finalizzata alla crescita del salario reale dei lavoratori, anche nell’ottica di una ripresa della domanda interna e di una crescita dell’economia.

        È del tutto evidente che, in un quadro così articolato, l’idea di una legge che possa codificare funzionamento e attività del sindacato rischia di essere, innanzitutto, antistorica e inefficace oltre che lesiva dell’autonomia sindacale. Peraltro, come ricorda Marco Biagi nel suo ultimo libro di Istituzioni di diritto del lavoro, portato a termine da Michele Tiraboschi, lo Statuto dei lavoratori ha determinato il superamento «della concezione costituzionalistica del diritto sindacale» e quindi «la disciplina regolativa delle associazioni sindacali si è trasferita nel campo del diritto privato». Il nostro pluralismo sindacale, giudicato un autentico patrimonio da tutelare, vede i soggetti confederali confrontarsi sulle varie questioni nella ricerca della migliore soluzione, rifiutando però ogni compromesso paralizzante. In questo contesto sono nati gli accordi sulle Rsu nel privato a cui si è aggiunta poi una regolamentazione per le elezioni delle Rsu anche nel pubblico.

        Esistono già, dunque, strumenti di individuazione della rappresentatività, frutto di intese tra le parti interessate.
        Questa è la strada lungo la quale proseguire. È certamente auspicabile una regolamentazione più specifica della rappresentanza, della rappresentatività e della democrazia interna. Ma è altrettanto opportuno che ciò accada attraverso la definizione di un accordo interconfederale. Successivamente si potrà valutare l’utilità di recepire tale accordo con legge.