“Commenti&Analisi” Un salario per chi si aggiorna (B.Ugolini)

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

      ATIPICIACHI

        Un salario
        per chi si aggiorna

          Bruno Ugolini

            Ogni tanto resuscita. È il dibattito tra chi propone salario e chi propone formazione. Misure diverse, insomma, a favore dei lavoratori atipici, quelli che ballano tra un contratto e l’altro e spesso e volentieri rimangono fermi per un turno, senza paga e senza diritti. Compreso il diritto indispensabile ai giorni nostri d’acquisire nuove professionalità, atte a recuperare nuove occasioni di lavoro. C’è chi propone un semplice sostegno economico senza precisate finalità, una specie di reddito garantito e si becca le critiche di chi grida all’assistenzialismo e al rischio di vedere poi un sacco di gente frenata nella sua ricerca lungo le intricate vie di nuovi lavori. C’è però anche chi tenta una via che a noi sembra almeno parzialmente una sintesi tra le due cose: il denaro e il sapere. È il caso di una legge promossa in Piemonte dal consigliere regionale Roberto Placido (Democratici di Sinistra). Uno che ha trascorso una vita da atipico. Leggiamo in Internet la sua biografia e scopriamo che, dopo essersi diplomato in Costruzioni Aeronautiche, ha girovagato tra diverse attività. Come, ad esempio, la responsabilità di Radio Flash, organizzatrice di grandi appuntamenti musicali degli ultimi anni (dai Pink Floyd a Bruce Springsteen).

              Nasce forse anche da queste esperienze la sua sensibilità per i problemi del popolo dei flessibili. Ha preso atto del fatto che i contratti cosiddetti atipici, in aumento anche in Piemonte, sono caratterizzati da discontinuità nella prestazione e nel reddito, e interessano maggiormente – anche se non esclusivamente – le fasce più giovani della popolazione attiva. Un fenomeno che spesso determina «situazioni a rischio, di forte disagio economico, psicologico e sociale». E, pur essendo consapevole che ci sarebbe bisogno di un riordino complessivo della materia, ha deciso di promuovere un’iniziativa regionale. Lo strumento sarà un “Fondo per il sostegno dei lavoratori economicamente dipendenti”. I soldi necessari? Verranno dalla fiscalità generale regionale ed eventualmente dall’istituzione d’apposite imposte. È previsto uno stanziamento per il 2005 pari a 5 milioni di euro.

                L’intervento non riguarderà tutti gli atipici indistintamente ma solamente chi percepisce salari lordi inferiori a 45mila euro annui. Costoro riceveranno, nei periodi di non lavoro, nell’attesa di un altro contratto, un contributo pari a 15 euro per ogni giorno d’inattività, fino ad un massimo di 180 giorni (innalzati a 270 se il lavoratore ha più di 45 anni). Tale somma verrà però aumentata – e qui sta il punto – se il lavoratore, in questo periodo di forzato riposo, frequenterà corsi d’aggiornamento o riqualificazione professionale. Un altro intervento integrativo è previsto, in ogni modo, anche nei periodi attivi, per coloro che hanno compensi annui inferiori ai 18mila euro lordi (fino a raggiungere i 18mila).

                  Non è finita. La proposta affronta anche il dramma futuro di questi lavoratori. Quello che riguarda la pensione, destinata, come dicono tutte le previsioni, ad esiti da fame. Molti di loro spesso non sono in condizione di assicurarsi una pensione integrativa. La grande discussione di queste settimane sul Tfr li vede un po’ lontani e distaccati. La proposta di Placido prevede, in ogni caso, per coloro che abbiano sottoscritto appositi fondi previdenziali, un contributo pari a 500 euro, ogni 30 giorni di lavoro prestato con contratti di tipo economicamente dipendente. Altri sostegni riguarderanno poi misure per la copertura dei periodi in cui non si percepiscono compensi in caso d’infortunio o malattia, misure per la maternità, agevolazioni per gli asili nido e iniziative presso gli Istituti di Credito (per i mutui relativi all’acquisto della prima casa). Nonché la possibilità di non pagare i biglietti sui mezzi urbani pubblici (durante i periodi d’inattività).

                    La stessa Regione Piemonte potrà altresì incentivare le imprese a stabilizzare i rapporti di lavoro esistenti mentre per gli atipici che lavorano per l’ente pubblico dovranno essere adottati almeno alcuni principi sacrosanti come l’uso di contratti scritti indicanti oggetto e durata della prestazione, la certezza dei tempi di pagamento, il diritto del lavoratore ad aderire ad organizzazioni sindacali. Insomma una serie di provvedimenti che se fossero davvero adottati cambierebbero di molto le condizioni di tanti giovani e non più giovani. Un contributo propositivo, in definitiva, anche per il prossimo scontro elettorale concernente il futuro tanto incerto di tanta parte del mondo del lavoro. Come quel suggerimento relativo ad un premio destinato a chi studia, per incentivarlo a non mollare. Un’indicazione a cui siamo particolarmente affezionati. Tenendo conto del fatto che – come ha spiegato un recente articolo di “Conquiste del Lavoro” (il quotidiano della Cisl) riprendendo dati dell’Ocse – l’aggiornamento professionale in Italia riguarda solo il 10 per cento dei lavoratori attivi. Una percentuale che si quadruplica in altri Paesi come gli Usa, la Finlandia, la Svizzera, la Svezia.