“Commenti&Analisi” Un rinvio pieno di guai (T.Boeri)

08/03/2004


8 Marzo 2004

UN RINVIO PIENO DI GUAI
Tito Boeri

DUNQUE il rinvio al 2008 della riforma delle pensioni non servirà ad evitare lo sciopero generale. In questi mesi ci si è chiesti il perché di questo rinvio al 2008 di una riforma presentata come improrogabile. Un rinvio che rischia da qui ad allora di far lievitare la spesa, con fughe anticipate verso la pensione, che finisce per premiare chi è sin qui sfuggito ai tagli e far pagare chi ha già pagato, con sperequazioni evidenti fra chi maturerà i requisiti per l’anzianità prima o dopo il 31 dicembre 2007. Un rinvio che impone interventi poco trasparenti, per rassicurare le agenzie di rating perplesse da questa lunga attesa, quali lo slittamento fino a 18 mesi delle finestre e il mancato conteggio dei periodi di disoccupazione e malattia nei requisiti contributivi per la pensione di anzianità, una misura che penalizza chi è più povero.
La risposta data dal vice-premier, Gianfranco Fini, è che questo rinvio al 2008 serve a comprare consenso.

Ma evidentemente c’è stato un errore di valutazione. Meglio prenderne atto, chiedere una tregua alle parti sociali e definire una riforma che non sia sottoposta a questo assurdo vincolo del 2008 e che non lasci le cose a metà, rischiando che nella prossima legislatura sia nuovamente tutto in discussione. Gli italiani hanno bisogno di certezze: quel disagio diffuso che si avverte trova probabilmente ragione in una crescente avversione al rischio, comprensibile in un paese che invecchia. Oggi è più facile arricchirsi o diventare poveri, trovare un lavoro, ma anche perderlo. La politica sta aumentando a dismisura questa incertezza. Si continua a parlare di tagli alle pensioni spargendo il terrore fra chi teme di essere tra le vittime predestinate. Si fanno riforme di piccolo cabotaggio, quelle che cambiano quasi solo i titoli e non i film, creando diffidenza e accendendo gli animi di chi è collocato sull’opposto schieramento ideologico. Per questo c’è bisogno di una riforma previdenziale economicamente e politicamente sostenibile. Gli italiani hanno bisogno di sapere che con questo intervento, di cui si parla ormai da 8 anni, avremo finalmente risolto il problema. Che d’ora in poi potremo basarci su aggiustamenti automatici, anziché sull’arbitrio del governo di turno. Questa riforma definitiva è oggi possibile, grazie al lavoro già svolto negli Anni 90. Si tratta di anticipare l’entrata in vigore del metodo contributivo introdotto dalla riforma Dini del 1996, riformando gli ammortizzatori sociali. Sarebbe un modo di riequilibrare la spesa sociale nel tagliarla, dando alla lotta contro l’esclusione sociale la priorità che le spetta. Meglio allora che la pausa di riflessione che si annuncia dopo il dibattito in Aula al Senato serva a definire una riforma più equa e graduale, senza l’inutile vincolo del 2008. E se non servirà ad evitare lo scontro sociale, potremo almeno darcene una ragione.