“Commenti&Analisi” Un poker a quattro in viale dell’Astronomia – di M.Unnia

19/03/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
066, pag. 4 del 19/3/2003
Mario Unnia


Relazioni industriali.

Un poker a quattro in viale dell’Astronomia

Perché Confindustria e i tre sindacati hanno deciso di incontrarsi e, come usa dire, mettere in piedi dei tavoli di confronto su energia, Sud, innovazione e formazione? Che cosa è successo di così sorprendente da far ritenere perseguibile un dialogo fino a ieri ritenuto impossibile? E, ancora, che cosa pensano di ottenere i soggetti, ciascun per sé e qualcosa per tutti?

Non è facile dare risposte convincenti ed esaurienti. Si dice, c’è la crisi di competitività, la produzione è ai minimi da dieci anni, e quindi occorre che le forze sociali mettano da parte i dissensi e collaborino. Eppure, proprio mentre i quattro si incontrano, il contratto metalmeccanico non fa un passo avanti, grazie anche al dissenso tra i sindacati; la delega sulle pensioni procede in parlamento ma tutti la criticano, chi più chi meno; nasce il battagliero comitato per il no al referendum essendo ormai chiaro che non ci sarà una legge che eviti lo scontro; l’aumento concesso agli statali è considerato una iattura da Confindustria e accolto con qualche riserva anche dai sindacati che dovranno gestirne l’impatto sui contratti privati. Il segretario generale della Cisl, il prudente Savino Pezzotta, aveva risposto all’invito di D’Amato con moderato entusiasmo: si rendeva conto che occorrerebbe un patto per il rilancio dell’industria, ma non gli sfuggivano le difficoltà obiettive.

Credo che si sarà domandato come mai il presidente di Confindustria, che ancora a metà febbraio manifestava seri dubbi sulla volontà di collaborazione della Cgil (´La Fiom è fuori dalle regole del ’93É da tempo sta cercando a tutti i costi il conflitto e la rottura’, denunciava tra l’altro), improvvisamente abbia trovato motivi di fiducia nel confronto e nel dialogo anche con questa parte sindacale. E, al tempo stesso, si sarà stupito della disponibilità all’incontro del suo concorrente, Guglielmo Epifani, quello stesso che non ha esitato a condurre lo sciopero politico del 21 febbraio e si è precipitato a Livorno a dare man forte ai sabotatori della regolare attività di un porto dopo aver benedetto i primi ´disobbedienti’.

Insomma, non solo a Pezzotta deve essere sembrata piuttosto peregrina l’idea di mettersi attorno a un tavolo a discutere le stesse questioni affrontate mesi fa e concluse con l’accordo monco del Patto per l’Italia.

Si ha l’impressione che sia Confindustria sia i sindacati guardino alle relazioni industriali con un occhio solo, tenendo l’altro ben rivolto al quadro politico e alla loro situazione interna.

D’Amato rilancia la concertazione, dopo che a far tempo dal convegno di Parma era diventata argomento tabù, e sembra operare per una ritrovata unità sindacale, duramente ostacolata con la battaglia sull’articolo 18.

Potrebbe essere questa la linea che gli imprenditori adotteranno per la seconda parte della legislatura? Lo sapremo in occasione della prossima convention confindustriale che avrà luogo a Torino, si dice per commemorare Giovanni Agnelli, e certamente sarà così: d’altro canto, la sede si presta a cancellare Parma essendo stata sempre l’ispiratrice e la fucina del modello concertativo. E da Torino verranno anche indicazioni sul profilo del prossimo presidente degli industriali.

Va da sé che una svolta del genere sconta che anche il governo diventi il paladino del modello concertativo (il che non è improbabile), e di tutto quel che comporta, tra l’altro, la ritrovata unità sindacale (il che è piuttosto improbabile). A Torino, dunque, D’Amato potrà chiudere un periodo in cui non sono mancate le contestazioni alla sua presidenza, rettificare la linea e aprire la strada a qualche amico aspirante successore, prima che altre sedi autorevoli decidano loro chi dovrà succedergli.

Veniamo ora ai sindacati. Probabilmente Epifani ha risposto all’appello di D’Amato perché sa che in qualsiasi momento potrà lasciare il tavolo in modo clamoroso e a beneficio dell’ala contestativa del suo sindacato, della corrente di sinistra dei Ds e del movimento del sodale compagno Cofferati: inoltre, lo fa per accontentare quella parte dei suoi, e qualcuno pur c’è, che non vede di buon occhio l’avventurismo del segretario generale e auspica il ritorno alla concertazione che dà lustro e qualche vantaggio. In ogni caso, perde poco e guadagna in influenza e in immagine.

Pezzotta, dal canto suo, non deve essere del tutto soddisfatto del probabile svolgimento degli eventi. L’accentuata competizione con la Cgil veniva condannata a parole, ma portava acqua alla sua confederazione. L’intesa con il ministro Maroni nella gestione del dopo Biagi aveva dei costi, ma anche dei vantaggi: la Cisl e a rimorchio la Uil avevano assunto la funzione di codeterminatori della politica del lavoro, il che comportava i riconoscimenti della cresciuta importanza del loro ruolo.

Tornare al tavolo a quattro comporta dei rischi: spartire con il concorrente quel tanto di buono che si può ottenere e affrontare le incognite di un partner inaffidabile. E, in più, offrire alla controparte imprenditoriale l’opportunità di giocare, allo stesso tavolo, con soggetti tra loro concorrenti.

Sicuramente Pezzotta non poteva dire di no, ma è probabile che allora porrà le mani avanti per verificare se i giocatori vogliono fare sul serio, o hanno la testa altrove: il test non sarà immaginare una vaga politica industriale, bensì ridefinire che cosa si intende per concertazione e ridisegnare la struttura contrattuale, ambedue figlie di un’epoca passata.

Tirando le fila, si può ritenere che le motivazioni dei quattro a confrontarsi nel palazzo di viale dell’Astronomia siano molto articolate: forse ce ne saranno ancora altre che si chiariranno in futuro. Per il momento si consiglia di seguire la partita con la vigile prudenza del sindacalista bresciano.