“Commenti&Analisi” Un modello per i contratti (C.Dell’Aringa)

22/09/2005

    giovedì 22 settembre 2005

    PRIMA – pagina 1/10

    TRA PUBBLICO E PRIVATO

    Un modello per i contratti

      di Carlo Dell’Aringa

        Si infittisce l’agenda sindacale. Come temporali estivi, gli scioperi nei trasporti ( per i quali a dire il vero ogni stagione è buona) hanno annunciato l’autunno. E i problemi che erano stati messi " in attesa" ritornano in primo piano. Si annunciano appuntamenti importanti. Da un lato i contratti da rinnovare e, dall’altro, il confronto sul nuovo modello contrattuale che dovrebbe sostituire quello in vigore che risale al 1993. Sia sul primo fronte che sul secondo non mancano gli ostacoli da superare. I contratti da rinnovare sono tanti e importanti. Anche quelli del pubblico impiego sono in attesa.

          I contratti da rinnovare sono tanti e importanti. Anche quelli del pubblico impiego sono in attesa. Sembrava che tutto fosse risolto con l’accordo fra governo e sindacati, ma non è così. La firma sui contratti (ormai sono ben più di una decina) non c’è ancora, per il semplice motivo che i soldi promessi non sono ancora disponibili. Occorrerà la prossima Finanziaria per provvedere al finanziamento e questo sarà un problema in più per il ministro dell’Economia. Il quale dovrebbe anche stanziare le risorse per i rinnovi dei bienni contrattuali che stanno scadendo. Ormai il pubblico impiego vive una situazione in cui si accavallano rinnovi di contratti scaduti, piattaforme di contratti non rinnovati, pagamenti di arretrati che ormai per certe categorie dovrebbero cumulare 3 o 4 anni di stipendi. Tutta la materia sembra matura per essere riordinata.

        I rinnovi dei contratti privati stanno solo leggermente meglio. Il più importante, quello dei metalmeccanici, è scaduto da nove mesi. Le posizioni sono lontanissime ed è assai improbabile che si avvicinino, almeno per ora. Le difficoltà sono in parte specifiche al settore, dove tuttora le relazioni sindacali presentano un elevato livello di conflitto e registrano atteggiamenti antagonisti da parte di alcune componenti sindacali; ma in parte sono di ordine generale e influenzeranno negativamente anche i futuri rinnovi, a partire da quello dei chimici. Queste difficoltà hanno tutte la stessa origine e cioè la stasi dell’economia e della produttività del lavoro, fenomeno confermato ancora una volta dagli ultimi dati Istat: l’occupazione cresce ma il reddito è piatto, il che vuol dire che si lavora di più per produrre lo stesso reddito di prima.

        E questo spiega anche le diverse esigenze di lavoratori e imprese. Gli aumenti dei salari non possono essere recuperati da amenti di produttività, per cui, alla fine determinano solo aumenti dei prezzi, che erodono il potere d’acquisto dei lavoratori e fanno aumentare il costo del lavoro per unità di prodotto, con perdita di competitività delle imprese. Tutti si lamentano quindi, i lavoratori che vedono le buste paghe erose da prezzi crescenti, e le imprese che vedono i costi aumentare più dei concorrenti, persino più di Francia e Germania.
        È difficile che un rinnovo di contratto collettivo possa conciliare queste diverse esigenze, anzi è probabile che le esasperi. E infatti è quello che succede.

        Basta guardare alla piattaforma sindacale e alla proposta della Federmeccanica. I sindacati chiedono esattamente il doppio di quanto gli imprenditori sono disposti a pagare! Nel frattempo le confederazioni cercano un accordo fra di loro sulla proposta da avanzare alle controparti imprenditoriali per la riforma del modello contrattuale. Tutti sembrano d’accordo che una riforma è necessaria, senza evidentemente tradire lo spirito dell’Accordo del 1993 che ha dato risultati importanti. Ma non vi è dubbio che le condizioni siano cambiate. Siamo nella moneta unica. La concorrenza internazionale si è fatta più agguerrita. Il nostro sistema economico ha estremamente bisogno di ristrutturarsi e di aumentare il tasso di progresso tecnico. E occorre quindi che nel sistema di contrattazione e di relazioni sindacali vengano inserite dosi crescenti di flessibilità, responsabilità, partecipazione e identificazione negli obiettivi comuni.

        Ma su come riformare il sistema le idee divergono, persino all’interno dei sindacati. Qualche componente sindacale è favorevole a un maggior decentramento della contrattazione che potrebbe favorire flessibilità e partecipazione. Ma altre componenti si oppongono con forza. Ne era nata una contrapposizione pericolosa; ora sembra che le tre confederazioni stiano trovando una proposta comune. Viene però il dubbio che i sindacati, per mettersi d’accordo, siano tentati di fare una sommatoria di tutte le loro esigenze: ne uscirebbe una proposta del tutto indigesta per la controparte. In quel caso ai rinnovi contrattuali mancherebbe l’importante riferimento di un Accordo a tutto campo, utile per creare un ambiente favorevole e anche alla ripresa economica. Il clima politico non favorisce la conclusione di grandi accordi. Ma i mesi passano e si perde tempo prezioso.

        carlo. dell’aringa@ unicatt. it