“Commenti&Analisi” Un favore avvelenato (G.E.Rusconi)

06/10/2005
    giovedì 6 ottobre 2005

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    Un favore avvelenato

      Gian Enrico Rusconi

        E’una regalia, magari modesta, ma avvelenata. L’esenzione dall’Ici degli immobili della Chiesa adibiti a scopi commerciali e turistici, decisa ieri dal Senato, si presta a due considerazioni. La prima riguarda la politica spregiudicata del governo e della sua maggioranza per ottenere il massimo della benevolenza della Chiesa, a qualunque prezzo.

        La seconda considerazione si inquadra nella campagna autopromozionale della stessa Chiesa italiana, che si presenta come istituto indispensabile per il bene pubblico. Se il ruolo cui aspira la Chiesa è quello di supplenza di un’etica pubblica che lo Stato laico non sa o non può produrre, perché dovrebbe rinunciare a benefici particolari? Non si tratterebbe di «privilegi», ma di risorse di carattere pubblico. Sembra un ragionamento astuto, legittimo, realistico. In realtà è un cattivo ragionamento.

        Non mi risulta che la Chiesa italiana sia in ristrettezze finanziarie paragonabili a quelle di altre Chiese in Europa, che vivono in Paesi economicamente più solidi ma più laici. Ma evidentemente gli uomini della Cei sono presi dal timore di dover affrontare in futuro situazioni più difficili, economicamente e politicamente. Da qui il loro orientamento a raccogliere risorse più grandi possibili e più in fretta possibile. Prima che cambi la congiuntura politica, oggi straordinariamente favorevole.
        Realismo politico? Forse. Ma cattivo realismo per la Chiesa.

        L’ansia acquisitiva non solo a livello finanziario ma di ogni risorsa di influenza nelle istituzioni pubbliche e private, nei media ecc., nasce nella Chiesa dalla combinazione di vari fattori. Al fondo c’è (l’incredibile) sindrome della Chiesa di essere emarginata, ignorata, maltrattata. Da qui la disinvolta apertura verso chiunque, credente o non credente, le dia spazio e voce – non importa per quale ragione. E’ questo realismo? Poi in prospettiva c’è il timore di un cambiamento politico a favore di quelle forze politiche che recentemente si sono trovate in dissenso con le sue posizioni (referendum, Pacs). Ma qui sorge la contraddizione più clamorosa. Operazioni come quella passata in Senato sembrano fatte apposta per acuire il dissenso verso la Cei nell’area di centrosinistra.
        Stento a credere che la parte più sensibile della Cei non abbia messo sulla bilancia, da un lato, i vantaggi materiali dell’operazione d’esenzione e, dall’altro, i costi di una cattiva impressione anche presso gruppi di cattolici. Oppure la guida della Cei punta al suo obiettivo senza curarsi del centrosinistra e dei cattolici che vi militano?

        Immagino l’obiezione che sarà fatta contro queste considerazioni: la Cei non c’entra niente con la decisione del Senato. E’ stata una iniziativa tutta politica presa in autonomia dalla maggioranza di governo. Anche qui stento a crederlo.

        Ma c’è una controprova decisiva: se la guida della Chiesa italiana ritiene inopportuno per ragioni ideali il regalo del governo dica: «No, grazie. Ci sono valori di etica pubblica superiori ai vantaggi finanziari, sia pure legittimi, per la istituzione ecclesiastica».

          Aspettiamo.