“Commenti&Analisi” Un altro passo insieme ai lavoratori – di P.Fassino

10/02/2003

            sabato 8 febbraio 2003

            LA NOSTRA INCHIESTA RIVELA CHE…
            Un altro passo insieme ai lavoratori
            Piero Fassino

            «Una società libera ha nel lavoro
            un valore fondante imprescindibile».
            Recitava così una
            delle tesi approvate al Congresso di
            Pesaro come piattaforma politica
            della nuova segreteria dei Ds. Per
            questo oggi la presentazione – che si
            terrà a Bologna alla presenza anche
            dei segretari generali di Cgil, Cisl e
            Uil – all’opinione pubblica e al mondo
            produttivo dell’«inchiesta sul lavoro
            che cambia», promossa dai
            Ds, dalla Sinistra giovanile e dall’Unità,
            è motivo di soddisfazione.
            Per un lavoro ben fatto che ha coinvolto
            attivamente decine di migliaia
            di lavoratori; e perché costituisce
            un altro passo nell’attuazione del
            programma di Pesaro e nella ridefinizione
            della centralità del mondo
            del lavoro nell’elaborazione e nel
            pensiero politico del maggiore partito
            della sinistra, i Ds.
            Non c’è – né ci potrebbe essere –
            divisione all’interno dei Ds sul
            carattere strategico che mantiene
            la questione del lavoro. Per noi – ma
            direi per qualunque forza di sinistra – la
            quantità e la qualità di lavoro che una
            società sa garantire ai suoi cittadini è
            uno dei parametri per giudicare se quella
            società è libera, democratica e giusta.
            Perché il lavoro non è solo reddito, ma è
            anche possibilità di realizzare i propri
            progetti di vita. Il lavoro non è solo
            dipendenza o possibile alienazione, ma
            può e deve essere facoltà di scelta,
            strumento di autorealizzazione, promozione
            di sé, manifestazione della creatività
            di ciascuno.
            La questione – e si pone a noi come ai
            sindacati – è che nulla di tutto ciò si può
            realizzare semplicemente riproponendo
            esperienze di anni passati e strumenti
            sin qui maturati, continuando a fare
            semplicemente quel che abbiamo fatto
            ieri. Per generazioni siamo stati abituati
            ad un lavoro stabile, uguale a sé stesso,
            svolto nello stesso luogo per tutta la vita.
            Da circa un decennio siamo immersi nella
            società flessibile, nella quale un numero
            sempre più ampio di lavoratori cambierà,
            nell’arco della propria vita, più volte
            lavoro. Il mondo del lavoro oggi è
            sempre più articolato, segmentato, flessibile:
            c’è Cipputi con la sua brava tuta blu
            e ci sono i ragazzi dei call center; ci sono
            sempre più camici bianchi e cresce l’esercito
            dei Co.Co.Co. E tutto questo avviene
            non per una scelta politica, ma per
            una ragione strutturale: è proprio il passaggio
            dalla rigidità dell’industrialismo
            meccanico alla flessibilità del ciclo produttivo
            informatico e della società dell’
            informazione ad aver rivoluzionato modi
            di produrre, di lavorare, di consumare, di vivere.
            Qui si pone per noi una sfida nuova e
            più alta: quell’universalità e uguaglianza
            di diritti – che è la ragione stessa di esistenza
            per una forza di sinistra – per essere affermata
            in modo efficace va ridefinita e riorganizzata,
            perché la società e il mercato del lavoro sono
            assai più complessi, articolati e disomogenei
            di un tempo.
            E il nodo è come evitare che la flessibilità
            - che c’è e ci sarà sempre di più – si
            traduca in precarietà, garantendo diritti,
            tutele, garanzie, rappresentanza anche
            nel mercato del lavoro flessibile.
            Per questo abbiamo deciso innanzitutto
            di metterci in ascolto dei lavoratori di
            oggi, per sentire dalla loro viva voce e
            testimonianza non solo che cosa è diventato
            il mondo del lavoro, ma soprattutto
            quali sono i bisogni e le aspirazioni dei
            lavoratori, in modo tale da poter formulare
            un programma di iniziativa politica
            e sociale sempre più efficace, perché in
            sintonia con la realtà che si vuole rappresentare
            e riformare.
            Questa vasta azione di ascolto – che peraltro
            riprende una delle migliori tradizioni
            della sinistra, che nei momenti di cambiamento
            strutturale del mondo del lavoro
            è sempre stata capace di ascoltare i
            lavoratori con inchieste di massa che
            hanno fatto epoca – è dunque un ulteriore
            passo in questa paziente opera di costruzione
            di un programma riformista
            che abbia radici forti nel mondo del lavoro.
            D’altra parte l’inchiesta di massa che
            presentiamo oggi – e che ha coinvolto
            oltre 25.000 lavoratori – non è un’iniziativa
            isolata: dal Congresso di Pesaro in poi
            abbiamo tenuto in tutta Italia centinaia
            di iniziative nei luoghi di lavoro, abbiamo
            formulato le nostre proposte per la
            «Carta dei diritti dei lavoratori e delle
            lavoratrici», per la riforma degli ammortizzatori
            sociali, per la riforma del processo
            del lavoro. E al tempo stesso ci siamo
            opposti duramente insieme alla Cgil ad
            uno strumentale stravolgimento unilaterale
            dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
            E oggi – in coerenza con quella
            battaglia – anziché sostenere un referendum
            sbagliato – quello per l’applicazione
            dell’art. 18 anche nelle piccole aziende – stiamo
            lavorando a proposte che tutelino
            i lavoratori di quelle aziende, riconoscendo
            al tempo stesso la specificità di
            migliaia di aziende commerciali e artigiane
            a conduzione familiare. E, infine, in
            questi giorni ci opponiamo alla scelta
            del governo di rendere il lavoro non più
            flessibile, ma ancor più precario con l’approvazione
            della legge delega sulla riforma
            del mercato del lavoro. Proprio perché
            per noi lavoro e sviluppo sono inscindibili,
            in questi mesi abbiamo avviato
            un confronto con il mondo imprenditoriale
            sui temi della crescita della innovazione,
            della competitività e per dare
            soluzione alla crisi industriale che investe
            la Fiat e altri gruppi. Come si vede,
            abbiamo scelto un percorso non breve e
            che non ammette scorciatoie, soprattutto
            perché è costruito insieme ai lavoratori
            e a tutti i protagonisti del mondo del
            lavoro, della produzione e delle professioni.
            Per percorrerlo fino in fondo sarà
            necessario dispiegare una grande e forte
            azione politica. Oggi, con questa inchiesta
            di massa, compiamo un altro passo
            in questa direzione. Non sarà l’ultimo.