“Commenti&Analisi” Un accordo politico per battere il partito della spesa facile – di A.Giancane

13/03/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
061, pag. 5 del 13/3/2003
Antonio Giancane

Tra maggioranza e opposizione.
Un accordo politico per battere il partito della spesa facile

Lascia francamente perplessi l’accordo per il rinnovo contrattuale di oltre 200 mila lavoratori dei ministeri. È noto che questa intesa prevede sul piano economico un aumento medio complessivo a regime di 106 euro mensili per 13 mensilità.

Un accordo evidentemente troppo generoso per la situazione della nostra finanza pubblica, che oltretutto rischia di penalizzare la competitività del sistema paese, tenuto conto del messaggio che invia sull’insieme dei contratti pubblici (enti locali compresi) e privati.

Un accordo che non rispetta le regole del 1993; non è una novità, visto che negli ultimi otto anni la crescita delle retribuzioni ministeriali ha superato dell’80% l’andamento dell’inflazione effettiva: un bel ritmo.

Sebbene il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini sostenga con una certa levità che il contratto non supera il tetto dell’inflazione programmata, nei fatti sono state accolte le più esose richieste sindacali. Questo tra l’altro metterà nei guai le autonomie locali, che hanno molti dipendenti.

Il regalo contrattuale non è il solo caso di allentamento della guardia sul rigore. Si moltiplicano infatti i segnali di una riorganizzazione, nel Palazzo e nel parlamento, del partito trasversale della spesa facile.

Ne sono esempio alcuni indirizzi della maggioranza nella commissione bilancio di Montecitorio, dove pare nuovamente aleggiare lo spirito e la politica del leggendario Cirino Pomicino. Con il benevolo appoggio dell’opposizione, ben felice di mettere nei guai Tremonti.

A dire il vero, questo pericolo era ben chiaro al governo già all’inizio del suo mandato; lo dimostrano i numerosi disegni di legge delega, che per due anni hanno di fatto ipotecato tutte le possibilità di spesa delle camere.

Ma serpeggia il malumore ed è uscito allo scoperto il partito della spesa facile, che può oggi contare su numerosi reggimenti. La caratteristica di questo schieramento trasversale, una vera e propria banda del buco, è l’assenza di ideologia e l’eccesso di pragmatismo: è una comune visione della politica economica, che si ritiene diretta principalmente ad acquisire il consenso mediante la spesa pubblica, come metodo di legittimazione del sistema politico rispetto al paese.

Il rappresentante politico si trasforma in lobbista di sé stesso e sbaraglia facilmente i suoi avversari nel collegio. Insomma, la Finanziaria logora chi non ce l’ha.

Anche nel governo il partito spendereccio trova importanti adepti. Basti pensare a quanti ad ogni consiglio dei ministri spingono per una trattativa per correggere il patto stabilità europea in modo da consentire anche al nostro paese, possibilmente alleato con Parigi e Bonn, di ritardare il percorso di risanamento alla luce del rallentamento economico e della presunta impossibilità per l’Italia di attivare i cosiddetti stabilizzatori automatici del deficit. Bene ha fatto Tremonti ad ignorarli.

Il partito della spesa facile prospera anche in periferia. Lo denuncia Bankitalia: alcune regioni, con la sanità alla bancarotta, si stanno indebitando eccessivamente.

È vero che altri paesi sviluppati hanno dato ai governi locali grande autonomia di bilancio, non ponendo alcun limite alla capacità di indebitamento se non quelli dettati dal mercato, basati sul bilancio dell’ente.

Ma in quei paesi l’affidabilità degli enti locali è soggetta all’analisi delle società di rating. Una trasparenza che, nonostante qualche progresso negli ultimi anni, manca in Italia. Dove la tollerata diffusione del debito regionale potrebbe farci sfiorare la situazione argentina.

Un fiancheggiatore naturale del partito della spesa facile è il sindacato. Finora il governo ha provato con successo a dividere i sindacati moderati dalla Cgil, schierata da Cofferati su posizioni massimaliste.

È nato così il Patto per l’Italia, difficile tentativo di conciliare le rivendicazioni corporative con le esigenze economiche del paese attraverso il dialogo sociale, allargato alle altre componenti del mondo del lavoro.

Impresa titanica ed in parte inutile, se è vero che il governo ha dovuto concedere forti sgravi fiscali in cambio soltanto dell’appoggio di Cisl e Uil alla riforma del mercato del lavoro.

Il Patto non prevede nulla sulle pensioni: qui abbiamo una granitica alleanza delle centrali sindacali a difesa dei privilegi di un sistema previdenziale come quello italiano, che distrugge risparmio e costringe le giovani generazioni a restare prive di copertura pensionistica. Bobo Maroni, ministro competente, non se duole più di tanto: fa anche lui parte dello schieramento spendereccio?

Insomma, se il riequilibrio finanziario sembra a buon punto, il partito della spesa facile rischia di creare non poche difficoltà a Tremonti. Come se ne esce? Abbiamo forti dubbi che il superministro dell’economia possa farcela da solo.

Rischia infatti di subire molti agguati e imboscate alla Robin Hood su un percorso simile alla foresta di Nottingham: da qui alle elezioni politiche del 2006 dovrà effettuare altri interventi correttivi per almeno 54 miliardi di euro, pari al 3,8% del pil. Una manovra imponente, che il partito della spesa facile potrebbe facilmente bloccare grazie agli appoggi su cui oggi conta.

A difesa del tesoro servirebbe un battaglione della guardia, una squadra di difensori capeggiata dal governatore di Bankitalia Antonio Fazio meno intento al risiko bancario, appoggiato dalla Corte dei conti, e benedetto dal capo dello stato, che non firma le leggi senza copertura. Ma anche così potrebbe non bastare.

Per il risanamento potrebbe essere inevitabile un ampio accordo politico di carattere istituzionale, che non escluda l’opposizione soprattutto con riferimento alla modifica delle leggi e procedure di bilancio. Un accordo ben diverso da un inciucio: un patto per fronteggiare il partito della spesa facile.

Insomma, uscendo dagli schemi del bipolarismo ad ogni costo, Tremonti potrebbe avere bisogno anche dell’appoggio dell’odiato Visco e di quanti responsabilmente all’opposizione dichiarano in materia di finanza pubblica di voler perseguire il risanamento come bene comune.

Antonio Giancane