“Commenti&Analisi” Ue: troppe barriere nei servizi (A.De Nicola)

04/04/2005
    domenica 3 marzo 2005

    sezione: Commenti – pagina 9

      LA MANO VISIBILE

      Ue, troppe barriere nei servizi

      di Alessandro De Nicola

        Achille: « Agamennone, Aiace è ferito, presto chiama i barellieri » .
        Agamennone: « Ehm, non posso i tuoi portaferiti traci non erano legalmente riconosciuti e quindi li ho cacciati ».
        Achille: « Oh, adesso mi prende l’ira funesta che infiniti lutti agli Achei addusse. Quando lo verrà a sapere Omero cosa scriverà? » .
        Agamennone: « Non saprei, prima deve trovare uno spartano per organizzare una coproduzione, altrimenti Menelao mio fratello si rifiuta di alloggiarlo da noi. Una quota delle opere di letteratura deve obbligatoriamente essere degli altri alleati ».

        Se più di 3.000 anni fa le cose fossero andate così, Troia sarebbe ancora in piedi, Enea non avrebbe fondato Roma e forse l’Europa non esisterebbe. Non è andata così, ma oggi il Vecchio Continente sembra patire molti problemi. Partiamo dall’inizio. Il Prodotto interno lordo ( Pil) dell’Unione europea è formato al 70% da servizi e le economie da anni più dinamiche in Europa, quelle delle Isole britanniche, hanno raggiunto i loro risultati proprio grazie all’eccellenza dei loro servizi, specialmente quelli ad alto valore aggiunto ( finanziari, consulenziali, legali). Quasi inutile ricordare, inoltre, come la produttività e superiore crescita americana siano dovute a quel settore.

        Il precedente commissario europeo con delega al mercato interno, l’olandese Bolkestein, aveva messo a punto una proposta di direttiva per la liberalizzazione della prestazione di servizi all’interno della Ue abbastanza coraggiosa: essa si basava sul principio della libertà di stabilimento e di prestazione di servizi e su quello del riconoscimento della validità delle qualifiche del Paese d’origine. In altre parole, colui il quale nel proprio Paese è ritenuto qualificato a prestare un determinato servizio è automaticamente riconosciuto idoneo in tutti gli altri Stati europei e per lavorare in un determinato posto non ha bisogno di stabilirvi la residenza.

        Già la direttiva conteneva alcune esenzioni alla regola generale liberalizzatrice, ad esempio non si applicava ai servizi postali, a quelli del gas, acqua e elettricità, al controllo legale dei conti e così via. Malauguratamente, cedendo alle pressioni di Francia e Germania e dei socialisti del Parlamento europeo, la Commissione dovrà rivedere tutta la direttiva per alleviarne i rischi di " dumping sociale".

        Chirac e Schröder hanno grandi problemi politici al loro interno: il primo si trova a fronteggiare un referendum sull’Europa dall’esito incerto, il secondo affonda nei sondaggi e nella disoccupazione. Sfortunatamente l’élite politica e l’opinione pubblica di entrambi i Paesi sono entrambe convinte dell’utilità delle misure protezionistiche, atte in realtà solo a proteggere la sclerosi delle loro economie.

        Al di là delle vuote declamazioni sul futuro dell’Europa come grande potenza mondiale e del frettoloso unanimismo con cui in Italia è stata accolta la Costituzione europea, sarebbe perciò bene che cominciassimo a interrogarci in modo serio se, prima di immaginarsi un nuovo impero carolingio, non sarebbe più fruttuoso completare l’integrazione del mercato interno abbattendo barriere e non scrivendo libri dei sogni, di Lisbona o Bruxelles che siano. La tendenza in atto è pericolosa: quando si tratta di liberalizzare, i " soliti sospetti" tirano il freno a mano; le regole che hanno invece salvato il nostro bilancio pubblico vengono annacquate in un linguaggio orwelliano (" misure per migliorare l’operatività del Patto di stabilità e crescita"). Le norme prodotte da Bruxelles relative ai mercati finanziari o del lavoro mostrano un’impronta sempre più dirigista. In politica estera, poi, la confusione e le tensioni sono massime. L’unica certezza è che la Francia cerca sempre di creare direttòri ad excludendum chi non la pensa come lei: con Germania e Inghilterra per l’Iran, con Germania e Spagna per parlare con la Russia, con Germania, Belgio e Lussemburgo per la forza di reazione rapida europea.
        All’Italia, questa Europa conviene?

        adenicola@ adamsmith. it Frits