“Commenti&Analisi” Turismo tra sommerso, Iva e tassa di soggiorno (G.Maresu)

19/11/2004


             
             
             
             
            Turismo
            Numero 277, pag. 16
            del 19/11/2004
             
            L’intervento
             
            Turismo Tra Sommerso, Iva E Tassa Di Soggiorno
            di Gavino Maresu*
            * Direttore del dipartimento per le politiche e l’economia del turismo dell’Eurispes
            È in atto da tempo una lotta tra enti locali e governo a causa dei continui tagli imposti dalle varie Finanziarie ai trasferimenti a loro favore.

            Regioni, province e comuni si trovano quindi nella necessità di arrangiarsi e in particolar modo alcune località turistiche, che stanno procedendo da qualche anno a introdurre ticket, pedaggi e balzelli vari nei confronti di escursionisti e turisti che visitano città d’arte, isole minori e maggiori, parchi e riserve.

            Lo scopo è quello di pagare i costi per lo smaltimento dei rifiuti, il mantenimento della qualità dell’ambiente, la creazione di posteggi, la difesa di città d’arte, centri storici e siti di grande pregio dall’indiscriminato assalto dei turisti e del traffico in generale. In Sicilia è appena nata la Lega delle città turistiche, costituita da alcune delle più belle e note località, con l’obiettivo di poter applicare un ´contributo turistico di soggiorno’, per far fronte alle spese di manutenzione delle spiagge, di promozione, di potenziamento dei servizi, di valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

            Tutto ciò in attuazione del federalismo fiscale, per cui dovrebbero essere i singoli comuni a prevedere la misura delle aliquote di tale contributo. Se è logico che i turisti paghino un prezzo per fruire dei servizi turistici che consentono il godimento di tali benefici, con la stessa logica essi dovrebbero pagare per contribuire alla salvaguardia, tutela e gestione del patrimonio di natura non turistica (beni culturali, storici, ambientali ecc.) che motiva al viaggio, senza il quale le stesse imprese turistiche cesserebbero la loro attività.

            Questo contributo, sotto forma di imposta di soggiorno, dovrebbe quindi essere applicato ai turisti su tutto il territorio nazionale, in quanto tale patrimonio ha sicuramente una valenza d’interesse nazionale; deve quindi ricadere sullo stato la responsabilità di imposizione fiscale. È necessario però che a stabilire l’ammontare e i criteri di riparto dell’imposta sia un soggetto come la Conferenza permanente stato-regioni.

            L’imposta di soggiorno viene applicata in Francia in misura da 0,15 a 1,07 euro al giorno a persona, a seconda della categoria e del tipo di struttura ricettiva usata. In Svizzera varia a seconda dei cantoni; in Austria è una tassa comunale che varia in base alla località e alle stagioni; in Germania viene applicata in località climatiche o termali e può essere inglobata nel prezzo dell’albergo; in Grecia ammonta al 2% ed è inglobata nelle tariffe alberghiere.

            Oggi l’ipotesi di reintrodurre l’imposta di soggiorno, abolita nel 1989, è prevista in un emendamento all’articolo 6 della legge finanziaria sotto l’etichetta di ´tributo comunale di scopo, finalizzato a investimenti’ e prevede un’aliquota in misura non superiore al 5% da applicare a chi soggiorna in strutture ricettive. Tale proposta sta sollevando, giustamente, un coro di proteste da parte di tutte le categorie imprenditoriali, soprattutto per l’abnorme ammontare dell’aliquota. Tuttavia è necessario che la si introduca nella stessa misura in cui viene applicata in Francia, ma a patto che si agisca contemporaneamente abbattendo l’aliquota Iva per gli alberghi, allineandola a quella praticata in Francia, che è del 5,5%.

            La nostra offerta relativa al turismo d’affari e congressuale è inoltre meno competitiva di quella della Gran Bretagna e della Germania dove, pur vigendo un’aliquota rispettivamente del 17,5 e del 16%, viene concesso il rimborso dell’Iva alle aziende che sostengono le spese per viaggi d’affari o congressi.

            Queste decisioni, a fronte di una riduzione delle entrate fiscali nell’immediato, agiranno da acceleratore sull’incremento delle esportazioni da turismo; il probabile aumento del giro d’affari degli alberghi consentirà di recuperare il minor gettito prodotto dalla riduzione delle aliquote.

            Bisogna però che si affronti contemporaneamente anche il problema del sommerso: stando agli studi dei più qualificati analisti della materia, nel nostro paese ci sarebbero circa 3 milioni di abitazioni turisticamente utilizzabili, ma non censite, né classificate come tali, per un totale di 14 milioni di posti letto, che bisognerebbe aggiungere ai poco più di 4 milioni di letti censiti e classificati.

            Quello che emerge a livello di offerta ricettiva è cioè meno di un terzo dell’effettiva consistenza della stessa. Le presenze effettive quindi, stando alle ipotesi avanzate nei Rapporti sul turismo italiano, dovrebbero ammontare a circa 1 miliardo: tre volte tanto di quanto stimato dall’Istat, che parla invece di circa 344 milioni di presenze nel 2003. Applicando a tutti i turisti l’imposta di soggiorno in misura calibrata e mirata, gli enti locali potrebbero disporre annualmente di circa 1 miliardo di euro da destinare a investimenti turistici, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro paese, senza chiedere una lira allo stato!

            Eurispes è pronta, con un proprio progetto da realizzare in collaborazione con gli enti locali, ad avviare un’indagine conoscitiva su questi aspetti del sommerso del sistema turistico italiano. (riproduzione riservata)