“Commenti&Analisi” Troppi interrogativi (T.Boeri)

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      Troppi interrogativi
      in un’operazione verità

        di Tito Boeri

          ERA stata annunciata come un’operazione verità. L’audizione al Senato del Ministro Siniscalco doveva servire a fornire un quadro realistico dei nostri conti pubblici, alla luce dei dati sull’andamento dell’economia nel primo trimestre. Se ne sentiva il bisogno perché quel -0,5% di crescita nel primo trimestre 2005, seguito a un -0,4 per cento in chiusura di 2004, rendeva di fatto irraggiungibili le previsioni di crescita del Pil su cui si regge la Relazione Trimestrale di Cassa resa nota solo due settimane fa.

            L’operazione verità era tanto più necessaria in quanto il Governo, per la prima volta nella storia, si era sin qui limitato a fornire una forbice di stime per il deficit 2005. Nella relazione di cassa lo aveva collocato fra il 2,9 e il 3,5 per cento, insomma tra gli inferi di uno sforamento anche dei nuovi vincoli posti dal Patto di Stabilità e Crescita e il purgatorio di un semplice avvio di una procedura per deficit eccessivo in corso d’anno e un richiamo formale della Commissione Europea. Verità si imponeva anche perché, come lo stesso Ministro aveva riconosciuto in una intervista a Repubblica, il rischio di un aumento del costo del debito (con l’apertura dello spread fra gli interessi sui Btp e quelli sui titoli di stato tedeschi o finlandesi) è tutt’altro che remoto per il nostro paese, soprattutto alla luce degli ultimi dati congiunturali e dell’aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

              Ma la verità va detta fino in fondo. Altrimenti meglio non preannunciarla. Si rischia solo di suscitare nuovi interrogativi. E ieri alla Camera il ministro è sembrato reticente sui probabili saldi 2005, sul tendenziale al netto delle una tantum e sul modo con cui queste stime vengono formulate. Vediamo perché.

                Siniscalco ha collocato il deficit 2005, al di sotto del 4 per cento. Di fronte alle domande della Commissione ha anche fornito una stima puntuale: 3,75%. Si tratta di previsioni, come è consuetudine, a legislazione vigente, dunque senza alcuna delle misure di riduzione dell’imposizione sul lavoro paventate in questi giorni anche come sgravi Irap, e senza incorporare gli effetti del possibile rinnovo del contratto del pubblico impiego (si rimane ai 95 euro previsti dalla Finanziaria).

                  Dunque la nuova stima rivede la precedente solo a seguito delle nuove previsioni di crescita dell’economia nel 2005, ora ridotte dal Ministro (forse peccando ancora di eccessivo ottimismo) dall’1,2 per cento allo 0,6 per cento. Ma un rallentamento dello 0,6% della crescita del Pil non può di per sé comportare un peggioramento del disavanzo così forte (l’elasticità apparente del disavanzo dovrebbe essere tra lo 0,5 e l’1 per cento, per ogni punto di crescita in meno ci potrebbe essere fino a un punto di disavanzo in più, mentre nelle stime della Ragioneria questa elasticità si colloca normalmente attorno allo 0,25 per cento).

                    Cosa dunque ha spinto il Ministro a prevedere un peggioramento così sensibile dei nostri conti pubblici, anche rispetto allo scenario più negativo prospettato nella Trimestrale di Cassa? Oltre ai dati del primo trimestre, sono nel frattempo intervenuti altri fattori che legittimano una visione più prudente sullo stato dei nostri conti pubblici? E qual è davvero il saldo tendenziale al netto delle una tantum che hanno raggiunto nel nostro paese (come documentato ieri dall’Ocse) il 3,5% del Pil?

                      Sarebbe bene chiarire questi interrogativi quanto prima. Anche perché, nell’audizione di ieri, il Ministro ha voluto escludere manovre correttive per il 2005. Quali altre cattive notizie ci porterebbero ad una manovra correttiva? Basterebbe, ad esempio, una conclusione del contratto del pubblico impiego attorno ai 115 euro, non lontano da quei 111 su cui si è già impegnato il Governo (e che dovrebbero comportare un aggravio di spesa di circa un miliardo di euro)? E se il Pil nel 2005 crescesse dello 0,1-0,2 per cento, come sembra oggi probabile, a che livello si collocherebbe il nostro deficit? Il modo migliore per rassicurare i mercati consiste nell’apparire il più schietto possibile, garantendo che in futuro non sarà necessario avere nuove operazioni verità. Anche perché di verità ne esiste una sola. E ce ne sono già state almeno due operazioni verità in questa legislatura da parte dello stesso Ministro.