“Commenti&Analisi” Trattativa a richiesta (G.Berta)

23/12/2003



22 Dicembre 2003

TRASPORTI, IL CONTRATTO DEV’ESSERE LOCALE

TRATTATIVA A RICHIESTA
Giuseppe Berta

L’ACCORDO sindacale per gli autoferrotranvieri siglato a Roma nel pomeriggio di sabato scorso non è stato in grado, al momento, di arrestare il processo di radicalizzazione della protesta dei dipendenti del trasporto locale. Dopo gli scioperi non ufficiali che hanno colpito le città maggiori nei giorni scorsi, lo stato di agitazione sembra tutt’altro che superato. Evidentemente, il prolungarsi abnorme della trattativa sindacale per due anni ha alimentato una condizione di disagio che i risultati raggiunti al tavolo negoziale non riescono a sopire. Al contrario, l’efficacia e l’effetto di risonanza delle forme di lotta inaugurate in Lombardia tre settimane fa paiono aver persuaso non pochi lavoratori dell’utilità delle astensioni improvvise dal lavoro, pur in aperto contrasto con ogni codice di regolamentazione del conflitto e deprecate anche dai sindacati.
Il fatto è che non basta biasimare gli scioperi e la loro dinamica inusitata per venirne a capo. Un biennio di contrattazione speso in troppi incontri inconcludenti nelle sedi romane ha dato l’impressione agli autoferrotranvieri che occorresse cambiare metodo per approdare a una svolta della vertenza. C’è da temere che la situazione che interessa oggi i lavoratori del trasporto locale anticipi ciò che potrebbe avvenire domani nel mondo dei servizi pubblici, in una fase in cui le risorse finanziarie per soddisfare le rivendicazioni si fanno sempre più scarse. Inoltre, la protesta degli autoferrotranvieri tradisce il senso di malessere avvertito da gruppi di lavoratori che, pur in possesso di un posto di lavoro sicuro, paventano il peggioramento del loro tenore di vita.
Il pericolo di un’ulteriore recrudescenza della conflittualità, in seguito alla difficoltà di accogliere le rivendicazioni, è concreto. Ma c’è da dubitare che la via per impedirla sia quella che è stata fin qui seguita in maniera esclusiva, viste anche le scarse conseguenze che i meccanismi di sanzione producono sui comportamenti trasgressivi. Invocare sistemi di regole più stringenti rischia di essere, nel contesto italiano, un esercizio retorico, se le procedure della contrattazione collettiva si rivelano inefficaci.
Le aziende del trasporto locale, al pari delle altre ex municipalizzate, sono ancora imprese a metà. Non sono dotate né delle risorse né degli strumenti per gestire la contrattazione, che viene demandata ad agenzie nazionali. Ma il problema delle grandi strutture del servizio pubblico possiede sempre più un’evidente dimensione locale. Se ciò è vero e se a tenere assieme le nostre aree metropolitane sono soprattutto le reti infrastrutturali dei servizi, non sembra che la politica del centralismo nelle relazioni sindacali sia idonea a sanare crisi e carenze che vanno affrontate anzitutto in ambito locale. Si dovrebbe perciò sviluppare anche una contrattazione decentrata, sempre più necessaria dopo il declino della stagione della concertazione e le promesse dei benefici che dovrebbero venire dal federalismo. In specie se l’obiettivo consiste nell’assicurare una migliore gestione dei problemi delle grandi città, che richiedono oggi più che mai un’incessante capacità di negoziazione.