“Commenti&Analisi” Tagli alle tasse? L’importante è crederci (P.Legrenzi)

24/01/2005

    domenica 23 gennaio 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

      Tagli alle tasse? L’importante è crederci

      di PAOLO LEGRENZI

        Il Governo ha ridotto, in misura limitata, le tasse. I contribuenti se ne accorgeranno? E, una volta percepita la riduzione, che cosa faranno? Decideranno di incrementare i consumi? Questo è un quesito eminentemente psicologico perché le persone decidono di spendere e consumare non soltanto in base alla ricchezza e al reddito corrente di un dato periodo della vita, ma anche in funzione di quello che pensano succederà loro in futuro. Quello deciso dall’attuale governo è il primo gradino, modesto, di una scala che percorreremo in discesa oppure no?

        Per cercare di rispondere andiamo a vedere che cosa ci insegnano i grandi esperimenti naturali del passato.

        L’amministrazione Reagan, nel periodo 1981-1983, scaglionò una serie di tagli fiscali che era stata promessa durante la campagna elettorale. Le aliquote di imposta sul reddito dovevano essere ridotte in tre fasi: del 5% nel 1981, del 10% nel 1982 e dell’8% nel 1983, per una riduzione totale del 23 per cento. Queste misure, d’impatto ben più rilevanti di quelle italiche, furono approvate dal Congresso degli Stati Uniti nel luglio del 1981 e diventarono legge nell’agosto successivo. Ecco le condizioni per un esperimento naturale. È stata creata l’aspettativa di una variazione cospicua del reddito netto derivante da una riduzione attesa delle imposte. Tali condizioni ci permettono di avanzare la seguente domanda: nel 1981 i consumatori hanno agito mossi dall’aspettativa della riduzione delle tasse e da un conseguente incremento del reddito? Usando le tecniche statistiche dell’econometria, Poterba, uno studioso del Mit, ha dimostrato — in un famoso lavoro pubblicato sull’American Economic Review nel 1988 — che l’aspettativa di incremento del reddito non ha avuto nessun effetto sui consumi della seconda metà del 1981.

        Ma la storia non finisce qui. Anzi, adesso incomincia. I risultati di Poterba dimostrano forse che i consumatori non tengono conto del reddito atteso nelle loro decisioni di consumo? Non è detto. Trattandosi di un esperimento naturale, si può soltanto concludere che le condizioni per una presunta aspettativa di aumento del reddito non comportano necessariamente un aumento dei consumi. Quello che è successo nel 1981 si può infatti spiegare in molti altri modi. È possibile che gli americani non credessero fino in fondo alle promesse dell’amministrazione Reagan. È possibile che le persone tengano conto delle variazioni attese del reddito, ma non di quelle indotte da una variazione attesa delle imposte. Solo una simulazione di economia sperimentale potrebbe isolare queste variabili. E tuttavia non è facile accertare se le persone si comportano effettivamente come dichiarano nel corso di esperimenti di laboratorio, soprattutto in relazione alle tasse.

        L’esperimento naturale analizzato da Poterba contiene una grande lezione metodologica. Un invito alla cautela. Proprio per questo motivo viene ricordato all’inizio di due manuali dedicati agli studenti del primo anno di studi universitari. In quello di economia di Olivier Blanchard e in quello di psicologia che ho scritto insieme a Luigi Anolli. Al di là dell’interesse accademico, che cosa possiamo ipotizzare rispetto alla situazione italiana? In primo luogo è indubbio che una riduzione più forte sarebbe stata più percepibile. Sembra una banalità. Ma non è detto. Se sono cruciali le aspettative, può darsi che una piccola riduzione vissuta come l’inizio di un cammino possa avere forti effetti. L’aspettativa circa il futuro può avere più peso dell’entità della riduzione odierna. Indubbiamente sarebbe stato meglio farla prima. Infatti due gradini piccoli, in discesa, contano di più di un singolo gradino della stessa entità. È cruciale infatti la speranza di aver iniziato a discendere una scala.

        È stato detto che la riduzione delle imposte dirette verrà compensata da un aumento delle indirette. Le ricerche mostrano tuttavia che fa molto più male l’esborso visibile, come quando paghiamo l’Irpef, rispetto a quando le tasse sono incorporate nei beni di consumo.

        In conclusione, un piccolo taglio, oggi, insieme a una promessa, domani, sono meglio di nulla. Ma la promessa, prima che mantenuta, va creduta.