“Commenti&Analisi” Tagli alle tasse e rigore contabile (S.Lepri)

13/04/2005

    mercoledì 13 aprile 2005

    analisi

      IERI VERTICE CON IL PREMIER BERLUSCONI A PALAZZO GRAZIOLI
      Tagli alle tasse e rigore contabile
      Il ministro stretto tra due fuochi

        Stefano Lepri

          ROMA
          NO a un manovra-bis per il 2005, no a una legge finanziaria elettorale per il 2006: tra questi due estremi da lui definiti ieri si inscrive il compito di Domenico Siniscalco, ed è il più arduo che gli sia finora capitato. «Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» verrebbe di attribuirgli come motto, scomodando gli straniti versi scritti da Eugenio Montale nel 1923. Ma più che di parole, si tratta di miliardi da trovare, miliardi che per ora non ci sono: 35-36, secondo i calcoli di Bruxelles. Ovvero quasi settantamila miliardi di lire.

          La manovra-bis per il 2005, suggerita adesso anche dalla Corte dei Conti, potrà forse essere evitata. Siniscalco spera anzi di evitare del tutto la procedura per deficit eccessivo, con mutamenti nei criteri statistici dell’Eurostat che riportino sotto il 3,5%, dall’attuale 3,6%, il deficit previsto per quest’anno. Sulle questioni ancora aperte con Eurostat, come anticipo d’imposta per le banche e obbligazioni della Tav, un verdetto sfavorevole all’Italia pare scontato. Lo stratagemma del ministro sta nel tentare di riaprire una questione già passata in giudicato, il modo di computare gli investimenti delle ferrovie, perché interessa anche ad altri Paesi, soprattutto alla Francia. E’ una scommessa difficile.

          Comunque si risolva il 2005 – tra temporanea indulgenza concessa dal Patto di stabilità riformato e provvedimenti amministrativi per contenere le spese a cui si eviterà di dare il nome di manovra – per il 2006 le difficoltà appaiono enormi. La coalizione di governo quasi al completo dà per scontato che si faranno gli sgravi fiscali promessi per 12 miliardi di euro, pur se discute su come ripartirli. Siniscalco conferma che ci saranno, non conferma il quanto, né prende posizione sul dove e sul come. Di questo ha discusso con Silvio Berlusconi, ieri sera a palazzo Grazioli.

          Con una previsione come quella della Commissione europea, deficit 2006 al 4,6% del prodotto lordo in assenza di interventi, i miliardi da trovare (in tagli alle spese) per abbassarlo al 3% sono almeno 23. Aggiungendone dodici di sgravi fiscali fanno 35. Economisti e politologi avvertono che i tagli di spese sono ciò che meno si riesce a fare in prossimità delle elezioni: sono perfino più impopolari degli aumenti di tasse, perché questi si distribuiscono su tutti, mentre i tagli colpiscono settori e categorie ben determinate che possono più facilmente vendicarsi nel voto.

          Al ministero dell’Economia tentano di sdrammatizzare quel 4,6%: è il «tendenziale», dicono, ovvero il disavanzo calcolato in assenza di interventi; è già accaduto che fosse così alto, e che per piegarlo all’ingiù si siano poi varate manovre che non hanno strangolato nessuno. Ma c’è una differenza questa volta: l’Italia si è impegnata con la Commissione europea a non fare più «una tantum», e davvero Siniscalco non ne vuole fare più, l’ha confermato ieri. D’altra parte alcune delle escogitazioni degli anni scorsi alla resa dei conti o non si concretano, come l’uscita dell’Anas dal settore pubblico, o l’Europa ne mette in dubbio la validità, come Infrastrutture Spa, o incontrano ostacoli come la vendita di immobili Scip2. Insomma, quelli del 2006 dovranno essere tagli veri e permanenti.

            Già una buona dose di rancori nella coalizione il ministro tecnico dell’Economia l’ha accumulata con il freno alle spese che ha posto (dopo tre anni che Giulio Tremonti le lasciava aumentare), e con i no pronunciati nella legge finanziaria 2005. Una sperimentata astuzia di Siniscalco è affrontare i problemi uno per uno, evitando che si accumulino: rinviare, dribblare, separare gli avversari; e sdrammatizzare con una battuta di spirito. Ma ora tutto accade insieme, la verifica di governo con richieste di mettere ministri politici al posto dei tecnici, l’annuncio del commissario Almunia, l’offensiva della Confindustria, le attese sulla sostituzione dell’Irap, e la «relazione di cassa» da completare entro una decina di giorni.

            Nei numeri, la relazione del Tesoro prenderà tempo, nel senso che indicherà diverse alternative possibili anche a seconda dei verdetti di Eurostat. Mentre spostare gli sgravi 2006 sulle imprese piuttosto che sulle famiglie – Siniscalco non ha mai smentito il collega Roberto Maroni sulla propria preferenza per questa scelta – sembra utile a dividere lo schieramento che critica il governo. Poi si vedrà.