“Commenti&Analisi” Sulle pensioni una riforma tra mito e realtà (G.Pennisi)

24/09/2003

ItaliaOggi (il punto)
Numero
226, pag. 1 del 24/9/2003

di Giuseppe Pennisi

Sulle pensioni una riforma tra mito e realtà

Anche se sotto il profilo tecnico-legislativo non sarà parte della legge sul bilancio annuale e pluriennale dello stato (in gergo giornalistico, la ´Finanziaria’), il riassetto della previdenza sarà uno degli elementi chiave del programma economico del governo. Lo ha annunciato il presidente del consiglio alla Fiera del Levante e ribadito il ministro dell’economia e delle finanze all’assemblea del Fondo monetario internazionale (Fmi). Lo chiedono le associazioni giovanili di tutti i colori politici (in quanto le nuove generazioni sono quelle che si sentono maggiormente discriminate dal sistema in vigore). Insistono in questo senso le maggiori organizzazioni internazionali (dall’Fmi all’Ocse) e i ministri economici e finanziari degli altri paesi del G7 e dell’area dell’euro.

I lineamenti dello schema su cui sta lavorando il governo sono noti in quanto presentati in ampie interviste e del ministro del lavoro e delle politiche sociali, Roberto Maroni, e del ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti. In breve, si tratta di favorire, da un lato, le decisioni individuali di continuare a lavorare e, dall’altro, la formazione di un secondo pilastro previdenziale (a capitalizzazione) a fianco di quello pubblico; quest’ultimo resta a ripartizione anche se la base di calcolo per le prestazioni cambia e riguarderà il montante creato con i contributi versati piuttosto che le retribuzioni percepite. Per incoraggiare a restare nel mercato del lavoro verranno utilizzati sia strumenti regolamentari (portare prima a 40 anni e più tardi a 42 anni il requisito di anni di contribuzione per poter usufruire delle prestazioni prima dell’età legale della pensione) sia incentivi (un bonus fiscalmente agevolato per coloro che scelgono di restare in impiego). Per stimolare la nascita del secondo pilastro, la strada è la devoluzione del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione.

Ci sono naturalmente molteplici percorsi possibili per dare contenuto a questo schema generale. Alle specifiche dei percorsi occorrerà fare molta attenzione perché, come dice un proverbio inglese, ´il diavolo si nasconde nei dettagli’. Soprattutto, è necessario evitare stereotipi.

Un contributo importante in questo senso è stato dato dal convegno internazionale annuale del Cerp (Center for research on pensions and welfare policies, il Centro per la ricerca sulle pensioni e le politiche sociali dell’Università di Torino) tenuto di recente a Moncalieri. Altri contributi di rilievo si aspettano dal convegno internazionale organizzato dall’amministrazione previdenziale svedese e dalla Banca mondiale in programma nei pressi di Stoccolma dal 28 al 30 settembre. La prima delle due iniziative riguarda in che misura il pensionamento obbligatorio (raggiunti i ´limiti d’età’) sia ancora una caratteristica attuale dei sistemi previdenziali. Il secondo è un confronto tra i sistemi previdenziali ´contributivi’, ormai adottati o in via di adozione da parte di un numero significativo di paesi.

Soffermiamoci sul ´diavolo che si nasconde nei dettagli’ quale è emerso dal convegno di Moncalieri. Un’analisi quantitativa condotta, su dati Inps, da Bruno Contini e da Elsa Fornero dimostra come sia errato lo stereotipo, alla base di molte proposte specifiche di riassetto, del cinquantenne che passa gli ultimi anni della vita lavorativa facendo il conto alla rovescia dei mesi che gli mancano a una pensione di anzianità e a un lavoro ´nero’ con cui arrotondarla. I dati non solo mostrano che l’età effettiva in cui si va in pensione in Italia (59 e sei mesi) supera quella rilevata in Francia e Germania, ma che per la metà circa dei lavoratori anziani il processo di distacco dal lavoro e dall’avvio alla pensione è tutt’altro che volontario. È sovente un percorso frastagliato che inizia con crisi aziendali (spesso nei settori della ´old economy’) ed è caratterizzato da periodi di occupazione, cassa integrazione guadagni (cig), mobilità più o meno lunga. Inoltre, mentre al Nord la metà dei lavoratori va in pensione dopo un percorso di carriera ´normale’ (anche se con cig e mobilità) e solo il 10% vi arriva dalla disoccupazione, al Sud queste cifre diventano rispettivamente il 30% e il 20%. In un quadro come questo, specialmente in una fase di rapida transizione tecnologica, gli incentivi a restare nel mercato del lavoro devono essere coniugati con un’intensificazione, quantitativa e qualitativa, delle iniziative per la riqualificazione. Inoltre, come documentato in un bel saggio di Peter Diamond del Massachusetts institute of technology, diventa sempre meno appropriato parlare di ´limiti di età’; il concetto su cui basarsi è quello di ´earliest entitlement age’ (Eea ´età minima a cui si ha diritto alle prestazioni’) da modularsi con grande attenzione in modo da tener conto di una casistica molto ampia di situazioni in cui le scelte individuali dipendono dal contesto aziendale, settoriale e territoriale. In Italia è possibile mantenere l’età minima a 47, alzando gradualmente i requisiti del numero di anni di contribuzione e integrando, con incentivi, i disincentivi inerenti ai meccanismi d’indicizzazione già in vigore in seguito alle riforme del 1992 e del 1995-96.

Tuttavia, perché requisiti, incentivi e disincentivi incidano, è essenziale che il riassetto previdenziale diventi il grimaldello per ulteriori misure dirette a promuovere l’occupazione, il vero nodo alla base dei problemi anche previdenziali dell’Italia. Lo si può fare non solo con meccanismi quali la decontribuzione (che nel lungo periodo penalizzano con pensioni più basse, in un sistema contributivo, chi ne beneficia nel breve), ma concedendo agevolazioni sull’Irap alle imprese la cui base occupazione che cresce. Ancora una volta, occorre evitare gli stereotipi e cercare di mettere in piedi un meccanismo che possa essere plasmato su una grande varietà di situazioni e che tenga conto di un sistema produttivo in gran misura articolato su piccole e medie imprese.

Giuseppe Pennisi