“Commenti&Analisi” Sui fondi pensione serve il consenso (L.Paolazzi)

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    PRIMO PIANO – pagina 1/13

      Sui fondi pensione serve il consenso

        Di Luca Paolazzi

          Libero Tfr in libero Stato? La contesa infinita tra parti sociali e Governo su come regolare il trasferimento della liquidazione alla previdenza integrativa ha rischiato, per l’ennesima volta, di far naufragarne la riforma a un passo dal traguardo. Sulla base di un equivoco politico di fondo: a chi spetta l’ultima parola. Un equivoco che sembra essere stato superato ieri con l’incontro positivo in cui il ministro del Welfare, Roberto Maroni, si è impegnato a recepire le indicazioni dei rappresentanti di imprenditori e lavoratori.

          Ma che potrebbe ripresentarsi alla successiva (speriamo non prossima) puntata. Cerchiamo di chiarirne l’origine e le conseguenze.
          L’equivoco nasce dal fatto che, essendo retribuzione differita, cioè pagata in un momento successivo alla sua maturazione, imprese e sindacati la considerano materia di contrattazione tra le parti sociali e quindi ritengono di aver diritto a dare l’imprimatur a ogni cambiamento. Mentre, richiedendo un provvedimento di legge, perché è il Tfr già regolato da una norma apposita e perché si invocano incentivi fiscali e non, il Governo pensa di poter intervenire e decidere d’autorità, in una sorta di prendere o lasciare che rompa gli indugi.

          Chi ha ragione? Entrambi e nessuno.

          Infatti, le ragioni addotte dagli uni e dagli altri sono valide. Ma contemporaneamente ci si dimentica l’obiettivo finale che è di interesse generale: costituire una ruota di scorta al sistema della previdenza obbligatoria (il primo pilastro) per evitare che milioni di lavoratori, oggi inconsapevoli, si trovino domani con una pensione insufficiente a garantirgli uno standard di vita decoroso.

          Infatti, pochissimi sanno che con le riforme già varate la futura pensione coprirà, per una fetta nel tempo crescente di dipendenti (e a regime la totalità), la metà scarsa dell’ultima busta paga.
          Chi di noi potrebbe vivere con la retribuzione dimezzata? Sulla questione del Tfr « Il Sole 24 Ore » ha ospitato molti interventi e contributi di varia natura, riportando tutte le posizioni; l’ultima è stata firmata ieri da Renato Brunetta e Giuliano Cazzola. Il punto cruciale, però, sta proprio in quella inconsapevolezza, molto diffusa.

          Che nasce dal colpevole ritardo con cui le riforme sono state attuate e con l’ancor più colpevole lentezza con cui si compiranno. In effetti, a ben vedere, la principale ragione per cui finora la previdenza integrativa non è decollata, a nessun livello, è che le pensioni che vengono liquidate sono generose e lo resteranno ancora a lungo. Ciò crea aspettative sbagliate anche in chi non godrà più di tali vantaggi. Inoltre, per far accettare le riforme c’è stata reticenza sull’entità dei tagli, indispensabili a impedire la " bancarotta" (meglio, l’insostenibilità economica) del sistema previdenziale pubblico.

          Ma per rendere consapevoli i lavoratori e convincerli a destinare a futura pensione il Tfr (cambiandone così in parte la natura, visto che fin qui ha anche coperto dal rischio di disoccupazione) è indispensabile il convinto sostegno di imprese e sindacati. Che con i lavoratori hanno un dialogo quotidiano e diretto. Perciò sbaglia il Governo quando, come è accaduto molte volte, crede di poter decidere in splendida solitudine: senza il consenso delle parti sociali le nuove norme sul Tfr avranno ancora una volta il fiato corto. Proprio per questo l’esito dell’incontro di ieri fa ben sperare.