“Commenti&Analisi” Sugli aumenti ora è tempo di responsabilità (C.Dell’Aringa)

10/05/2005
    martedì 10 maggio 2005

    ITALIA POLITICA – pagina 1-14

    Un punto fermo

    Sugli aumenti ora è tempo di responsabilità

      Carlo Dell’Aringa

        È il caso di dire che il ministro dell’Economia si è fatto sentire. Ha escluso di dare il proprio assenso alla firma di contratti per il pubblico impiego ritenuti fuori linea rispetto all’esigenza di tenere sotto controllo i conti. E rispetto a una seconda esigenza, altrettanto importante, di tenere allineati gli aumenti dei salari pubblici rispetto a quelli dei privati. Le parole di Domenico Siniscalco rappresentano un punto fermo importante per lo svolgimento delle trattative.

        Non è nemmeno detto che rappresenti un ostacolo all’esito favorevole del confronto. Una posizione ferma è spesso una condizione utile per raggiungere un compromesso valido per tutti. Fino a qualche mese fa sembrava impossibile arrivare alla firma del nuovo contratto del pubblico impiego. Le posizioni di Governo da un lato e sindacati dall’altro erano talmente distanti che sembrava veramente difficile che si potessero avvicinare sensibilmente in poco tempo. Eppure negli ultimi giorni si è continuato a parlare di possibile accordo.

        Cosa è cambiato in pochi mesi per spargere ottimismo sull’esito della trattativa? Due fatti in particolare hanno cambiato il contesto e di conseguenza le aspettative e i comportamenti delle parti in causa. Il primo è stato il deciso peggioramento dei conti pubblici.

        Nonostante le continue rassicurazioni di parte governativa, gli ultimi mesi hanno visto un susseguirsi di dati statistici che hanno rivisto in senso peggiorativo la situazione dei conti pubblici. Spazi per " generosi" contratti pubblici, se mai ci sono stati, si sono progressivamente ridotti.

        In secondo luogo si è deteriorata la situazione economica del Paese e con il ristagno della domanda e dei consumi, si è anche ridotto il tasso d’inflazione, sia quello effettivo che quello aspettato. Hanno perso quindi incisività le richieste sindacali tendenti a inseguire un’inflazione che nel frattempo si è alquanto ridotta.

        Questi due fatti sono stati ben segnalati dalle associazioni degli imprenditori, preoccupate di due cose. La prima è di garantire che le poche risorse disponibili siano utilizzate per favorire il sistema produttivo che è in forte affanno e che va aiutato a riprendersi. Ed è evidente che se le poche risorse disponibili vengono utilizzate per i contratti, non sono più disponibili per quelle che, secondo le imprese, sono assolute priorità ( riduzione dell’Irap, riduzione del cuneo fiscale ecc.). La seconda è che non si crei un precedente pericoloso per il rinnovo dei contratti di lavoro del settore privato, come ad esempio quello, molto difficile, dei metalmeccanici. Se si concede troppo ai dipendenti pubblici sarà poi più difficile dire di no ai metalmeccanici, che hanno presentato una piattaforma molto onerosa.

        Di tutto questo i sindacati si sono resi conto. Si sono detti persino preoccupati dello stato delle finanze pubbliche! Inoltre sono convinti ( e in questo hanno ragione) che il ritardo del rinnovo dei contratti di più di tre milioni di lavoratori abbia raggiunto dimensioni difficilmente sopportabili. La tensione fra i pubblici dipendenti potrebbe anche salire a livelli che risulterebbero dannosi per tutti. Sulla base di queste considerazioni ci si deve aspettare un comportamento responsabile delle confederazioni, che consiste in un abbandono della loro piattaforma originale e nella disponibilità a una firma del contratto su basi non distanti dalla proposta governativa. Questo dice il buonsenso. E l’ultima uscita del ministro dell’Economia va in questa direzione. Va letta e intepretata in questo ( buon) senso.

        Il buonsenso suggerisce anche che le risorse destinate ai contratti vengano utilizzate per migliorare l’efficacia e l’efficienza dei pubblici servizi. Il legame fra retribuzione ed efficienza ( che implica riconoscimento di merito, impegno, qualificazione ecc.) è uno dei pezzi forti della riforma della pubblica amministrazione avviata più di dieci anni fa. Questo legame, purtroppo, è ancora debole. Il contratto nazionale può costituire un canale utile per rafforzarlo, anche se poi spetta alle singole amministrazioni la responsabilità ultima di utilizzare gli istituti contrattuali in modo virtuoso. Purtroppo le pubbliche amministrazioni non sono ancora riuscite a rendere questi riconoscimenti economici variabili, e cioè variabili al variare dei risultati e del grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

        Molte aziende private lo fanno e lo faranno sempre di più. La pubblica amministrazione, in questo, è decisamente indietro.

        carlo. dellaringa@ unicatt. it