Commenti&Analisi” Strasburgo punta sugli Ordini – di S.Zappalà

21/01/2003




Martedí 21 Gennaio 2003

LIBERE PROFESSIONI
Strasburgo punta sugli Ordini


DI STEFANO ZAPPALÀ*
(*) Relatore del Parlamento europeo sul sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali

Il dibattito parlamentare sulla proposta di direttiva comunitaria sulle qualifiche professionali sembra avere preso la giusta direzione. L’obiettivo è favorire la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento dei professionisti nel l’Unione europea attraverso regole che spingano verso l’alto il livello delle conoscenze e che tutelino l’interesse generale. Il nodo centrale è consentire l’esercizio delle libertà fondamentali previste dal Trattato, senza mettere a rischio i cittadini Ue. Le attività svolte dai professionisti intellettuali soffrono infatti di importanti asimmetrie informative. In genere il cliente non è in grado di valutare né la qualifica del professionista proveniente da un altro Paese, né la qualità della prestazione fornita. Perciò senza adeguate tutele, il cliente sarebbe esposto a rischi di abuso. La direttiva dovrebbe dunque riguardare unicamente le qualifiche dei professionisti intellettuali, le quali devono essere distinte per livello di formazione, attività e servizio prestati dal professionista. Un accordo sembra esserci anche sul fatto che il campo di applicazione della direttiva dovrebbe essere limitato alle professioni intellettuali che non sono ricomprese in direttive settoriali. Laddove esiste una direttiva settoriale che funziona e che soddisfa la professione (architetti, medici eccetera) non ha senso cambiare. Tanto più che esistono altre professioni, come gli ingegneri, che vogliono a loro volta una direttiva settoriale. Per impedire che la libera prestazione divenga motivo di abusi ai danni dei clienti è utile mantenere taluni obblighi per il migrante che la Commissione Ue vuole invece abolire: comunicazione all’Ordine cui il professionista si iscriverebbe qualora esercitasse in libertà di stabilimento; si tratta di un’iscrizione pro forma non interferisce nella libera prestazione di servizio ma assicura le condizioni per tutelare il cliente nel caso di abusi; obbligo d’iscrizione alla Cassa di previdenza del Paese di destinazione e di pagamento dei relativi contributi. L’iscrizione dovrebbe avvenire in modo automatico a seguito di trasmissione, anche per via elettronica, all’Ordine di un semplice documento che attesti la regolare iscrizione all’organismo corrispondente del Paese d’origine. Si pone anche, nel caso di esercizio in libera prestazione dei servizi, il problema di stabilire quale sia la tariffa professionale applicabile. Questo vale soprattutto nel caso di tariffe obbligatorie (come in Italia, Germania e Portogallo) ma anche, seppur in modo giuridicamente meno stringente, laddove esistono tariffari orientativi che hanno valore di moral suasion per gli appartenenti alle categorie. Si ricorda che il 5 aprile 2001 il Parlamento Ue ha affermato la validità economica e sociale delle tariffe professionali obbligatorie, ritenute uno strumento per garantire la qualità delle prestazioni di servizi di interesse generale con asimmetrie informative particolarmente rilevanti. Il Parlamento riconosce l’importanza delle tariffe obbligatorie per instaurare relazioni di fiducia tra i professionisti e i clienti: l’obiettivo di promuovere la concorrenza nelle professioni va conciliato con quello di mantenere norme deontologiche specifiche per ciascuna professione. E la Corte di giustizia, nella sentenza sul caso Arduino, ha dato il suo benestare alle tariffe obbligatorie fissate dallo Stato in considerazione del l’interesse generale. Nel caso di richiesta di riconoscimento per l’esercizio in libertà di stabilimento è necessario favorire l’elevamento dei livelli formativi e la possibilità per lo Stato membro di prevedere misure di compensazione nel caso di non equivalenza dei titoli. Peraltro, non si deve forzare il riconoscimento. Se non esistono le condizioni perché la professione esercitata nel Paese d’origine non trova nel Paese di destinazione un corrispondente tale da consentire un riconoscimento, attraverso una ragionevole applicazione di misure di compensazione, si deve chiedere al professionista di esercitare in libera prestazione dei servizi con il titolo d’origine e nei limiti di quanto può fare nel Paese d’origine. I livelli delle qualifiche saranno adattati in relazione al nuovo campo di applicazione della direttiva, limitandole ai titoli che prevedono una formazione post-secondaria e inserendo un livello che tenga conto dei corsi universitari quinquennali. Nella logica di aumentare la qualità dei professionisti viene favorito l’elevamento della formazione per accedere alla professione al fine di farla rientrare nel nuovo sistema (sarà prevista una sanatoria per i titolari di diritti acquisiti). Infine, agli Ordini (o organismi corrispondenti) sarà affidata la gestione del sistema.