“Commenti&Analisi” Stop alle parole-inganno di questa guerra – di Robert Fisk

07/04/2003

                lunedì 7 aprile 2003

                Stop alle parole-inganno di questa guerra
                Perché parliamo di «coalizione» quando invece non esiste, e di città «sotto controllo» quando non lo sono?

                Robert Fisk
                Copyright The Independent
                (Traduzione di
                Gabriele Dini)

                BAGHDAD Perché aiutiamo e sosteniamo le bugie e la propaganda di questa sporca guerra? Perché, per esempio, fa ora parte dello «stile» Bbc descrivere gli invasori anglo-americani come la «coalizione»? Questa è una bugia. La «coalizione» di cui dovremmo ricordarci è quella messa assieme per cacciare le truppe d’occupazione irachene dal Kuwait nel 1991, un’alleanza di cui facevano parte una dozzina di paesi- che adesso, tra l’altro, quasi tutti condannano l’avventura del presidente George Bush Junior in Iraq.
                C’è un piccolo contingente di truppe speciali australiane che se
                ne vanno in giro per il deserto per volere dell’eccentrico primo ministro di quel paese, John Howard; ma è tutto qui. Allora chi ha ordinato di usare questa parola disonesta, «coalizione»? È vero, c’è una «coalizione dei volonterosi» – per citare la bizzarra espressione del signor Bush. Ma sono Paesi che hanno concesso diritti di sorvolo agli Stati Uniti o che hanno dato appoggio politico ma non militare. Così l’espressione «forze della coalizione» resta una bugia.
                Poi c’è la disinformazione sul «controllo» di Bassora. Le dichiarazioni al riguardo sono state seguite dall’ammissione che, nonostante gli inglesi si fossero assicurati il controllo della città, in realtà Bassora non era ancora stata «presa». E infatti non l’hanno ancora presa. Lo stesso si può dire dei marines Usa e del loro presunto controllo di Nassiriya. La città non è stata presa fino all’altra settimana. Ma, vista l’anarchia che vi regna, i marines sembrano averla presa senza essersene assicurati
                il controllo.
                I soldati Usa hanno coraggiosamente liberato una soldatessa
                americana catturata; ciò che non è stato detto, anche se fa parte
                della stessa storia, è che sono stati liberati altri 12 americani nell’azione. Che però erano già tutti morti.
                Gli iracheni cercano di imitare le operazioni di propaganda
                del Centcom (il comando centrale anglo-americano), solo con meno astuzia. Un tentativo di far passare un attacco missilistico
                contro un ufficio della polizia segreta nel distretto di Mansour per un attacco ad un ospedale pediatricoche si trovava dall’altra parte della strada ma che ha avuto in realtà solo dei vetri rotti- sembrava uscito dalla routine «i tedeschi crocifiggono le suore». I comunicati militari iracheni lanciano sempre cifre incredibili riguardanti il numero di carri e mezzi di trasporto inglesi e americani distrutti. Il Comando Generale delle truppe irachene nel comunicato 16 di venerdì, affermava che a Najaf le truppe del Rais avevano distrutto 17 carri armati e 13 mezzi da trasporto di truppe oltre che un elicottero Black Hawk.
                Ieri, secondo il ministro dell’Informazione Mohamed Shahaff, le
                truppe irachene avrebbero distrutto quattro mezzi blindati Usa e
                un aereo da guerra.
                Qualche volta i comunicati sono verificabili. Un Apache è stato
                effettivamente abbattuto da un contadino e, come ha ammesso
                anche il Centcom, un caccia bombardiere F18 è stato colpito l’altra settimana, precipitando in territorio iracheno. Comunque le scarne informazioni militari fornite dalle autorità irachene- grottescamente esagerate quanto si voglia – sono molte di più rispetto alle magre ossa spolpate lanciate dagli anglo-americani ai corrispondenti nel loro quartier generale ad alta sicurezza con aria condizionata in Qatar.
                Un’altra bugia gustosa è quella deduzione americana, secondo
                cui le tute anti-armi chimiche distribuite ai soldati iracheni provano che l’Iraq possiede armi di distruzione di massa. Gli iracheni hanno risposto che quell’equipaggiamento
                era normalmente in dotazione e che, poiché anche gli
                anglo-americani ne avevano uno simile, anch’essi devono essere in possesso di armi proibite. La bugia irachena -che il paese resta unito sotto il dominio di in leader amato- non è mai messa in discussione nelle press conference tenute dal vice presidente Taha Yassin Ramadan. Forse gli iracheni non avranno mai unità sotto un eventuale dominio americano.
                Ma quella esistente sotto Saddam è stata ottenuta con il terrore.
                Poi c’è il famoso slogan «Guerra in Iraq» che viene propagandato dai media inglesi e americani.
                Ma questa è un’invasione, non una semplice guerra. E non si sta
                rivelando un’occupazione più che una «liberazione»? Non ci dovremmo ricordare nei nostri reportage che questa invasione
                manca del tutto di legittimità? Sicuro, gli americani affermano di non aver bisogno di altra legittimazione che quella fornita dalla risoluzione 1441 delle Nazioni Unite per dichiarare guerra.
                Ma se fosse realmente così, perchè inglesi e statunitensi hanno cercato di ottenere, senza successo, una seconda risoluzione? Io credo che lettori e spettatori riescano a comprendere le falsità di questo colpo di mano propagandistico, e che noi giornalisti continuiamo ad insultare l’intelligenza di questi stessi lettori e spettatori pensando di poterli raggirare. Continuiamo a
                parlare di una «campagna aerea» -come se la Luftwaffe partisse
                da Cap Gris Nez per bombardare Londra- quando neanche
                un mezzo aereo iracheno è riuscito a prendere il volo. E così ci
                tocca sentir parlare di «forze della coalizione», di guerra invece che di invasione, di liberazione invece che di occupazione, e della presa di città che sono «sotto controllo» piuttosto che «conquistate» e che quando vengono catturate «sotto controllo» non sembrano più esserlo.
                E tutto questo per i morti dell’11 settembre.