“Commenti&Analisi” Sindacato con un’anima globale (S.Pezzotta)

07/12/2004

    martedì 7 dicembre 2004
    sezione: COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

    Intervento – Congresso mondiale delle Confederazioni

    Sindacato con un’anima globale

    Savino Pezzotta

      Dalle pagine di questo giornale ho posto il problema di una "questione sindacale" in Italia. Suggerivo la necessità di forti innovazioni del sindacalismo, a fronte delle grandi trasformazioni che attraversano la politica italiana, il mondo del lavoro e la nuova modernità, che nasce dalle grandi trasformazioni generate dalla globalizzazione e da un nuovo capitalismo, profondamente diverso da quello con cui il sindacato si è confrontato nel corso della sua storia. Cambiano le imprese e le forme della loro organizzazione produttiva e sociale, con un capitalismo molto più mobile, che si localizza e delocalizza in logiche di interdipendenza economica e finanziaria, in costante ridefinizione.

      Il governo democratico dei processi di regolazione sociale è il tema vero su cui si collocano le nuove sfide per il sindacato, che necessita di nuove risposte, nuove strategie e nuovi strumenti. Ciò vale per il sindacato nazionale, ma ancora di più per quello internazionale, struttura ancora debole per poter incidere efficacemente negli spazi e nelle sedi dove, in definitiva, si determinano i destini di noi tutti.

      Di questo discutiamo, in questi giorni, al 18° Congresso mondiale della Confederazione internazionale dei sindacati liberi (Icftu) in Giappone, a Miyazaki (dal 5 al 10 dicembre), con una grande novità. Decideremo, infatti, la costituzione di una nuova Confederazione sindacale mondiale, con la unificazione delle due Confederazioni internazionali Icftu e Cmt (la Confederazione mondiale del lavoro) e il coinvolgimento di molte altre organizzazioni sindacali indipendenti, non affiliate a nessuna delle centrali internazionali. Siamo arrivati, quindi, all’ultimo congresso della Icftu dopo un percorso lungo, che parte da lontano: la Cmt nasce nel 1920, come Confederazione confessionale cristiana, mentre la Confederazione internazionale dei sindacati liberi è stata fondata nel 1949 — a essa Giulio Pastore decise di affiliare la Cisl fin dalla sua nascita, in coerenza con la scelta di aconfessionalità e di autonomia dai partiti politici — in antitesi alla Federazione sindacale mondiale, che raggruppava i sindacati dell’area comunista.

      Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, cambiò profondamente lo scenario. La Federazione sindacale mondiale inizia a disgregarsi, fino all’affiliazione all’Icftu delle tre confederazioni sindacali russe nel 2000. Oggi, la globalizzazione mette in evidenza il crescere delle diseguaglianze e di nuove forme di sfruttamento, accentuate e in qualche modo incentivate da una rincorsa al basso costo del lavoro, nei diversi Paesi del mondo. Sono le nuove responsabilità che il sindacato deve affrontare. Ed è su questi temi che le due centrali sindacali internazionali, Icftu e Cmt, hanno visto attenuarsi le ragioni di divisione e aumentare le occasioni di unità di azione a livello globale, fino a concordare che, in questo nuovo equilibrio mondiale, vi era la necessità di costruire un percorso — al cui consolidamento e sviluppo la Cisl italiana ha dato un contributo decisivo — per dare vita a una unica organizzazione sindacale mondiale dei lavoratori, capace di stimolare anche l’adesione di sindacati dei Paesi emergenti e del Sud del mondo, nel comune interesse di uno sviluppo sostenibile: economico, sociale e ambientale per tutti i popoli e con la crescita delle libertà democratiche e sindacali.

      Quando e dove queste libertà fondamentali vengono represse, limitate, o peggio negate (penso alla Birmania, dove ho appena incontrato esponenti del sindacato e del Governo in esilio, e dove il lavoro forzato è all’ordine del giorno, ma anche alla Cina e alla Columbia), è sempre più facile che si innesti una corsa al peggio, in termini di diritti e tutele.

      La risposta sindacale nello scenario globale, è racchiusa nel tema del Congresso di Miyazaki: «Globalizzare la solidarietà». Un obiettivo ambizioso, che si sostanzia con la coraggiosa decisione di rifondare il sindacalismo internazionale, con la costituzione nel 2006 della nuova Centrale sindacale mondiale.

      Parlo di rifondazione, in questo passaggio storico per il sindacato, perché non penso a un percorso di fusione, ma a una nuova organizzazione sindacale pluralista, fondata sui comuni e condivisi valori: libertà, uguaglianza e solidarietà. E nella quale, quindi, le diverse culture sindacali che si riconoscono nella libera associazione, nella democrazia e nell’autonomia, abbiano spazio e dignità. Un’organizzazione rappresentativa, di conseguenza, di tutti i lavoratori e di tutti i settori, compreso quello per noi più difficile dell’economia informale, che si impegni per lo sviluppo di un sindacalismo libero e democratico, ovunque nel mondo; e in grado di negoziare con le multinazionali, di essere un interlocutore autorevole anche nei confronti dei grandi organismi che governano l’economia mondiale, come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale. Un sindacato, dunque, capace di dare voce ai lavoratori organizzati in una dimensione globale, attualmente attutita da quella degli interessi forti, che dobbiamo riuscire a contrastare.