“Commenti&Analisi” Silvio e gli altri, Camera per ricchi (Galapagos)

06/04/2004





 
   
6 Aprile 2004



 
Silvio e gli altri, Camera per ricchi

GALAPAGOS
Essere ricchi non è certo una colpa. Anzi a molti elettori i governanti ricchi piacciono: se uno è ricco, sentenzia il popolino, forse ruberà di meno. Ma se a governare sono ministri molto ricchi che tipo di politica economica ci si può attendere da loro? Che conoscenza hanno dei bisogni delle persone che governano? Una cosa è certa: mai nella storia repubblicana una maggioranza ha messo insieme tanti benestanti. E mai un presidente del consiglio ha guardato i suoi ministri così dall’alto in basso: dall’alto dei suoi redditi che nel 2002 hanno sfiorato i 13 milioni di euro (con oltre 5 milioni di imposte versate al fisco), mentre tutti gli altri 23 ministri, non certo «poveraccioni», mettono insieme meno della metà dei redditi del cavaliere.



I dati pubblicati ieri dal parlamento relativi alle dichiarazioni del 2002 mostrano come nessuno in parlamento se la passa male, visto che la media oscilla tra i 100 e i 200 mila euro lordi l’anno, però sono in molti che se la passano un po’ meno male degli altri. E, a grandissima maggioranza sono i parlamentari del centro destra che sono maggioranza anche nei guadagni. La prima cosa che emerge con chiarezza è, infatti, che la maggioranza nell’ hit parade dei redditi sommerge la minoranza: tra i dieci più ricchi, nove sono del centro destra. L’unico in graduatoria per il cenr-sinistra Lorenzo Acquarone (Ap-Udeur) con 1,176 milioni di euro. Prima di lui, oltre all’inattaccabile Berlusconi, Giovanni Consolo (Ap-Udeur) con quasi 2,5 milioni, seguito da Eugenio Viale (Fi) con 1,818 milioni, poi Marcello Dell’Utri (Fi) con 1,424 milioni di reddito. Sotto Acquarone, altri quattro rappresentanti di Forza Italia (Ghedini, Previti, Paniza e Pecorella) e uno di An: Publio Fiori. I loro redditi sono compresi tra il milione e 140 mila e gli 800 mila euro. Chi di loro voterà contro la riduzione dell’aliquota massima Irpef al 33%? Altra graduatoria interessante è quella dei leader di partito. Ovviamente svetta il solito Berluconi, mentre tutti gli altri fanno la figura dei poveracci. Il meno «povero» è Clemente Mastella (oltre 177 mila euro), seguito a ruota da Bossi (169mila) D’Alema, Fini e La Malfa che oscillano tra i 160 e i 166 mila euro. Bertinotti tocca quota 155 mila; Fassino è a 124 mila; Follini, ultimo, ha denunciato 104 mila euro.

Una categoria di parlamentari che non conosce crisi economica è quella degli avvocati. Meglio se avvocati di Berlusconi. Per molti di loro, le indennità di legge si sommano a altissimi redditi professionali. Oltre a Ghedini già ricordato, visto il sesto posto nella graduatoria assoluta, tra chi non ha problemi a raggiungere la fine del mese, ci sono Felsitta (723 mila euro in un anno), Previti (che da buon laziale ha denunciato di aver comprato un pacchetto di azioni della sua squadra), Pecorella. Ma anche un altro bel pachetto di uomini di legge (Fragalà, Trantino, Nicotra, Taormina, Vietti accumunati da un denominatore comune: il più pezzente ha denunciato redditi superiori ai 300 mila euro, oltre 50 milioni lordi di lire al mese, oltre un milione netto al giorno.

Ma non tutti gli onorevoli sono ricchissimi e miliardari (in lire). C’è anche chi – dicono le cifre delle denunce presentate- non naviga nell’oro. Pierantonio Zanettin (Forza Italia) è «la maglia nera»: ha denunciato per il 2002 solo 6,219 euro di reddito. Come fa a campare? Semplice: c’è il trucco. Anche lui avvocato ha beneficiato della Tremonti-bis: nel 2002 si è comprato un nuovo studio e grazie all’investimento ha realizzato un abbattimento fiscale di 235 mila euro. In ogni caso nella graduatoria dei 950 parlamentari esclusi gli ultimi 7, tutti gli altri portano a casa almeno 90 mila euro.

Ma come spendono gli onorevoli i loro soldi? A leggere le denunce fanno vita abbastanza grama: tutta casa e emiciclo. Salvo qualcuno che cambia moto (Fabio Mussi) molti che cambiano auto con preferenza per le Bmw e le Audi, molti che investono della casa. Meno l’avvocato Ghedini, già ricco di suo, che ha ereditato un bel pacchetto di immobili, quasi 20 proprietà, tutte puntigliosamente elencate.

Ultima curiosità: Giulio Tremonti. Il ministro dell’economia, prestigioso fiscalista, dichiara di guadagnare cifre modeste: lasciata l’attività professionale, nel 2002 ha guadagnato appena 177 mila euro. Non molti, ma abbastanza, se volesse, per acquistare qualche abito un po’ meno grigio-triste. Però, nel 2001, quando era ancora uno stimato professionista, Tremonti aveva realizzato un quasi record: 49 mila euro di credito d’imposta. Insomma, anche ai tempi del centro sinistra il fisco per i professionisti è stato sempre generoso. (galapagos)