“Commenti&Analisi” Sì alla riforma pensioni ma assieme a tutto il welfare (M.Ferrera)

12/01/2004

      sabato 10 gennaio 2004

      Sì alla riforma pensioni ma assieme a tutto il welfare

      di Maurizio Ferrera

      Il confronto fra governo e sindacati sulle pensioni rischia di concludersi con un nulla di fatto. Dai resoconti di giornali e tv si è tratta l’impressione di un dialogo svogliato e poco trasparente: un’operazione che certo non ha aiutato i cittadini a capire le poste in gioco e le ragioni di un disaccordo così incomponibile. Dall’opinione pubblica emergono segnali di forte disorientamento sul futuro delle pensioni e, più in generale, dello stato sociale. Una nuova ondata di mobilitazioni di piazza non farebbe che aumentare la confusione, come del resto è già successo nel 2002 a proposito dell’articolo 18 sui licenziamenti. Dai sondaggi d’opinione e soprattutto dai vari forum di dibattito avviati sul tema pensioni (a cominciare da quello del Corriere online) sembrano provenire tre chiare richieste: più informazione, più equità e nuove sicurezze. Il messaggio televisivo di Berlusconi nel mese di settembre ha creato aspettative di cambiamento incisivo e immediato, per rispondere ad allarmanti tendenze finanziarie.
      Ma l’informazione che è arrivata nelle case italiane nei mesi successivi è stata ambigua e incompleta. Il governo ha nascosto i dati anche agli addetti ai lavori (come documentato dal sito lavoce.info). Dal canto loro sindacati e opposizione hanno più volte negato che esistesse un problema pensioni, generando persino confusioni fra gli effetti certi della riforma Dini approvata nel 1995 (ad esempio sulla riduzione futura degli importi pensionistici) e quelli ancora incerti e comunque ipotetici del progetto governativo. Manterrò la pensione che ricevo adesso? Avrò la possibilità di ottenere una pensione quando sarò vecchio? A quanto ammonterà, più o meno, tale pensione? A queste semplici ma cruciali domande moltissimi italiani non sanno oggi rispondere: troppe voci, troppi litigi, poche informazioni concrete.
      La richiesta di equità riguarda regole uguali per tutti i lavoratori, senza più discriminazioni arbitrarie o casuali. Nell’opinione pubblica è ancora vivo il ricordo dei privilegi, delle scorciatoie, dei regali clientelari accordati nel passato a questa o quella categoria: pensiamo, per tutti, alle pensioni baby per i dipendenti statali. E’ tuttavia diffusa la percezione che le disparità più macroscopiche siano state abolite nell’ultimo decennio, che le regole siano diventate più omogenee. E vi è anche una legittima aspettativa che questo processo di parificazione continui il suo corso. Le proposte e le mosse degli attori politici negli ultimi mesi non hanno però dato affidabili rassicurazioni su questo fronte. Il progetto governativo prevede un drastico cambiamento di regole nel volgere di una notte, fra il 31 dicembre 2007 e il 1° gennaio 2008. I sindacati si sono mostrati indisponibili a toccare gli steccati eretti dalla legge Dini fra diverse coorti contributive: chi nel 1995 aveva 18 anni di contributi avrà una pensione interamente calcolata con le vecchie regole, molto più vantaggiose. In generale, il messaggio che è arrivato ai cittadini è quello di una nuova riforma senza bussola, in cui tutto può dipendere da un compleanno in data sbagliata (per i più sfortunati) oppure da azioni di pressione o ricatto politico (per i più furbi o fortunati). Non era meglio dire: teniamo ferma la legge Dini, ma rendiamola più equa e più efficace nel contenere la spesa?
      Il terzo bisogno espresso dall’opinione pubblica è quello di nuove sicurezze. E’ un bisogno particolarmente acuto fra le giovani generazioni, che vivono in prima persona la precarietà dei rapporti di lavoro e temono di non poter mai arrivare ad una pensione decente. Il bisogno è però diffuso anche tra molti anziani.
      La riforma previdenziale non riguarderà, ovviamente, chi è già in pensione. Ma in Italia c’è ancora un serio problema di povertà fra i beneficiari di pensioni sociali o minime. La vicenda degli aumenti concessi e poi revocati alle coppie di pensionati al minimo ha originato ansia e disagio in una categoria sociale particolarmente vulnerabile. E la sanatoria promessa da Maroni – unica via, a questo punto praticabile – ha a sua volta alimentato sentimenti di diffidenza e frustrazione fra chi le regole le aveva invece rispettate.
      Forse qualche spiraglio per evitare che gli avvenimenti precipitino ancora c’è: lunedì governo e sindacato torneranno ad incontrarsi. Fra l’altro, se fallisce il dialogo sulle pensioni, è assai difficile che possa aprirsi un nuovo tavolo di confronto sugli altri settori del welfare.
      Ciò che davvero serve è una sequenza organica di riforme serie, da realizzare in modi e tempi ben definiti. Una legge delega approvata subito, ma di incerta attuazione, potrebbe invece rivelarsi presto come una vittoria di Pirro.