“Commenti&Analisi” Se il sindacato non va dai lavoratori (A.Panzieri)

15/01/2004

        giovedì 15 Gennaio 2004

        DEMOCRAZIA. LE INTESE VANNO RISPETTATE, SPIEGATE E VOTATE

        Se il sindacato non va dai lavoratori ovvero come suicidare un contratto

        La vicenda degli autoferrotranvieri segnala una serie di problemi sui quali è bene soffermare l’attenzione. Che cosa ha pesato, in queste ultime settimane, su questa categoria, tanto da far scattare una protesta così forte ed estesa? Penso di poter dire che questi lavoratori hanno accumulato sulle loro spalle parecchie delusioni: due anni di ritardo nel rinnovo contrattuale, un contratto poi siglato in condizioni non agevoli, continue promesse, da alcune amministrazioni locali, che non hanno trovato riscontro nella realtà.

        Ma c’è un dato di fondo che credo pesi ancora di più: in questa vicenda si evidenzia l’affiorare di una crisi di rappresentanza che non è ;, per così dire, di natura organizzativa e di adesione alle organizzazioni sindacali confederali, ma è dovuta ad una oggettiva difficoltà a rendere efficace l’azione del sindacato stesso. Difficoltà, cioè, a colmare la differenza tra le aspettative in campo e una loro adeguata soddisfazione. Certo pesano fortemente una serie di elementi, quali ad esempio la crisi economica e sociale, le difficoltà delle aziende e i pochi margini lasciati alla politica concertativa. Del resto, quando un paese ha seri problemi a produrre reddito e beni pubblici la coperta si fa sempre più corta e risulta complicato coprire tutti. Tralascio, per ragioni di spazio, il fatto che alla base di tutto questo vi è l’assenza di una adeguata politica economica e sociale capace di rimotivare il paese e di metterlo sulla strada della innovazione e dello sviluppo.

        Ma i problemi che il sindacato deve affrontare sono anche altri. Se, come a me appare, c’è un problema di rappresentanza derivante dalle difficoltà nell’efficacia dell’azione sindacale, allora il tema da mettere all’ordine del giorno è come fornire le risposte possibili a tale problema. A me non sembra che la questione sia semplicemente di modellistica contrattuale. L’accordo del 23 luglio ’93 ha tutto sommato funzionato e forse andrebbe semplicemente oliato e rafforzato nei suoi obiettivi concertativi contrattuali. Il problema invece esiste sul tema della qualità dei contenuti della contrattazione.

        La vicenda degli autoferrotranvieri può insegnare una cosa, e cioè ; che vi sono due modi per “suicidare” un contratto nazionale: non rinnovarlo alla sua scadenza contrattuale e rinnovarlo senza essere in grado di interpretare i cambiamenti intervenuti nel settore e nel lavoro, cambiamenti indotti da processi di terziarizzazione, da innovazioni tecnologiche e da modifiche profonde nell’organizzazione produttiva e del lavoro.

        Allora se, come penso, si vuole salvaguardare il contratto nazionale, ritenuto a ragione una architrave della tenuta unitaria e solidale dei lavoratori, è necessario che si cominci a studiare come il contratto nazionale sia in grado di corrispondere alle differenze che esistono e ai cambiamenti che nel frattempo sono intervenuti. È un lavoro serio e appropriato quello che occ orre avviare, forse riscoprendo con più pragmatismo e meno ideologia le condizioni materiali nelle quali oggi viene data la prestazione lavorativa.

        C’è inoltre un altro aspetto che da questa vicenda viene segnalato: riguarda la democrazia ed il rapporto con i lavoratori. Qui si sono riscontrate, per usare un eufemismo, evidenti distonie. Se si fa un accordo, a maggior ragione se è unitario, è bene che i destinatari ne possano conoscere tutti gli elementi, le ragioni che hanno portato il sindacato confederale a firmare e poi esprimere, nelle forme diverse, il loro parere. Assumendo i “rischi” della democrazia. Del resto, se si vuole ricostruire un fertile rapporto con chi si intende rappresentare questa pratica è essenziale. L’assenza di tale pratica produce sfiducia e scollamento tra i lavoratori.

        Dunque la mia opinione è che le difficoltà oggi presenti traggono linfa da questo quadro generale ed il fatto che, in alcune realtà locali, il sindacato confederale abbia tentato di portare il proprio contributo al parziale superamento di tali difficoltà è cosa positiva. Penso che vada in tale direzione l’intesa sottoscritta a Milano tra Atm, Comune e sindacato.

        C’è da augurarsi che sia un contributo a Milano ed ai problemi più ; generali ma in ogni caso questo accordo rappresenta un fatto estremamente positivo che sarebbe illogico sottovalutare e che va a merito del sindacato confederale milanese.

        In questi giorni sono emersi molti detrattori di questa possibile intesa locale: in campo governativo e non solo. Oggi, di fronte a questa novità , l’auspicio è che tutti sappiano guardare con logiche meno preconcette. Così facendo si vedrà la bontà dell’operazione contrattuale messa in campo.