“Commenti&Analisi” Se i treni viaggiano quando c’è il permesso della Cgil – di S.Cassese

24/02/2003




Domenica 23 Febbraio 2003
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Se i treni viaggiano quando c’è il permesso della Cgil


DI SABINO CASSESE
Alcuni sindacalisti della Cgil hanno dichiarato di volersi astenere dal guidare treni che trasportino armi, sia per motivi di sicurezza, sia per scelte ideali, e cioè per contribuire a scongiurare la guerra. Le dichiarazioni hanno avuto echi anche in sede nazionale. Se tradurrà in atto quanto minacciato, il sindacato contribuirà in tre modi all’indebolimento delle istituzioni: violando alcuni dei principi essenziali del servizio pubblico; contribuendo a trasformarsi in partito; non rispettando l’obbligo di riservatezza degli addetti ai servizi pubblici. Provo a spiegarmi. I servizi pubblici – tra cui quello ferroviario – sono sottoposti, dalla loro nascita, ad alcune regole essenziali, tra cui quelle di continuità e di libertà di accesso. Gli addetti di un servizio che non sono d’accordo sul modo della sua utilizzazione non possono astenersi dal lavoro. Possono non votare il governo che amministra il servizio e manifestare pubblicamente (ma in quanto cittadini, non nell’esercizio delle proprie funzioni), il loro dissenso. Se non vigessero questi principi i servizi pubblici sarebbero preda di questa o
quella parte, che se ne ergerebbe a padrone: ad esempio, gli insegnanti che non sono d’accordo con le riforme dell’istruzione potrebbero astenersi, per questo motivo, dal lavoro. E altrettanto potrebbero fare gli addetti alle televisioni che non sono d’accordo con la trasmissione di programmi in cui vi siano scene di violenza e i casellanti
delle autostrade che non vogliono il trasporto di merci pericolose.
Il secondo motivo di preoccupazione di queste dichiarazioni riguarda l’uso del sindacato come partito politico.
La lenta trasformazione del sindacato — in particolare, della Cgil — in partito è iniziata
da tempo. Essa viene accelerata dall’uso del sindacato per "battaglie civili".
So bene che la nascita del sindacato-partito è anche legata alla crisi della base di massa dei partiti (della sinistra).
Ma mi chiedo se, agevolando la trasformazione, il sindacato non contribuisca a togliere ossigeno a quella sinistra alla quale afferma di appartenere.
E mi chiedo altresì quanto esso sia legittimato a farlo, considerato che ha adottato, contro la Costituzione, una sua particolare interpretazione
della democrazia, diversa sia dal "metodo democratico" che la Costituzione impone
ai partiti, sia dalla "base democratica" che la carta costituzionale imponeva ai sindacati.
Il terzo motivo di critica riguarda la comunicazione di percorsi e orari di treni, fatta da rappresentanti sindacali dipendenti dalle ferrovie.
Qui c’è da chiedersi: è così rispettato l’obbligo di riservatezza degli esercenti un servizio pubblico? Si è considerato quali pericoli può comportare
per la sicurezza e per l’incolumità pubblica la divulgazione di notizie riservate?
Si è pensato che cosa può accadere se se ne approfitta qualche malintenzionato?
In un bel libro recente, intitolato «Il regno inerme», Giuseppe De Rita ha analizzato lo "sfarinamento" delle nostre istituzioni.
Ne consiglierei la lettura ai nostri sindacalisti, perché
non si mettano anch’essi su questa china, che può essere pericolosa.