“Commenti&Analisi” Se fallisce la via legislativa

24/01/2003

            24 gennaio 2003
            intervento
            SE FALLISCE LA VIA LEGISLATIVA

            Piero Di Siena*
            * senatore Ds

            Da più parti nel centrosinistra, di fronte al referendum
            sull’estensione dei diritti previsti dall’art.18, si invoca
            la necessità di affrontare il problema per via legislati-va.
            Lo sostiene la maggioranza dei Ds – anche se il presidente
            del gruppo del Senato, Gavino Angius, forse con eccessiva
            precipitazione si è espresso per il no -, lo sostiene Sergio
            Cofferati, e in diversa misura e con accenti differenti lo
            sostengono la Cgil, la Cisl e la Uil.
            Sarebbe stato in verità opportuno che si fosse pensato
            per tempo a sperimentare questa strada, senza sperare che la
            Cassazione o la Corte Costituzionale provvedessero loro a
            togliere le castagne dal fuoco. Per questa ragione l’estate
            scorsa, all’indomani dell’avvio della raccolta delle firme, insie-me
            ai senatori Bonavita e Pizzinato ho presentato un disegno
            di legge che accoglieva l’ispirazione del quesito referendario
            e ne disciplinava l’applicazione.
            Questo disegno di legge – firmato anche da alcuni degli
            stessi promotori del referendum come Salvi e Paolo Brutti,
            nonché da senatori dei Verdi, della Margherita e dell’Udeur -prevede:
            l’abbassamento della soglia di applicazione dell’art.
            18 e dei diritti sindacali fino alle aziende sopra i 5 dipendenti
            (in analogia con la legislazione vigente in Germania); per le
            aziende al di sotto di 6 dipendenti l’innalzamento delle san-zioni
            pecuniarie contro l’imprenditore che non riassume il
            lavoratore ingiustamente licenziato; la considerazione nel
            computo dei dipendenti di un’impresa anche dei lavoratori
            cosiddetti atipici, che per il periodo della loro assunzione
            sono equiparati nei diritti ai lavoratori dipendenti; la riduzio-ne
            dell’IRAP per le aziende sotto i 15 dipendenti.
            Per quest’ultimo aspetto il disegno di legge tende a indica-re
            un nuovo tipo di compromesso tra lavoratori e piccola e
            media impresa, non fondato su un’attenuazione dei diritti
            ma su un sostegno alla loro attività attraverso misure di
            carattere fiscale ma anche di promozione degli investimenti,
            spingendole a puntare nella ricerca dei fattori che ne garanti-scano
            la competitività sulla qualità di processo e di prodotto.
            Da altre parti del centrosinistra si sostiene, non senza
            fondamento, che non ci sono più le condizioni per una
            soluzione legislativa. Ma anche se così fosse, non è inutile un
            confronto su provvedimenti legislativi che comunque biso-gnerebbe
            adottare una volta che il sì dovesse affermarsi nel
            referendum, come mi auguro che sia anche con il concorso
            di tutto il centrosinistra e dell’intero movimento sindacale.
            A quanti, nello schieramento di sinistra e nell’Ulivo,
            indugiano a esprimersi sul loro voto al referendum, vorrei
            far presente che un netto pronunciamento per il sì potrebbe
            servire da deterrente per quei settori della maggioranza che
            avessero voglia di sottrarsi a un nuovo scontro frontale sull’
            art.18. Così, forse, si potrebbe riaprire effettivamente uno
            spazio per una soluzione legislativa.
            Va infine sottolineato il fatto che nel momento in cui si
            terrà, il referendum diventerà inevitabilmente la tappa finale
            dello scontro con la destra sull’articolo 18 in generale e sulla
            sua difesa, tema che ha caratterizzato insieme alla giustizia la
            lotta politica e sociale dello scorso anno. Potrà non piacere
            che sia così, ma così sarà.
            Possono i principali protagonisti di quella lotta sottrarsi
            a questo appuntamento se esso non potrà essere evitato con
            una adeguata soluzione legislativa?