“Commenti&Analisi” Se cadono i totem – di R.Napoletano

08/05/2003




              Giovedí 08 Maggio 2003
              Commenti
              Se cadono i totem
              di ROBERTO NAPOLETANO

              La sinistra italiana ha impiegato quasi due anni per scoprire che l’articolo 18 non è lo spartiacque tra civiltà e barbarie, non è quel totem dei diritti fondamentali e inalienabili della persona che si era voluto far credere. Opposizione antagonista e cofferatiani, più di tutti, avevano indicato l’articolo 18 come l’unico baluardo contro l’africanizzazione del mercato del lavoro in Italia. Molti di loro oggi, sembra di capire, si affannano a ricordare che non si tratta di un diritto ma di una tutela: una norma che non esiste in nessun altro Paese d’Europa e che potrebbe avere effetti dirompenti se estesa al mondo delle piccole imprese come vorrebbero Bertinotti e i promotori del referendum.
              La firma separata del contratto dei metalmeccanici avvenuta ieri sembra, purtroppo, risentire di analoghe considerazioni di carattere ideologico da parte di una componente ben precisa del sindacato.

              Sul pregiudizio a trattare della Fiom non hanno, certo, pesato gli interessi dei lavoratori quanto piuttosto gli interessi politici del "partito per il lavoro" che mette insieme un arcipelago composto da Comunisti, Verdi, Aprile e associazionismi vari riuniti ancora una volta sotto le bandiere di un sindacato che prova a fare politica.
              Dispiace che il successore di Cofferati alla guida della Cgil, Guglielmo Epifani, schierando per il sì al referendum sull’articolo 18 il suo sindacato, dimostri di contraddire alla prova dei fatti quello che era stato percepito da molti come il suo vero manifesto programmatico: dobbiamo smettere di fare politica, dobbiamo ritornare a fare sindacato. Il rischio che il no della Fiom al contratto dei metalmeccanici porti in dote alla Cgil di domani quel patrimonio di lacerazioni che il referendum bertinottiano consegna oggi alla sinistra per i "separatismi ideologici" del passato c’è tutto.
              Se per una volta l’anima riformista che ha avuto il coraggio di deporre l’armamentario ideologico del recente passato riuscirà a capitalizzare davvero la vasta area di consenso manifestatasi nel Paese sul doppio no al referendum sull’articolo 18, vorrà dire che anche in Italia si potranno finalmente affrontare in una logica bipartisan (scontro sulla giustizia permettendo) le sfide vere per guadagnare competitività e creare lavoro duraturo. Il riformismo si nutre di atti concreti, non di posizionamenti tattici. Gli ideologismi possono, forse, consentire a una forza politica di opposizione di guadagnare qualche effimero vantaggio elettorale, ma non legittimano come alternativa futura di governo. E, cosa ancora più grave, non permettono di superare quelle curve strette dalle quali dipendono la ricchezza o l’impoverimento di un Paese.