“Commenti&Analisi” Sconti sul costo del lavoro per battere il sommerso

22/01/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
018, pag. 3 del 22/1/2003
Giampiero Di Santo


Lo dice Luigi Paganetto, preside della facoltà di economia a Tor Vergata.

Sconti sul costo del lavoro per battere il sommerso

Per sconfiggere il lavoro nero bisogna cambiare strada. Le politiche di emersione finora adottate sono costose per lo stato e non hanno risolto il problema, se è vero che l’incidenza dell’economia illegale, a seconda del sistema di stima adottato, varia tra il 15% e il 27,8%. Ecco perché Luigi Paganetto, preside della facoltà di economia dell’università di Tor Vergata, reduce dai lavori del convegno ´Economia sommersa: misurazioni e politiche´ (organizzato dal Ceis di Tor Vergata con Istat, Ocse e Censis) suggerisce di sostituire le agevolazioni fiscali e contributive con sconti sul costo del lavoro. In sostanza, le aziende che accetteranno di emergere, potranno legare gli aumenti salariali alla produttività sulla base di parametri non allineati con quelli nazionali. Un sistema che consentirà loro di avere costi del lavoro allineati con quelli per così dire illegali e di mantenere un elevato livello di flessibilità. ´Il sistema consentirebbe ai lavoratori in nero di vedersi riconoscere aumenti di produttività che non guadagnerebbero nel sommerso e alle imprese di avere flessibilità del costo del lavoro, con salari vicino a quelli che pagherebbero restando nell’illegalità. Sarebbe, insomma, il riconoscimento di una situazione di fatto, ma vantaggioso per i lavoratori’, dice Paganetto a ItaliaOggi. ´È un modello che va considerato, e che potrebbe portare allo stato meno costi per l’emersione’.

Domanda. Sembra che le strategie messe in campo per contrastare il sommerso continuino a fallire, se è vero che come dice il Fmi l’incidenza del fenomeno sul pil è pari al 27,8%. O è inferiore, cioè il 15,8%, come dice l’Istat?

Risposta. L’Istat adotta il sistema di stima di Eurostat e quindi bisogna guardare ai dati che fornisce. Ciò detto, le valutazioni sull’entità del fenomeno dipendono dai criteri di definizione e dalle stime che si adottano. Ci sono, per esempio, aziende che lavorano completamente in nero e altre solo in parte.

D. Ma così nessuna stima sarà mai attendibile. O no?

R. Quello che conta è che c’è convergenza nel ritenere che il sommerso nel nostro paese è un fenomeno che tende a non diminuire. L’economia cresce, ma la quota di lavoro illegale finisce per essere stabile.

D. E ciò è insolito?

R. Di più, è il segnale di una patologia, perché normalmente si ritiene che le economia più sviluppate tendano ad avere una percentuale minore di sommerso.

D. Quali sono gli effetti di questa patologia?

R. Una difficoltà, se non l’impossibilità, di essere concorrenziali. Ci troviamo di fronte a un quadro competitivo molto più sostenuto, e in questo contesto occorre che le imprese siano più organizzate, capaci di fare innovazione e in grado di avere una presenza sistematica sui mercati. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile emergere.

D. E perché nessuno lo capisce?

R. C’è un problema culturale, aggravato dalla difficoltà di applicare sanzioni e fare controlli efficaci in un sistema produttivo che conta 3,5 milioni di imprese. Anche interventi recenti, come quelli dei carabinieri, hanno riguardato 10 mila casi, che sono un numero grande in sé, ma piccolo rispetto al totale.

D. Qual è la soluzione?

R. Bisogna riflettere se convenga insistere nella direzione indicata da Confindustria, che ha proposto di mettere in campo strategie di sconti e incentivi che non hanno raggiunto brillanti risultati. Forse sarebbe meglio dare maggiore attenzione al lato della contrattazione salariale a livello regionale, consentendo alle aziende che emergono di legare stipendi e produttività in modo diverso rispetto a quanto stabilito dai parametri nazionali.