“Commenti&Analisi” Scioperi, l’errore del modello (C.Dell’Aringa)

04/12/2003



      Giovedí 04 Dicembre 2003

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      Scioperi, l’errore del modello
      di CARLO DELL’ARINGA
      Se la vertenza degli autoferrotranvieri si avvierà a soluzione saremo tutti contenti. Ma un costo dovrà essere pagato, in aggiunta agli aumenti salariali. E si tratta di un costo dovuto alla sconfitta subita dal sistema di relazioni sindacali: mai infatti si era assistito a una così clamorosa inosservanza della legge sugli scioperi. Occorre ripristinare la legalità, evitare che l’episodio costituisca un precedente nel senso di dimostrare che, per arrivare al risultato, è utile (se non necessario) sbarazzarsi delle leggi e della rappresentanza sindacale.
      E anche questo non sarà facile, e non credo fra l’altro che le sanzioni che verranno decise dalla Commissione di garanzia, e che nessuno si augura troppo pesanti e tali da riscaldare ulteriormente un clima già teso, possano servire come deterrente decisivo per evitare che episodi del genere si ripetano. Come al solito, in casi di conflitto così gravi, ci si deve interrogare sulle cause a monte e non deplorare solo (come peraltro si deve fare) gli effetti a valle. Perché la situazione si è incancrenita fino a questo punto di disperazione? Certamente va ricordato che il contratto era in attesa di rinnovo da moltissimo tempo e che i sindacati avevano organizzato proteste e scioperi in più occasioni. Ma basta questo per capire quello che è successo? Ostacoli di questo genere si sono incontrati nei rinnovi dei contratti pubblici, ma non si sono verificate queste conseguenze. Che cosa c’è di più che possa aiutare a capire? Un elemento importante, io credo, che spiega il gesto disperato dei lavoratori è che gli stessi lavoratori e i loro rappresentanti non hanno mai avuto di fronte il vero "datore di lavoro". Mi spiego: le aziende e le loro associazioni erano presenti ai tavoli e penso si siano comportate come dovevano. Ma non dipendeva da loro la decisione finale sulla firma del contratto, perché le risorse finanziarie dovevano arrivare dall’esterno, in seguito a decisioni di altri soggetti non presenti al tavolo. Ecco, io credo che il difetto che sta alla base della irritazione e della rabbia dei lavoratori sia un difetto di rappresentanza. E infatti come si può concepire un rapporto in cui i datori di lavoro sostengono (e a ragione) che non ci sono i soldi e che la soluzione della vertenza si può trovare solo se qualcuno non presente al tavolo decide di trovarli attraverso, p per esempio, un aumento della tassa sulla benzina? Questo strano rapporto negoziale non esiste negli altri comparti. Nei settori privati, la Federmeccanica, la Federchimica, la Federtessile rappresentano le aziende e rispondono per loro: sono in grado di valutare se un contratto può essere firmato o meno e alla fine, in genere, un contratto lo firmano assumendosene le responsabilità. Nel settore pubblico i sindacati contrattano prima con le amministrazioni le risorse disponibili e poi vanno all’Aran per firmare il contratto. Anche in questo caso l’Aran sa se può firmare un contratto o meno. Nei trasporti questo non succede. In genere si tende a rinviare a qualcuno non presente al tavolo. A chi si devono rivolgere i sindacati per far valere le loro ragioni? È paradossale che questo succeda nei trasporti, il settore più delicato e pericoloso per gli effetti che il conflitto causa ai cittadini-clienti. Eppure si è scelto questo settore per adottare questo modello "misto" di relazioni sindacali che non ha né capo né coda. Bisogna decidere: si vogliono lasciare i trasporti nel settore pubblico o si vogliono trasferire nel settore privato? Il direttore generale di Confindustria si chiedeva dove è finito il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali. La domanda aspetta una risposta. Non ritengo, poi, che per uscire dall’attuale situazione di stallo sia utile procedere a rinnovi del contratto a livello locale, facendo leva sulla disponibilità di alcune amministrazioni che potrebbero firmare e onorare il contratto con le loro sole risorse. In condizioni normali si potrebbe certamente affrontare il problema del decentramento dell’attività contrattuale: questo è un tema importante che riguarda molti settori ed è certamente auspicabile andare in quella direzione. Nell’attuale situazione, dove i lavoratori di tutte le aziende aspettano il rinnovo del contratto nazionale, cercare di chiudere la vertenza, poniamo solo a Milano, rischia di scatenare nelle altre città dove le risorse non fossero disponibili reazioni simili a quelle dell’altro giorno.