“Commenti&Analisi” Salto nel buio – di L.Festa

06/05/2003




              Martedí 06 Maggio 2003
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              SALTO NEL BUIO


              di LODOVICO FESTA

              E così Guglielmo Epifani ha preso il coraggio a due mani e ha deciso che sarà lui stesso a presentare al direttivo della Cgil la decisione di appoggiare, sia pure con riserve, il sì al referendum proposto da Rifondazione comunista, che estende l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. Le uscite dei cofferatiani della segreteria, prima Carlo Ghezzi e poi Giuseppe Casadio, che si opponevano a un referendum inutile e dannoso, hanno convinto il segretario del più grande sindacato italiano a esporsi in prima persona. Come mai un sindacalista già socialista, di antica tradizione riformista, che negli anni 80 fu con Ottaviano Del Turco contro la maggioranza comunista della Cgil a favore dell’intervento del governo Craxi sulla scala mobile, oggi si schiera con l’ala massimalista della sua organizzazione su una questione così visibile all’opinione pubblica?

              E scavalca così quei cofferatiani che in questi mesi non si erano tirati indietro da ogni protesta anche la più dura, e che soprattutto erano stati decisivi nell’eleggerlo segretario generale?
              La tormentata scelta di Epifani avviene per di più in una fase in cui si annuncia come assai probabile un contratto separato dei lavoratori metalmeccanici, firmato solo da Fim e Uilm, e con la Fiom che avanza proposte al di fuori dal quadro rivendicativo proposto da tutte le altre categorie. E in cui sul decreto delega sulle pensioni la trattativa tra confederazioni e Governo va avanti con particolare lentezza.
              Qualche antico militante della Cgil trova similitudini tra la tattica di Epifani e quella di altri sindacalisti negli anni 70, come Giorgio Benvenuto, che scavalcavano a sinistra i comunisti della Cgil, per costringerli così ad aprire nuovi spazi nei quali inserirsi poi con iniziative più caratterizzate in senso riformista. Una sorta di colombiano (Cristoforo) puntare a ponente per arrivare a levante. Se Epifani si fosse appiattito sui cofferatiani in segreteria, i suoi spazi si sarebbero chiusi, un nuovo asse cofferatiani-riformisti avrebbe probabilmente visto anche decollare una nuova leadership (Casadio?). Scavalcando invece i suoi sostenitori a sinistra si apre nuovi spazi (o almeno ci tenta).
              C’è chi ritiene che Epifani ritenga di potere così tentare un’ultima mediazione sul contratto dei metalmeccanici, coperto a sinistra dal “sì” al referendum sull’articolo 18, di avere più spazio per mantenere una linea unitaria sulle pensioni con Cisl e Uil, di prepararsi così lo spazio per maggioranze variabili negli organismi dirigenti della Cgil.
              Al contrario di Benvenuto, però, il segretario generale della Cgil di oggi non ha dietro di sé adeguate truppe né un partito come il Psi né un leader politico come Bettino Craxi. La sua operazione di smarcamento appare disperata, forse riuscirà a dare un colpo a un Sergio Cofferati già in difficoltà, però alla fine, se non vi sarà una reazione profonda nella Cgil, un’iniziativa massimalista non farà che produrre altre derive di questo tipo. Magari aiutando Paolo Nerozzi (che con Casadio era uno dei due “veri”, cioè ex comunisti, candidati a sostituire Cofferati) a diventare rapidamente segretario.