“Commenti&Analisi” Saldi di Fine Stagione (N.Cacace)

13/01/2005

    giovedì 13 gennaio 2005

    Saldi di Fine Stagione

    Nicola Cacace


    Scorrendo l’indagine della Kpmg sulla cessione di aziende nel primo semestre 2004, 32 aziende italiane finite in mano estera contro 16 acquisizioni all’estero da parte di aziende italiane, si potrebbe pensare che l’italiano sia inadatto a produrre alte tecnologie e a fare investimenti “d’avventura” e sia capace solo a fare “cose belle” e investimenti comodi in settori protetti e nel cortile di casa. Io non condivido questa tesi. Se è vero che oggi l’Italia è povera di produzioni Hi Tech ed i grandi imprenditori preferiscono investimenti in settori protetti, è vero anche che non è stato sempre così.

    In un passato anche recente l’Italia ha dato prove di eccellere anche nelle produzioni tecnologiche e negli “investimenti d’avventura” nel mondo. Solo venti anni fa, nel 1983, Olivetti era il terzo produttore mondiale di PC, dopo IBM ed Apple, Montecatini era tra i primi produttori mondiali di materie plastiche (prese anche il Nobel con il suo fondatore ing. Donegani), il Pendolino di Fiat Savigliano e Breda era il più avanzato locomotore al mondo per le alte velocità, le macchine utensili a controllo numerico, i famosi Robot, vedevano l’Italia come terzo esportatore mondiale dopo i colossi Giappone e Germania, prima di USA, Gran Bretagna e Francia. Anche per quanto riguarda gli investimenti “d’avventura”, gli italiani non erano assenti al di là delle Alpi. “L’Italia Spa sbanca oltrefrontiera”, era il titolo a sei colonne del Sole 24 Ore del 10 luglio 1999, che così commentava una analisi di Kpmg Corporate Finance sulle Fusioni ed Acquisizioni del tempo: “L’attività delle imprese italiane si è distinta proprio sui mercati internazionali dove grandi gruppi italiani quali Fiat, Unicredito, Luxottica, Lucchini, Findim, Barilla, Italcementi, Pirelli, Parmalat, attraverso operazioni sul capitale hanno conquistato grandi nomi come Case, Banka Pekao, Bausch e Lomb, Pico, Ascometal, Star, Wasa”. Le attitudini al rischio industriale ed internazionale dei nostri imprenditori si sono spente via via che politiche industriali poco accorte alle innovazioni e nazionalizzazioni senza liberalizzazione, fatte solo per far cassa, hanno spostato le convenienze dall’industria ai settori protetti dei Servizi. Il cambiamento è iniziato una ventina d’anni fa con l’abbandono dell’elettronica di Olivetti e della chimica di Montecatini e si è accentuato negli ultimi anni. Industrie importanti come la farmaceutica, l’elettromeccanica, l’elettronica, le costruzioni ferroviarie, l’alimentare, l’aerospazio, sono via via finite in mano straniera o per crisi aziendali (Elecrolux ed Ericsson per Zanussi e Fatme) o per quasi crisi (Fondo Carlyle per Fiat Avio) o per svendite delle Partecipazioni Statali. Poi è stato il turno dei servizi, Grande distribuzione, Logistica, Banche, Informatica, Agenzie pubblicitarie, Turismo, sono settori dominati da imprese estere. Segue un elenco incompleto e non aggiornatissimo di alcune situazioni.

    GRANDE DISTRIBUZIONE. Auchan, Metro, Carrefour e Rewe controllano le maggiori catene italiane ad eccezione della Coop. L’acquisizione più recente è quella dell’alimentare della Rinascente da parte della francese Auchan.


    LOGISTICA. I Terminal Container dei maggiori porti italiani sono in mano straniera, PSA di Singapore controlla Genova Voltri, Civitavecchia, Livorno e Venezia, PeO Ports australiana controlla Cagliari, Ect (Hit) olandese e cinesi controlla Trieste, Eurogate tedesca controlla Gioia Tauro e La Spezia e Taiwan, con la Evergreen controlla Taranto.


    TURISMO. Tra le 40 grandi catene alberghiere presenti in Italia la quota straniera supera il 50%, con i colossi Best Western, Hilton, Marriott, Starwood, gli inglesi di Forte e gli spagnoli di Sotogrande. Tra i Tour Operator, Turisanda, Gastaldi, Atitour, Viaggi del Turchese, sono da anni in mano svizzere, tedesche e inglesi. E lo Shopping continua.


    BANCHE D’AFFARI. Il settore è completamente dominato dagli stranieri. Nelle classifiche degli Advisor più attivi sul mercato delle acquisizioni in Italia nelle prime dieci posizioni a stento entra Mediobanca, l’unica Merchant Bank italiana di spessore. Fa la parte del leone la Lazard, seguita da Schroder, Salomon Smith Barney, Rotshschild, JP Morgan, Credit Suisse First Boston, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Lehmana Brothers, Morgan Stanley.


    BANCHE COMMERCIALI. Qui la “resa incondizionata” non è ancora intervenuta solo per l’azione del governatore Fazio, azione fortemente criticata in Italia ed all’estero perché avviene sulla base di una vecchia legge bancaria che impone l’autorizzazione per "ogni superamento di soglie azionarie qualificate con l’intento di non mettere a rischio la stabilità del sistema finanziario nazionale". Con tale norma si è sinora impedito a spagnoli, francesi ed olandesi, già azionisti di riferimento di Capitalia, BNL, S. Paolo IMI, Ambroveneto e Banca Intesa di superare il 15% del capitale. Ma sino a quando? Non certo per molto sulla base dell’attuale normativa. La Commissione europea infatti, pur riconoscendo che l’Antitrust bancario è ancora faccenda nazionale e non comunitaria, ha criticato la norma usata da Bankitalia osservando, giustamente che “il rischio di compromettere la stabilità del sistema finanziario nazionale appare limitato quando l’operazione riguarda un operatore bancario che gode già di una solida reputazione nel suo Paese”. In soldoni se BBVA assume il controllo di BNL il sistema finanziario nazionale non corre alcun rischio. È vero ma il problema delle banche è diverso da quello di altri settori. Bisognerebbe che l’autorizzazione ad acquisire il controllo di una banca fosse accompagnato dall’impegno delle banca subentrante a non indebolire il Network estero della banca acquisita, come è accaduto soprattutto alle due banche “controllate” dagli spagnoli, BNL e S. Paolo. Indebolimento che riduce la competitività del sistema Italia perché altera le condizioni di concorrenza tra imprese italiane e di altri Paesi.
    In conclusione l’Italia sta vivendo una situazione difficile che non era scritta e non è scritta nel nostro DNA. Prima l’industria poi servizi sempre più strategici come quelli logistici e bancari sono preda di Blitz stranieri. Non c’è nulla di strano che una proprietà o un’azienda passi di mano in un mercato aperto e internazionale come l’attuale. Quello che è meno normale è che l’internazionalizzazione sia a senso unico, con molti stranieri attratti da imprese italiane e gli italiani attratti solo dalle imprese a bassa concorrenza come Telecom, Autostrade, Enel. Molta colpa di quanto è successo deriva da errori passati, come le nazionalizzazioni fatte senza disegno strategico e solo per fare cassa ed un sistema finanziario e fiscale che favorisce gli investimenti finanziari e para finanziari a scapito degli investimenti produttivi.

    Il governo del Polo ha accentuato errori del passato. Errori che se non si correggono in fretta, ricreando condizioni di convenienza per gli investimenti produttivi , fanno correre al bel Paese un grosso rischio, quello di diventare la Florida d’Europa, un Paese dove i vecchi e i ricchi vengono a svernare.