“Commenti&Analisi” Rilanciare la formazione (L.Bobba)

29/04/2005
    venerdì 29 aprile 2005

      COMMENTI E INCHIESTE – pagina 10

      STRATEGIE DI CRESCITA – Tra le proposte delle Acli contenute nell’
      «Agenda del lavoro per l’Itali », sconti fiscali e investimenti nell’istruzione al Sud

      Rilanciare la formazione

        di Luigi Bobba*
        * Presidente delle Acli

          In questi giorni cade il 60° anniversario della fondazione delle Acli. Nell’ambito dei festeggiamenti (iniziati ieri), le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani presentano domani mattina, all’hotel Ergife di Roma, la loro «Agenda del lavoro per l’Italia» ai rappresentanti delle principali forze sindacali e imprenditoriali del Paese. L’incontro è promosso dall’Acli in collaborazione con l’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e del lavoro. I l diritto al sapere si presenta come un nuovo diritto civico e di libertà. La sua esigibilità, lungo tutto il corso della vita, sarà un criterio decisivo per garantire a tutti eguali opportunità. È questa una delle affermazioni cruciali dell’ «Agenda del lavoro per l’Italia» che le Acli presentano domani a Roma ai rappresentanti del mondo sindacale e delle imprese in occasione delle manifestazioni per i 60 anni di vita dell’associazione.

          Il passaggio dalla società del lavoro alla società della conoscenza porta con sé una novità essenziale: la conoscenza diviene la risorsa più preziosa per creare nuova ricchezza e, dunque, nuovo sviluppo e nuovo lavoro. La conoscenza è però una risorsa scarsa e mal distribuita.

          Attorno all’accesso alla conoscenza stanno nascendo nuovi conflitti così come si fanno strada possibili nuovi diritti. Questa nuova famiglia di diritti riguarda appunto la possibilità di poter usufruire di una buona formazione non solo nella fase scolare, ma lungo tutto il percorso della vita, specialmente quando si perde il lavoro o lo si vuole cambiare.

          L’Italia presenta un doppio handicap: un numero di adulti ( 44,3%) che hanno completato il ciclo secondario molto più basso della media europea ( 64,1%); una quota di adulti che partecipa ad attività formative di gran lunga inferiore alla media europea ( 4,2 contro 9,6%).

          Ci sono state in questi anni alcune scelte che prefigurano lo sviluppo della " life long learning": la nascita degli enti bilaterali per la formazione continua; la legge 53/ 2000 per i congedi parentali che regola altresì i congedi formativi; l’offerta da parte di alcune Regioni di
          "voucher formativi" a domanda individuale. Ma siamo ancor ben lontani dalla costruzione di un sistema di formazione ricorrente che consenta di offrire accesso e occasioni di formazione e riqualificazione professionale a tutti e in particolare a coloro che hanno alle spalle un iter scolastico più ridotto o persino interrotto.

          L’impianto di un sistema di formazione ricorrente si presenta come un cardine essenziale per un Welfare più personalizzato e portatile. E l’accesso al sapere lungo tutto il corso della vita costituisce forse la miglior tutela della persona che lavora in un mercato che si è fatto alquanto incerto e più competitivo. Di qui l’urgenza di arrivare a un
          "riconoscimento dei diritti individuali di formazione" — come si evince da una proposta di legge sollecitata dalle Acli con una raccolta di 100mila firme— e ora dormiente nei cassetti della Commissione lavoro della Camera dei deputati. Un riconoscimento che potrebbe essere parzialmente anticipato con una misura semplice ed efficace: introdurre un credito formativo fiscale, cioè la facoltà per il lavoratore di poter dedurre fino al 40% i costi di determinate tipologie di attività formative che egli stesso decide di intraprendere. L’utilizzo della leva fiscale, già sperimentato negli anni passati per la sostituzione dell’automobile e per la ristrutturazione della casa, potrebbe essere ora finalizzato a rinnovare il capitale umano del Paese, con vantaggi sia per i singoli che per la competitività dell’intero sistema economico.

          Una seconda strada da intraprendere riguarda non tanto la legislazione, ma i contratti nazionali. Negli anni 70 le organizzazioni sindacali, attraverso il riconoscimento delle " 150 ore", consentirono ad alcune centinaia di migliaia di lavoratori di avere a disposizione un tempo di lavoro remunerato per dedicarlo alla propria formazione. Le " 150 ore" furono il volano per tanti lavoratori per conseguire il diploma di terza media, migliorando così il loro livello scolastico di base. Ora le " nuove 150 ore" potrebbero essere la via per avere stabilmente nei contratti un’opportunità di accesso alla formazione ricorrente, non determinato esclusivamente dall’offerta aziendale o degli enti bilaterali.

          Accanto alla possibilità, già prevista in alcuni contratti, di corrispondere parte degli aumenti salariali in disponibilità di ore di formazione continua, si potrebbe recepire anche in Italia quanto contenuto nell’accordo intersettoriale siglato — nel settembre 2003 — dai sindacati francesi con le parti datoriali dove viene prevista una dotazione di 18 ore di permesso individuale retribuito annuo per ogni lavoratore per finalità formative nonché per l’accesso ai servizi di orientamento, bilancio delle competenze e ricollocamento.

            Infine la centralità della conoscenza come leva per creare nuova ricchezza interseca altresì un problema antico del nostro Paese: il divario occupazionale tra Nord e Sud. Questo divario non si è ricomposto, ma ha accentuato anche lo squilibrio territoriale. Infatti le famiglie del Sud sostengono i costi di un investimento (circa 100mila euro per allevare, educare e formare un giovane fino a 20 anni) che andrà a riversarsi in altre Regioni del Paese. Riconoscimento dei diritti individuali di formazione, credito formativo fiscale, dotazione formativa prevista nei contratti e investimenti sul sistema scolastico del Sud: queste le proposte delle Acli perché il Paese sia più competitivo e insieme siano assicurati a tutti eguali opportunità nella società della conoscenza.