“Commenti&Analisi” Riforma professioni, ultimo appello (R.Orlandi-Cup)

27/01/2005


            giovedì 27 gennaio 2005
            pagina 35 -Professioni



            Riforma professioni, ultimo appello
             
            Domani al ministero della giustizia il confronto sulla bozza Castelli. Oggi l’assemblea del Cup.
            Necessario approvare la legge entro la fine della legislatura
             


            di Roberto Orlandi
            vicepresidente e portavoce del Cup
            Gennaio gravido di novità per la riforma delle professioni. Ma, per capire meglio, bisogna partire dal 20 novembre 2004 quando, a Milano, in un convegno organizzato dal coordinamento dei Cup del Nord Italia, (guidato dall’infaticabile architetto Pino Capocchin) il ministro della giustizia Roberto Castelli annunciò di voler rientrare da protagonista sul tema della riforma delle professioni, con un proprio testo, che tuttavia sarebbe partito da quello elaborato dalla commissione Vietti e che già aveva ottenuto il gradimento degli ordini professionali, delle casse di previdenza, dei sindacati dei professionisti e di gran parte delle associazioni delle cosiddette ´nuove professioni’.

            Un’assicurazione, quest’ultima, non di poco conto e assolutamente tranquillizzante per tutti. Il ministro, sempre dal palco del convegno milanese, annunciò che in brevissimo tempo il suo testo sarebbe stato reso noto, e anche lo strumento con il quale ´trasferirlo’ in parlamento: un maxi-emendamento governativo al testo Cavallaro-Federici, elaborato dalla commissione giustizia del senato.

            Tuttavia il tempo corse via veloce e, nei mesi seguenti, del testo ´Castelli’ nemmeno l’ombra, mentre serpeggiava l’interrogativo se questo ritardo fosse dovuto a problemi tecnici ovvero a un ripensamento politico, dubbio quest’ultimo alimentato anche da continui rinvii di appuntamenti già fissati con il ministro stesso. Ma, naturalmente, la cosa andava chiarita e l’occasione fu un incontro istituzionale, presso il Quirinale, a fine dicembre 2004, quando i vertici del Cup e alcuni presidenti di consigli nazionali avvicinarono il presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ponendogli chiaramente la questione della riforma, una riforma sempre più ineludibile, sempre più parte dell’agenda della modernizzazione dell’Italia.

            Non bastò, al capo del governo, rispondere con ilare sagacia, ´Agli Ordini!’, per cavarsela; dopo la pur gradevole battuta dovette affrontare l’argomento e, a onor del vero, lo fece dimostrando di avere contezza dei problemi e conoscenza della materia, puntuale e inaspettata; ma forse non tanto, se si considera che gli iscritti negli albi professionali, i loro dipendenti e i praticanti assommano a oltre 3,7 milioni di persone e che rappresentano, sotto altro verso, un bacino elettorale formidabile, capace di modificare l’assetto politico del governo del paese, in particolare in un sistema bipolare.

            Logico quindi che il capo del governo, che comunque ha sempre dimostrato grande intuito politico, non potesse trascurare o disconoscere i grandi temi, i valori e le richieste provenienti dal mondo professionale italiano.

            Al Quirinale, dunque, il presidente Berlusconi assicurò i presidenti delle professioni ivi presenti: la riforma si farà disse, ne parlerò al ministro Castelli, mentre non mancava di rivolgere parole di apprezzamento al sottosegretario alla giustizia Michele Vietti, che nel frattempo aveva raggiunto il gruppo.

            E infatti molti ritengono che sia stato l’intervento di Berlusconi ad accelerare il lavoro che il ministro Castelli già stava svolgendo; sia come sia, la bozza finale di quella proposta è stata ufficialmente trasmessa poco dopo l’Epifania dal ministro della giustizia al presidente del Cup, Raffaele Sirica, al presidente dell’Adepp, Maurizio De Tilla, al presidente di Assoprofessioni, Giorgio Berloffa, al coordinatore del Colap, Giuseppe Lupoi ed al presidente della conferenza dei sindacati delle professioni, Gaetano Stella, insieme con l’invito a un incontro inizialmente previsto per il 26 gennaio e poi da ultimo spostato dal ministro, per ragioni personali, al 28 seguente.

            Naturalmente il presidente del Cup aveva immediatamente convocato una riunione dell’assemblea plenaria dei consigli nazionali delle professioni per l’odierna giornata, 27 gennaio, cioè per il giorno seguente l’incontro inizialmente convenuto con il ministro, mentre lo slittamento provocherà forse qualche problema nel dibattito.

            Infatti, il ministro Castelli, nel diramare l’invito per l’incontro, ha ´segretato’ la sua proposta normativa, sicché per dovere di correttezza istituzionale il presidente Sirica non ha potuto distribuirne copia e, in teoria, la discussione sulla ´proposta Castelli’ rischia di avvenire al buio ovvero di non avvenire affatto.

            Tuttavia non il testo, ma alcuni dei punti cardine della ´proposta Castelli’ sono noti, per averli la stampa rappresentati e perché alcuni presidenti di ordini nazionali ne hanno comunque ricevuta copia riservata.

            Per esempio, il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha già fatto conoscere le proprie perplessità circa una questione fondamentale, quella relativa all’approvazione dei codici deontologici delle professioni, che si vorrebbe sottoposta alla preventiva approvazione del ministro guardasigilli; un arretramento consistente rispetto alla tradizione di autonomia delle categorie professionali (verrebbe da dire: un sussulto ´statalista’, inaspettato da parte di un ministro proveniente da uno schieramento politico che ha fatto del federalismo e della sussidiarietà la propria bandiera) e che certo troverà opposizione non solo fra gli avvocati. A prescindere dai ´codici europei di deontologia’ in via di definizione, e che certo non possono essere sottoposti all’approvazione di una singola Autorità nazionale.

            Ma probabilmente non è il caso di soffermarsi su tecnicismi o su singoli aspetti della ´proposta Castelli’, che saranno peraltro oggetto della riflessione attenta dell’assemblea dei presidenti degli ordini e collegi del Cup, in corso di svolgimento oggi, quanto piuttosto sulla effettiva possibilità che la riforma delle professioni si faccia veramente, perché è questa la vera chiave di volta.

            Che senso avrebbe, infatti, la ricerca esasperante del testo perfetto o di un compromesso minuzioso con gli altri attori del sistema, se poi infine la riforma non trovasse compimento?

            Non è per piacere retorico o sterile esercizio accademico che noi tutti abbiamo intensamente lavorato in questi anni.

            Certo è che i tempi della riforma si sono fatti stretti, strettissimi e il governo ha ´bruciato’ mesi preziosi, dopo che si era giunti a un accordo di massima, in un rinvio del quale nessuno ha compreso la ragione.

            Ma è altrettanto vero che il tempo perduto, volendo, lo si può recuperare; l’una scelta o l’altra sono nelle mani del potere politico, che ne porta per intero la responsabilità.

            Personalmente resto fiducioso che la riforma si farà, e questa aspettativa poggia sulle considerazioni che seguono.

            La principale, è che questa riforma il governo e le forze di maggioranza l’hanno promessa da tempo, da prima ancora di vincere le ultime elezioni politiche; vero è che non sempre le promesse elettorali sono o possono essere mantenute, ma neppure il mondo professionale (quei 3,7 milioni di persone a cui prima facevo riferimento e che salgono a oltre 4 milioni, se si ricomprendono le nuove professioni) è graziosamente disponibile a concedere sconti non motivati o a dimenticare: insomma, in gioco ci sono milioni di voti, da prendere o da perdere.

            In più le forze di maggioranza non possono qui invocare l’alibi di una opposizione intransigente; al contrario, in materia di professioni fra i due poli vige un gentlemen’s agreement assolutamente invidiabile, e le posizioni non sono neppure tanto distanti; infatti, a prescindere da alcuni temi marginali che ciascuno schieramento politico ´marca’ come segno proprio, i fondamenti della riforma sono identici per i due Poli, consapevoli che una riforma di legislatura di questo tipo non ha colore e non ha padrini: è una riforma nell’interesse del paese.

            Forse mi ripeto nel dirlo, ma anche sul fronte professionale i conflitti sono stati da tempo metabolizzati; al momento di scrivere il primo, fondamentale canovaccio del testo di riforma Vietti, gli ordini aggregati nel Cup hanno concesso significativi spazi di apertura alle nuove professioni (e questo a prescindere dalla reale forza numerica dei due schieramenti, tutta a favore del mondo ordinistico), e non ha mai modificato o ritirato questa disponibilità al dialogo neppure nel momento più difficile, quando il Colap di Giuseppe Lupoi, dopo avere incassato tutte le aperture del Cup, si alzò dal tavolo dicendo che quella proposta dal sottosegretario Vietti era una ´controriforma’, pretendendo di più.

            Ma fu proprio quel ´gioco al rialzo’, a essere fatale al Colap, che alcuni mesi dopo subì una scissione al suo interno, con la nascita di una seconda organizzazione di rappresentanza, Assoprofessioni, che in brevissimo tempo aggregò anche nuove sigle associative prima non aderenti, oltre a quelle nella circostanza fuoruscite dal Colap, e seppe conquistarsi immediato credito e credibilità, proponendosi esattamente come obiettivo principale quello di arrivare rapidamente alla riforma.

            Oggi pertanto Assoprofessioni, per convinta scelta, e il Colap, per ripensamento (speriamo altrettanto convinto), sono concordi nella volontà di pervenire a una riforma sulla base dell’impianto dalla commissione Vietti e, peraltro, ampiamente ripreso, perlomeno nei suoi punti fondamentali, nel ´testo Castelli’. Alcuni aggiustamenti sono necessari, alcune limature indispensabili, ma si tratta di questioni marginali, talvolta solo estetiche, come un fragile diaframma di carta velina, che ancora separa l’elaborazione del progetto dalla sua traduzione in atti concreti; il ministro di giustizia si trova oggi a dovere rapidamente superare questa barriera, per dare risposte reali ai bisogni reali del mondo delle professioni e del paese. (riproduzione riservata)