“Commenti&Analisi” Riforma pensioni: sbagliato puntare solo a far cassa (T.Treu)

01/04/2004

ItaliaOggi (commenti)
Numero
078, pag. 1 del 1/4/2004
di Tiziano Treu

Riforma pensioni Sbagliato puntare solo a far cassa

L’esame della legge delega è entrato nel vivo, con le votazioni del testo e degli emendamenti in commissione lavoro del senato. Il governo ha modificato le sue proposte lasciando cadere due tra le norme più criticate del disegno di legge originario: la decontribuzione sui nuovi assunti e l’obbligatorietà del trasferimento del tfr ai fondi pensione. Queste modifiche mostrano che le critiche e le opposizioni motivate possono servire a cambiare le posizioni del centro-destra e mostrarne le contraddizioni interne.

Nonostante ciò, ritengo che anche l’attuale versione del ddl governativo resti criticabile, in particolare per l’innalzamento eccessivo e rigido dell’età pensionabile a 60 e poi a 61, a 62 anni di età. Lo ´scalone’ previsto nelle proposte originarie, cioè l’innalzamento di cinque anni in un colpo solo dei requisiti di accesso alla pensione, si è trasformato in tre scalini a varie tappe (3+1+1): fanno sempre cinque anni di innalzamento, cui va aggiunta la riduzione delle finestre di pensionamento; col che si arriva quasi a sei anni.

Il problema dell’età pensionabile esiste, ma si possono trovare soluzioni più flessibili e accettabili; come quella proposta dall’opposizione, in particolare dalla lista unitaria. Abbiamo ipotizzato che in sede di verifica, quella prevista dalla legge Dini per il 2005, si modifichino, in via concertativa, i coefficienti di trasformazione, tenendo conto dell’allungamento delle aspettative di vita. Questo indurrà a lavorare di più (due anni) per mantenere l’entità della pensione, ma lasciando liberi di ritirarsi a 57 anni con una modesta riduzione della pensione annua, perché pagata per due anni in più. È modesta perché limitata ai due anni e non conseguente a un’applicazione totale del metodo contributivo come sostiene qualcuno, anche nel governo.

Inoltre, non basta intervenire sulle pensioni, occorre considerare altri aspetti del nostro sistema di welfare che sono molto carenti: il rafforzamento delle pensioni minime, il sostegno ai percorsi pensionistici dei lavoratori precari, l’abolizione dei residui regimi previdenziali privilegiati, gli incentivi all’assunzione di lavoratori anziani per rendere realistico l’allungamento della vita attiva, sostegno al part-time misto a pensione, sostegno per la totalizzazione e per il ricongiungimento dei vari periodi pensionistici, assistenza agli anziani non autosufficienti.

Il governo dice di voler continuare il confronto sul provvedimento. Ha occasione di dimostrarlo anzitutto nei confronti dei sindacati, riaprendo il tavolo di trattativa sul welfare, come aveva promesso settimane fa.

Naturalmente dovrà indicare i finanziamenti disponibili per rendere realistico questo confronto sul welfare.

La discriminante di fondo è se si vuole tagliare solo le pensioni per fare cassa oppure se si vuole riequilibrare il welfare per rafforzarlo, come noi riteniamo; ma come pensa anche la parte più dialogante della maggioranza.

Su temi così delicati, che investono il quotidiano di milioni di persone, anche il metodo è importante: in queste materie la volontà di dialogo occorre provarla anzitutto al tavolo della concertazione e non solo a parole. (riproduzione riservata)

Tiziano Treu
responsabile lavoro della Margherita