“Commenti&Analisi” Riforma, le professioni in pressing (R.Orlandi)

28/10/2004


             
             
             
             
            Numero 258, pag. 39
            del 28/10/2004
             
            Riforma, le professioni in pressing
             
            Appello del Cup: necessario ripartire dalla bozza Vietti, già condivisa da gran parte dei professionisti.
            Ordini, associazioni e Casse chiedono una legge bipartisan
            di Roberto Orlandi*
            *Vicepresidente del Cup e presidente del consiglio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici
            laureati
            Ancora non sappiamo se l’improvviso sprint dato alla riforma delle professioni dall’impegno pubblicamente assunto dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, nello scorso mese di settembre al work-shop ´Ambrosetti’ di Cernobbio, si rivelerà l’ennesimo fuoco di paglia oppure un duraturo falò capace di bruciare le ultime resistenze conservatrici (spesso ammantate da progressismo), di chi ha interesse a mantenere il nostro sistema professionale fermo al palo e di tutta quell’altra variegata platea che, per le più diverse ragioni, gli regge bordone.

            Certo è che i ´30 giorni’ indicati da Berlusconi come il termine entro cui la riforma predisposta dal sottosegretario alla giustizia, Michele Vietti, sarebbe approdata nelle aule parlamentari sono già trascorsi, ma non è ironizzando su questo termine (o sulle molte altre scadenze che in questi anni il mondo politico ha propinato al mondo professionale, per poi mandarle disattese) che si può uscire dalla impasse.

            Personalmente resto fiducioso, e penso che le possibilità di fare una buona riforma in questa legislatura siano maggiori rispetto al rischio di non fare nulla, per quattro ragioni.

            La prima è l’atteggiamento serio, responsabile e assolutamente apprezzabile dei partiti di opposizione sulla vicenda; essi criticano il governo per le sue inadempienze (come deve fare in democrazia l’opposizione), ma la critica non è distruttiva, al contrario è di stimolo e indica sempre ragionevoli e possibili percorsi, in questo fair play brilla Pierluigi Mantini, responsabile delle professioni per la Margherita, ricambiato sul fronte avverso da deputati come Nino Lo Presti, che condivide la medesima competenza di partito, ma questa volta per Alleanza nazionale.

            Quella delle professioni resta perciò, ancora, una grande riforma bipartisan, e le forze politiche sono tuttora consapevoli che essa non potrà mai divenire preda o patrimonio di una sola di esse: se questa si farà, sarà nell’interesse del paese, dei cittadini, dei professionisti e rappresenterà un patrimonio comune di tutte le forze politiche.

            Del resto sono sotto gli occhi di tutti gli sforzi fatti dal Cup in questi anni, per mantenere aperti i canali di dialogo con tutti (riconoscendo al tempo stesso i meriti di ciascuno), pur nella rivendicazione piena della propria autonomia.

            La seconda ragione che induce ottimismo è il ripensamento sul ´testo Vietti’ maturato all’interno del mondo associativo; non mi riferisco solo alla nascita di Assoprofessioni, che rimane pur sempre l’elemento principale di questa svolta, ma penso anche al recente intervento del coordinatore del Colap, Giuseppe Lupoi, che a un importante convegno sull’argomento tenuto a Stresa nei primi giorni del mese di ottobre, a sua volta ha perorato la realizzazione della riforma partendo dal ´testo Vietti’, pur precisando che questo non lo soddisfaceva appieno.

            Ed è appunto l’ormai diffusa consapevolezza che se la riforma non si farà perderemo tutti che dovrebbe indurre anche chi ha finora remato contro per partito preso a invertire il senso di marcia e remare dalla parte giusta, verso l’approdo.

            La tranquilla forza che la neonata Assoprofessioni ha dimostrato in questi suoi primi mesi di vita, ci garantisce come questa parte del mondo associativo non sposterà la barra del timone dal percorso che si è dato e che è tutto riassunto nel programma del suo presidente, Giorgio Berloffa, ´Assoprofessioni… dopo un periodo di conflittualità… si propone di riprendere il dialogo con gli ordini… al fine di accelerare un processo di riforma delle professioni ampiamente condiviso…’.

            In terzo luogo c’è l’Europa, che non è nemica degli ordini, che non ha mai chiesto di smantellare il nostro sistema ordinistico per sostituirlo con uno di tipo associativo, ma che ha sempre vigilato sull’applicazione del ´Diritto di stabilimento’ (cioè il diritto, per un cittadino comunitario, di migrare e stabilirsi in qualunque paese della unione e ivi esercitare, a pari condizioni, la propria arte o professione).

            L’Europa ci chiede e ci ha chiesto, anche recentemente per bocca dell’ex-commissario Mario Monti, di riformare il nostro sistema professionale, per renderlo più competitivo e consentirne la massima valorizzazione, anche eliminando le eventuali restrizioni alla concorrenza che si rilevassero.

            A queste sollecitazioni il nostro paese non può non rispondere.

            Il quarto e ultimo motivo è squisitamente politico: i professionisti sono un mondo vastissimo, che supera i 3.700.000 soggetti; sono anche la platea sociale dalla quale proviene la maggior parte, per qualità e quantità, della classe dirigente italiana.

            Questo mondo chiede da anni che la riforma si faccia, ha concorso in tutti i modi alla sua elaborazione con un dibattito profondo, anche dottrinale, che ne ha pervaso ogni più piccolo segmento organizzativo.

            In più questa riforma non costa un solo euro all’erario.

            Con quale coraggio la classe politica potrà ripresentarsi all’appuntamento elettorale del 2006 (e, ancora prima, a quello regionale del 2005), dichiarando la propria insipienza nel non essere riuscita a realizzare una riforma condivisa, senza costi e utile all’intero paese?

            E quando questo capitasse, che speranze avrebbero quei politici di potere riottenere il consenso dei professionisti e dei cittadini?

            Per questo il presidente del consiglio, con la dichiarazione fatta a Cernobbio, si è assunto una grande responsabilità, che può costar caro disattendere, insieme al ministro della giustizia, Roberto Castelli, che pare intenzionato a voler giocare un rinnovato, positivo ruolo nella vicenda.

            Certo, poi c’è proprio chi la ´riforma Vietti’ non la vuole neppure vedere. Mi riferisco a quel gruppo di economisti e intellettuali che hanno sottoscritto un appello pubblico a tutte le forze politiche perché questa riforma non si faccia; in verità quell’appello non pare avere avuto grande successo, anche se fra i suoi proponenti vi sono autorevoli articolisti di importanti quotidiani nazionali: tanto meglio, almeno così nessuno potrà più dire che esiste la lobby dei giornalisti!

            Come tutti gli addetti ai lavori ben sanno, il ´testo Vietti’ ricomprende i frutti di 20 anni di lavoro e di elaborazione sui problemi delle professioni, con il concorso di pressoché tutti gli attori del sistema (ordini, casse private di previdenza, sindacati, associazioni non ordinistiche). Un’elaborazione che peraltro non è rimasta priva di effetti pratici nel modo di ´ripensare’ la professione e già attuati concretamente dalla maggior parte degli albi, per esempio attraverso una liberalizzazione su temi prima poco dibattuti (come la pubblicità); nell’applicazione del principio dell’aggiornamento professionale permanente; nell’assicurazione professionale obbligatoria; nella deontologia professionale; in un nuovo modo di affrontare, associandosi, un mercato dei servizi divenuto ormai globale.

            Parliamo, peraltro, di una elaborazione che ha riguardato un numero rilevante di persone, date le dimensioni delle professioni italiane. Perciò mi chiedo: avranno ragione quegli otto (tanti mi pare siano) intellettuali che dicono che la riforma non va bene oppure avranno ragione quei milioni di persone che ´vivono’ la professione quotidianamente, e che in gran parte la pensano diversamente?