“Commenti&Analisi” Quegli ambiziosi impegni con l’Europa – di T.Boeri

02/05/2003




              Giovedí 01 Maggio 2003
              COMMENTI E INCHIESTE
              Quegli ambiziosi impegni con l’Europa
              di Tito Boeri

              Che ruolo deve avere l’Europa nel riformare le pensioni degli italiani? Intervenendo a Torino al convegno degli industriali, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva lanciato l’idea di una Maastricht per le pensioni. Immediata quanto prevedibile levata di scudi dei sindacati. Passato qualche giorno, il titolare del ministero del Welfare, Roberto Maroni, impegnato in prima linea nella trattativa con le parti sociali, si è affrettato a chiarire che si trattava, in realtà, di una Maastricht al contrario, un bottom-up. Più che sottometterci a vincoli imposti da autorità sopranazionali europee, avremmo dovuto «esportare il nostro modello pensionistico all’estero, visto che in Italia una parte importante della riforma è già stata fatta negli anni passati e ora si tratta solo di completarla». Forse il titolare del ministero del Welfare aveva in mente anche lezioni in negativo e solo per scopi di marketing ha preferito non metterle in luce. Il presidente del Consiglio ci ha riprovato al vertice europeo di Atene. Anche qui facce perplesse. Del resto in Francia e Germania si stanno in questi giorni varando riforme importanti dei sistemi previdenziali pubblici, e di Maastricht delle pensioni proprio non si parla. A guardare bene, tuttavia, l’Italia e tutti gli altri Paesi europei che hanno un’età effettiva di pensionamento molto bassa (Belgio, Francia, Germania, Grecia e Spagna) si sono già impegnati in sede europea a raggiungere traguardi molto ambiziosi. Abbiamo, ad esempio, ufficialmente sottoscritto l’impegno (poi ribadito nei nostri Piani nazionali per l’occupazione, i Nap, come li chiamano a Bruxelles) a portare il tasso di occupazione delle persone fra i 55 e i 65 anni di età al 40% entro il 2005 e addirittura al 50% entro il 2010. Ci siamo, inoltre, impegnati in una serata tardo primaverile in quel di Barcellona ad aumentare l’età effettiva di pensionamento di ben cinque anni… nell’arco di un decennio. I due grafici riportano l’andamento effettivo di queste grandezze e gli impegni sottoscritti dal nostro Governo. Ai lettori lasciamo giudicare il realismo degli impegni assunti. Basti notare che la riforma Amato del 1992 – una riforma che ha fortemente ridotto la generosità del nostro sistema previdenziale – è riuscita solo a stabilizzare il tasso di occupazione per questa fascia di età, impedendo un suo ulteriore declino. Legittima la domanda: perché ci siamo impegnati su obiettivi così ambiziosi? Si dice che il Governo volesse legarsi le mani nel compiere scelte politicamente difficili. Ma che senso ha porsi obiettivi così palesemente al di fuori dalla nostra portata? Forse per sviluppare un senso di frustrazione fra gli sherpa che devono svolgere il duro e oscuro lavoro nelle riunioni a Bruxelles? Se è così, si consolino i funzionari impegnati nelle sedi comunitarie: sono in buona compagnia, non siamo i soli infatti a essere lontanissimi dall’obiettivo. Ma vi è anche chi suggerisce un’interpretazione maliziosa: si voleva mettere in cattiva luce l’Europa agli italiani. Doveva apparirci come un Leviatano che ci fa invecchiare e diventare decrepiti rigorosamente sul posto di lavoro. Ma anche questa interpretazione non regge. Non ci risulta che il presidente del Consiglio (come del resto i suoi omologhi europei) abbiano raccontato ai propri cittadini, al ritorno da Barcellona, di questi onerosi impegni presi. Rimane allora l’interpretazione letteraria: si è trattato solo ed esclusivamente di un sogno di mezza estate. Italiani: potete dormire tranquilli. Non sarà l’Europa a toccare le vostre pensioni. Ma svegliatevi in fretta. Sarete voi stessi e soprattutto i vostri figli, se non le riformate per tempo, a doverle ritoccare. Verso il basso.