“Commenti&Analisi” Quando sciopera Yahoo (B.Ugolini)

26/04/2005
    lunedì 25 aprile 2005

      ATIPICIACHI
      Quando sciopera Yahoo

      di Bruno Ugolini

        Non è uno sciopero qualsiasi. Interessa, infatti, un nome celebre per tutti i navigatori di Internet. Trattasi di Yahoo-Italia, un portale prestigioso con diramazioni in tutto il mondo. Un pezzo anche del pianeta del lavoro atipico. Qui è stata licenziata una delegata sindacale ed i lavoratori interessati sono ricorsi all’iniziativa sindacale. La notizia è stata dalla Filcams Cgil di Milano, il sindacato del commercio. Il tutto è avvenuto nel bel mezzo di una vertenza che oppone l’organizzazione dei lavoratori all’azienda.

          Il provvedimento inflitto alla delegata è scattato alle 18 dello scorso 18 Aprile.

            Tutto nasce da un susseguirsi di ristrutturazioni che hanno investito questo gruppo come tanti altri della new economy. Ristrutturazioni portate avanti senza alcun rapporto costruttivo con il sindacato. E’ un metodo, questo, teso ad ignorare il ruolo di Cgil- Cisl-Uil, adottato a suo tempo a livello nazionale dal governo di centrodestra. Un sistema che fa scuola presso tante direzioni aziendali. Fatto sta che a Yahoo, hanno sottolineato i sindacati, le riorganizzazioni produttive, quelle che sono chiamate "economie di scala", giunte a quota tre, sono state vissute dai lavoratori con un disagio crescente. Le richieste di dialogo, di confronto su come organizzare il lavoro, sono state costantemente evitate, respinte.

            Finché si è giunti alla lettera di licenziamento con decorrenza immediata di uno dei delegati sindacali di Yahoo. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La risposta è stata immediata, con la proclamazione di uno sciopero e di un’assemblea esterna all’azienda per permettere la partecipazione alla delegata licenziata. La Filcams ha giudicato l’atto adottato come un grave gesto antisindacale, ed ha annunciato che prenderà tutte le iniziative necessarie perché la lavoratrice sia reintegrata nel suo posto di lavoro. La notizia è corsa sulla rete, attraverso numerosi siti, con un’ondata di solidarietà. C’è chi ha raccolto anche la dichiarazione dell’amministratore delegato di Yahoo Italia, Massimo Martini. Questi ha parlato di una riorganizzazione collegata allo spostamento del "customer care" (il servizio d’aiuto) a Dublino. Iniziative come quelle in corso in Italia, ha aggiunto, non sono stravaganti, sono adottate in ogni paese europeo. Anche il licenziamento secondo Martini, era prevedibile. "Si sapeva che l’azienda avrebbe dovuto licenziare o spostare qualcuno". Il manager ha poi voluto aggiungere che non si tratterebbe di qualcosa di personale o di una politica antisindacale. Prima di passare al licenziamento, ha spiegato, sono state fatte alla lavoratrice delle controproposte e sono state cercate delle alternative. Il manager ha infine osservato, bontà sua, che la licenziata può ricorrere alla magistratura, fare causa all’azienda. Quel licenziamento, per lui resta in ogni modo non una rappresaglia antisindacale, bensì una scelta obbligata dalla riorganizzazione in corso.

              Quel che colpisce nelle parole dell’amministratore delegato è l’assenza di un qualsiasi riferimento all’organizzazione sindacale, alla necessità di costruire, soprattutto in un’azienda che si considera innovativa, un sistema di relazioni con i propri dipendenti non basato sul rapporto individuale che rende l’interlocutore debole e ricattabile ma sul riconoscimento dell’organizzazione che ha alle spalle, ovverosia il sindacato. Con la conseguente necessità di dar vita ad un convinto negoziato quando di tratta di scelte spesso dolorose che investono donne e uomini.