“Commenti&Analisi” Professioni, riforma in linea con la Ue – di M.Vietti

21/03/2003



            Venerdí 21 Marzo 2003
            INTERVENTO
            Professioni, riforma in linea con la Ue


            DI MICHELE VIETTI *
            * Sottosegretario alla Giustizia

            Sulla riforma delle professioni intellettuali non è difficile dare a Pierluigi Bersani e Pierluigi Mantini le «risposte concrete» che, «con pazienza e tenacia riformista», pretendono dalle pagine del Sole-24 Ore di ieri. Per trovarle basta leggere la bozza sulla quale il ministero della Giustizia ha iniziato, in questi giorni, la consultazione con Ordini, Casse di previdenza, sindacati e associazioni di professionisti. Ma andiamo per ordine ed esaminiamo, punto per punto, i rilievi critici dei due deputati dell’Ulivo. Il modello delle direttive Ue trova concreto riscontro nel sistema duale disciplinato nel progetto di riforma. L’Europa stabilisce per tutte le professioni che non sono espressamente disciplinate dall’ordinamento interno la possibilità di prevedere, a determinate condizioni, il rilascio dell’attestato di competenza per la circolazione nei Paesi dell’Unione. In questa prospettiva, l’articolo 8 del progetto prevede il sistema dell’attestazione per tutte le professioni emergenti, di cui viene espressamente favorita l’organizzazione in associazioni. L’istituzione di Ordini è, invece, circoscritta alle sole professioni che incidono su interessi generali, in conformità – lo ricordo a due parlamentari della Repubblica – con quanto previsto dall’articolo 33, comma 5, della Costituzione, sulla cui legittimità si è già più volte pronunciata anche la Corte di Giustizia europea. Per l’esercizio in forma societaria della professione è stata ideata la Stp – società tra professionisti sul modello della società tra avvocati del Dlgs 96/2001, pensata e voluta anch’essa in attuazione di direttive europee. Non solo. Ai professionisti è, altresì, consentito il ricorso alla società cooperativa: un tipo societario già testato, con successo, nella legge sui lavori pubblici (vedi articolo 9 e articolo 9-bis). In via di principio, le società potranno essere costituite tra professionisti appartenenti agli Ordini oltre che tra professionisti appartenenti agli Ordini e soggetti esercenti le professioni emergenti. Proprio alla luce della complessità delle prestazioni richieste del mercato, è stato ammesso nella società cooperativa il socio finanziatore. Non potrà avere più di un terzo del capitale e, in ogni caso, gli è interdetto il controllo, anche indiretto, dalla società; ma potrà dotare quest’ultima delle risorse patrimoniali e finanziarie necessarie a concorrere sui mercati, non più solo nazionali. Sulla possibilità di utilizzare le società commerciali c’è poco da aggiungere, essendo già prevista dall’articolo 2249 del Codice civile. Veniamo al terzo punto. Per la prima volta e proprio in conformità a quanto richiesto dal diritto europeo, le tariffe saranno stabilite «nell’interesse generale». Le stesse troveranno applicazione solo nel caso in cui l’onorario non dovesse essere stato convenuto tra professionista e cliente. È difficile, pertanto, comprendere quale sia la risposta concreta che sul punto i colleghi onorevoli pretendono. Anche perché in base alla legge 241/1990 spetta al Ministero consultare sulla proposta tariffaria messa a punto dagli Ordini, la società civile in tutte le sue componenti e non solo quegli "utenti" e "consumatori", ai quali impropriamente continuano a fare riferimento, con un linguaggio fordista, Bersani e Mantini. L’articolo 16, comma 1, lettera e) dela bozza prevede la necessità dell’equo compenso che deve essere corrisposto a chi svolge il tirocinio. Così sempre l’articolo 16 stabilisce che il tirocinio stesso possa essere svolto anche all’estero, mediante corsi di formazione e non solo presso gli studi professionali, ma anche presso amministrazioni e società. Ma come può tutto questo essere sfuggito agli autorevoli esponenti dell’opposizione; e come può dirsi che non c’è nessuna novità per i giovani? Veniamo all’esame di Stato. Mi limito a richiamare il primo criterio della delega: «L’esame di Stato deve garantire l’uniforme valutazione dei candidati e la verifica oggettiva del possesso delle conoscenze e dell’attitudine necessarie per lo svolgimento dell’attività professionale». A ciò si aggiunga la riforma delle commissioni, la cui maggioranza dovrà essere composta da esperti estranei al mondo professionale. Una novità non da poco e che nell’articolo i due deputati dell’Ulivo sembrano aver dimenticato. La pubblicità. L’articolo 23 impone espressamente al codice deontologico di assicurare «il corretto esercizio della professione, anche sotto il profilo dell’informazione». Sempre nella stessa direzione, l’articolo 27 consente ai professionisti di pubblicizzare la loro partecipazione a scuole, seminari, corsi di aggiornamento nonché la loro appartenenza alle associazioni che hanno come scopo la promozione dei profili specialistici che emergono delle professioni ordinistiche, la formazione e l’aggiornamento degli iscritti. Un’altra delle tante novità della riforma sulla quale, ancora una volta, i due deputati preferiscono sorvolare. Bersani e Mantini, infine, chiedono di evitare sovrapposizioni tra ordini e associazioni. Mai come in questa legge le rispettive funzioni e compiti sono stati identificati e circoscritti. L’articolo 18 riconosce agli Ordini «compiti di rappresentanza istituzionale, ferme restando le funzioni di rappresentanza proprie dei sindacati». La richiesta di assicurare la formazione continua obbligatoria e di imporre la copertura assicurativa non richiede altre parole, basta leggere gli articoli 14, 24 e 27. Che altro dire? Il sospetto è che ai due autorevoli esponenti dell’opposizione sia stato dato un testo diverso da quello messo a punto dalla commissione ministeriale o, in alternativa, conoscendo la competenza dei miei due contraddittori, che abbiano fatto prevalere su una serena valutazione di merito, posizioni preconcette di schieramento. Mi auguro che, nel prosieguo, l’ampia condivisione della nostra proposta da parte dei mondi professionali, possa estendersi anche alle forze politiche.