“Commenti&Analisi” Previdenza, dai sondaggi risposte diverse – di G.Cazzola

22/01/2003




Mercoledí 22 Gennaio 2003
RIFORME E CONSENSO


Previdenza, dai sondaggi risposte diverse


DI GIULIANO CAZZOLA
«Giù le mani dalle pensioni – affermerebbe il 63% degli italiani secondo un sondaggio realizzato dal Cnel in collaborazione con l’Eurisko – perché non devono essere sempre i pensionati a pagare». I luoghi comuni sono duri a morire. Poco importa che nessuna riforma si proponga di ledere i diritti acquisiti (ovvero i trattamenti già erogati). I pensionati – una categoria della quale si continua a fornire una rappresentazione pauperistica del tutto estranea alla realtà – continuano a essere strumentalizzati nell’interesse di coloro che in quiescenza non sono ancora andati. I sondaggi, quando sono seri, servono a percepire gli umori dell’opinione pubblica e quindi possono essere utili a orientare l’azione di governo. Chi ricopre ruoli istituzionali, però, non può dirigere un Paese mettendosi alla coda, ma ha il dovere di porsi degli obiettivi di carattere generale e di prospettiva, magari sforzandosi di convincere i cittadini dell’opportunità di scelte difficili. È questo il fondamento di una democrazia rappresentativa. Una scelta ritenuta impopolare, oggi, può rivelarsi compresa e apprezzata, domani. Tanto più che i sondaggi sulle pensioni non sono sempre piagnoni e antiriformatori. Si prenda il recente Rapporto dell’Unione europea dove sono pubblicati i risultati di un’inchiesta di Eurobarometro (un programma di sondaggi promosso dalla Commissione), per certi aspetti simili, per altri di tenore diverso rispetto a quelli della ricerca Cnel-Eurisko, anche per quanto concerne il campione di italiani sondati, le cui reazioni sono più o meno uguali a quelle dei cittadini dei 15 paesi membri. Alla domanda se la sfida demografica costituisca o meno un problema per la sostenibilità dei sistemi pensionistici, oltre il 60% degli italiani (con qualche punto di più della media Ue) risponde affermativamente. Inoltre, i nostri concittadini si dimostrano abbastanza consapevoli dei loro diritti pensionistici e fiduciosi per le condizioni di reddito e di vita da pensionati. Per quanto riguarda il punto critico dell’età pensionabile l’Eurobarometro afferma che «la maggior parte degli europei prevede di andare in pensione tra i 56 e i 60 anni e pochi tra loro pensano di prolungare la vita attiva dopo i 65 anni». Si tratta, in pratica della fotografia della situazione esistente se è vero che l’età media effettiva di quiescenza nei 15 paesi è pari a 58 anni. Non a caso questo è il punto d’attacco dell’Unione che ha proposto di alzare di cinque anni, entro il 2010, l’età effettiva media di pensionamento. Gli italiani, dunque, non sono meno "viziosi" degli europei, nel senso che almeno un 20% degli interpellati indica la fascia compresa tra 61 e 65 anni, mentre quelli attestati sul periodo 56-60 anni sfiora il 25% delle risposte. Va da sé che gli italiani (come del resto gli europei) non si iscrivono numerosi a rispondere di sì alla domanda sull’innalzamento dell’età pensionabile: ma non è poco che una quota pari a circa il 25-30% (anche in questo caso i dati nazionali ed europei sono allineati) si rendano conto del problema e si dichiarino d’accordo. Sembra poi che gli europei (come gli italiani) ritengano, in larga maggioranza, che la pensione debba essere collegata ai contributi versati (un plebiscito per i metodi contributivi ?), che le persone disposte a posticipare la pensione oltre l’età normale debbano ricevere un trattamento più elevato. I cittadini europei giudicano, poi, preferibile che «l’andata in pensione sia resa obbligatoria a un’età fissa». Tuttavia, il Rapporto esprime interesse per il caso dell’Italia dove «gli individui dispongono di una grande libertà per scegliere il momento di andare in pensione e della possibilità di determinare il livello dell’assegno proprio fissando il momento stesso della quiescenza». In sostanza, quello dei pensionandi non è un popolo di riformisti in un Continente vecchio come l’Europa. Tuttavia, non mancano segnali – contradditori e incerti – di una migliore consapevolezza. Sempre che i Governi sappiano
raccogliere e sollecitare le sfide.
          Sondaggio – Nota informativa
          Queste le informazioni sul sondaggio di cui parliamo nell’articolo a fianco, secondo quanto previsto dalla delibera
          del 25 luglio 2002 dell’Autorità per le comunicazioni. Soggetto che ha realizzato il sondaggio: Eurobarometro.
          Committente: Commissione Ue. Tipo di rilevazione: sondaggio realizzato attraverso interviste faccia a faccia.
          Estensione territoriale: Unione europea. Consistenza del campione: 1.000 persone per Stato membro, ad eccezione della Germania (2.000 persone intervistate), il Lussemburgo
          (600), il Regno Unito (1.300 di cui 300 in Irlanda del Nord). Il testo delle domande: 1) Il basso tasso di natalità e l’allungamento delle speranze di vita sono la causa dell’invecchiamento della popolazione nel nostro Paese.
          Pensate che in futuro questa situazione porrà un problema?
          2) Avete fiducia nella pensione statale? 3) Come vedete la vostra situazione finanziaria dopo il pensionamento?
          4) A che età pensate di andare in
          pensione?
          5) Siete d’accordo con il fatto che l’età della pensione deve essere elevata?
          6) Siete d’accordo con il fatto che l’ammontare della pensione debba rigorosamente basarsi sui contributi versati durante la vita lavorativa?
          7) Condividete il fatto che le persone sulla sessantina dovrebbero cedere il posto ai giovani e ai disoccupati?
          8) I lavoratori più anziani dovrebbero essere tenuti ad andare in pensione a un’età detreminata?
          9) Le persone che vanno in pensione dopo l’età normale di pensionamento dovrebbero percepire una pensione più elevata?
          10) Le pensioni complementari non dovrebbero avere dei tetti?
          Periodo della rilevazione: settembre-ottobre 2001