“Commenti&Analisi” Più uniti più forti (R.Gianola)

27/10/2003



  Commenti




25.10.2003
Più uniti più forti
di 
Rinaldo Gianola
La giornata di ieri ci ha consegnato due belle notizie: la cattura di un gruppo di terroristi accusati di essere i responsabili dell’uccisione si Massimo D’Antona e forse di Marco Biagi; lo straordinario successo dello sciopero generale indetto dalle Confederazioni sindacali contro la riforma delle pensioni annunciata dal governo Berlusconi.
Anche se qualcuno può sospettare della clamorosa coincidenza
tra il blitz anti terrorismo e la protesta unitaria dei sindacati, quasi
che un’accorta regia volesse nascondere i milioni di cittadini che hanno manifestato contro Berlusconi, il fatto che sia stata smantellata la rete brigatista, come ci assicura il ministro Pisanu, è un successo talmente rilevante per le istituzioni, le forze di polizia, l’intero Paese, da cancellare qualsiasi legittimo dubbio. La sensazione è che dopo oltre quattro anni di indagini gli inquirenti sono riusciti finalmente, con un lavoro serio e coerente, a trovare i sicari di D’Antona. Questo è quello che conta. Anzi la coincidenza dei due fatti – gli arresti dei terroristi e lo sciopero – appare, in prospettiva, molto significativa
perché è utile per tutti, ma soprattutto per le forze sindacali e per i milioni di lavoratori interessati, che la tensione politica e sociale, che accompagna lo scontro col governo sulle pensioni e la legge Finanziaria, non sia scambiata da alcuni con altri episodi che nulla hanno a che fare con la storia, la cultura, il comportamento del sindacalismo italiano. Proprio nel momento in cui appare probabile in autunno un confronto non facile tra sindacati ed esecutivo, è bene che i brigatisti di qualsiasi sigla ed esperienza siano rinchiusi in carcere piuttosto che liberi di insinuarsi, strumentalizzare e danneggiare le lotte del movimento sindacale, come hanno già cercato di fare nel passato. D’altra parte la pacifica dimostrazione di forza dei
lavoratori, dei pensionati, dei giovani che ieri hanno invaso le piazze d’Italia, testimonia, ancora una volta, quanto sia alta la credibilità democratica di cui godono nel Paese Cgil, Cisl e Uil e quanto sia solido il legame tra i sindacati e la società italiana. Lo sciopero contro la riforma delle pensioni è pienamente riuscito, nonostante il vergognoso silenzio delle tv di Cattaneo e di Berlusconi, le falsità del governo («Ci obbliga l’Europa…»), il conformismo filogovernativo di larga parte della stampa italiana. I sindacati hanno segnato un indiscutibile punto a loro favore, e la rabbia manifestata dal residente
uscente di Confindustria D’Amato testimonia del valore delle iniziative di ieri. Non si governa contro il sindacato, non si semplifica la complessa dialettica sociale eliminando i corpi intermedi di rappresentanza, soprattutto se questi sono i sindacati confederali, che
nonostante le ripetute litanie sulla crisi del sindacalismo in Europa, dimostra no di poter raccogliere in Italia ancora un consenso enorme. Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito la richiesta che venga ritirata la proposta di taglio alle pensioni presentata da Berlusconi, se si spazza
via questo progetto che fa a pezzi i diritti dei lavoratori e pregiudica la previdenza dei giovani che oggi si affacciano al mercato del lavoro (ma grazie alla legge Maroni, da ieri in vigore, resteranno precari e sfruttati) allora si può tornare a confrontarsi sulle reali esigenze del sistema previdenziale. I sindacati hanno pronto un documento da
discutere con l’esecutivo se Berlusconi rinuncerà al suo piano.
Le prime risposte dal governo non sono incoraggianti, ma il centro destra è un pentolone in ebollizione e non si può dire cosa succederà nelle prossime settimane e, soprattutto, quando sarà finito il semestre
europeo. Ma dopo lo sciopero di ieri, il quadro è diverso e la forza messa in campo dalle confederazioni, se non ci saranno defezioni, può essere utilizzata per salvare il Paese dalla deriva berlusconiana. Cgil, Cil, Uil hanno annunciato l’intenzione di allargare il fronte del confronto col governo, dalle pensioni alla Finanziaria, contestando
in particolare la mancanza assoluta di interventi nel Mezzogiorno e il tentativo, perseguito con una grande coerenza dal ministro Moratti, di distruggere la scuola pubblica. È un programma ambizioso, perfettamente in linea con la storia del sindacalismo confederale che si fa carico non solo dei legittimi interessi dei propri iscritti, ma delle esigenze collettive del Paese, dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani. È un impegno rilevante che interessa, nel l’autonomo ambito della progettualità e della rappresentanza politica, anche le forze del centro sinistra che ieri hanno visto sfilare nelle piazze milioni di
loro elettori. A questi cittadini l’Ulivo deve dire chiaramente, prima di andare al voto, dove intende portarli.