“Commenti&Analisi” Pezzotta prigioniero del sindacalese (S.Messina)

30/10/2003

 

giovedì 30 ottobre 2003
Pagina 61 – Spettacoli
FUORI ONDA
Pezzotta prigioniero del sindacalese
          SEBASTIANO MESSINA

          Appena 24 ore dopo l´autogol televisivo di Adel Smith, il cacciatore di crocifissi, il salotto di Bruno Vespa ci ha mostrato un altro caso da manuale di autolesionismo mediatico. Solo che stavolta il protagonista non era un neofita del video ma un navigato personaggio della politica: il segretario della Cisl Savino Pezzotta. Onestamente, il leader sindacale aveva un compito tutt´altro che facile: mandare un messaggio agli italiani che bilanciasse quello lanciato pochi minuti prima da Silvio Berlusconi. Tema: la riforma delle pensioni. I due discorsi affiancati erano, evidentemente, la risposta della Rai alla richiesta del sindacato di poter replicare al messaggio a reti unificate del presidente del Consiglio. Un´occasione d´oro, dunque, per il sindacato. Peccato che Pezzotta l´abbia sprecata così.
          Cos´ha fatto, il segretario della Cisl? Niente di diverso da quello che fa di solito. Un bel discorso. Un buon comizio. Un´appassionata orazione in difesa dei lavoratori. Tenuta, purtroppo, nella sua lingua: il sindacalese. Per rispondere a un Berlusconi che si presentava in maglione di cashmere e usava col sorriso sulle labbra un vocabolario essenziale di 1500 parole e un sapientissimo dosaggio di frasi brevi e di esempi lampanti, Pezzotta s´è presentato con una camicia grigia e con una faccia ancora più scura.
          Ma la vera differenza con Berlusconi (con il comunicatore, non con il politico) s´è vista man mano che lui andava avanti nel discorso – letto, visibilmente, sul «gobbo» – infilando una dopo l´altra tutte le perle del sindacalese stretto. Parlandoci della «non autosufficienza», degli «ammortizzatori sociali», della «controriforma improcrastinabile», del «disequilibrio dei conti», della «politica dei redditi» e degli «associati in collaborazione». Spiegandoci che la proposta del governo «non sta in piedi dal punto di vista congiunturale», che bisogna prima «completare l´armonizzazione dei fondi speciali» e naturalmente «accelerare la messa a regime», oltre a «trovare gli strumenti di garanzia per il Tfr che volontariamente fosse trasferito ai fondi pensione». E´ riuscito persino a evitare di dire una parola semplice ed efficace come «i lavoratori», preferendo chiamarli «quelli che noi rappresentiamo».

          Il risultato, tecnicamente, è stato disastroso. Da una parte un discorso chiaro (falso o sincero che fosse), dall´altra una raffica di parole d´ordine, di tecnicismi e di espressioni gergali che sarà stata decifrata, forse, da una minoranza di addetti ai lavori. Chissà se gli avversari di Berlusconi impareranno, un giorno o l´altro, che non basta avere lo stesso spazio televisivo per essere ugualmente efficaci.