“Commenti&Analisi” Percorribile la sospensione dei processi per i parlamentari – di E.Fortuna

14/05/2003

ItaliaOggi (Giustizia e Società)
Numero
113, pag. 30 del 14/5/2003
Ennio Fortuna


Limitata però a una o due legislature.

Percorribile la sospensione dei processi per i parlamentari

Non è facile esprimere un giudizio sull’opportunità del ripristino dell’immunità. Premetto al riguardo che sul tema non è richiesto né opportuno alcun parere dei giudici come tali. I magistrati devono solo applicare la legge, qualunque essa sia, salvo ovviamente l’obbligo di denunciarne l’incostituzionalità, se del caso.

Ma sicuramente anche un magistrato, come cittadino o come osservatore delle tante cose che avvengono in Italia, specie di questi tempi, può esprimere un’opinione anche politica, o forse soprattutto politica. E in quest’ottica trovo doveroso esprimere il mio parere.

Come tutti ricordano, un tempo, per effetto della Costituzione, nessun parlamentare poteva essere processato senza l’autorizzazione della camera di appartenenza, qualunque fosse il reato contestato. Molti vedevano in questa disposizione una sorta di inaccettabile discriminazione tra categorie di cittadini, soprattutto perché il parlamento l’aveva interpretata estensivamente, negando l’autorizzazione anche in casi in cui palesemente non c’era né poteva esservi, neppure teoricamente, alcun sospetto di persecuzione (il vero, tradizionale fondamento razionale dell’istituto). Nel 1993 il parlamento ha abolito la necessità dell’autorizzazione, conservandola solo per l’eventuale limitazione della libertà personale. Ora su pressione del presidente del consiglio, di noti parlamentari, e, tutto sommato, con il beneplacito passivo o silenzioso di altri gruppi di diverso colore (o comunque senza una loro vera opposizione), si medita di ripristinare l’istituto sotto altre forme. Per ovviare al problema della necessità di una legge costituzionale e dell’eventuale referendum confermativo, si ipotizza una sospensione automatica dei procedimenti penali per tutto il periodo dell’elezione o dell’incarico (la sospensione in tal caso dovrebbe però valere solo per le massime cariche dello stato o della regione, per estenderla ai parlamentari, il cui stato giuridico è scritto nella Costituzione, non si potrebbe fare a meno della procedura del doppio voto e dell’eventuale referendum).

Si ripropone quindi il quesito di allora: sarebbe una discriminazione o la proposta sospensione potrebbe rivelarsi un’ipotesi accettabile di tutela senza compromissione della giustizia?

Così come presentata, la sospensione non ammetterebbe alcuna discrezionalità né richiederebbe alcun controllo o verifica. Sarebbe del tutto automatica, ma non definitiva (nel senso che cessato l’incarico o il mandato parlamentare, il procedimento riprenderebbe il suo corso).

Sono persuaso che il vantaggio più concreto della sospensione consisterebbe nel fatto che verrebbero meno o si attenuerebbero le polemiche circa la presunta politicizzazione della magistratura, o di parte di essa.

Non è poco. Di conseguenza la proposta non può essere accantonata o scartata come un privilegio odioso e inammissibile. Certamente non è edificante per un parlamentare o per un esponente del governo sottrarsi al giudizio (dovrebbe quindi essere prevista la facoltà dell’interessato di rinunciare alla sospensione, a tutela del diritto al sollecito riconoscimento della propria innocenza), ma anche le polemiche ricorrenti sulla giustizia avvelenano il paese, e sono deleterie per la pace sociale. Inoltre istituti analoghi operano, non a caso, in molti paesi d’Europa.

Un secondo problema attiene ai giudizi in corso. L’eventuale sospensione dovrebbe applicarsi anche ai processi già avviati, oppure riguardare i soli casi futuri?

Qui si tratta di un quesito ancora più delicato, anche se i termini della questione sono identici (si tratta pur sempre di confrontare i vantaggi della sospensione con i suoi costi in termini di ingiustizia reale).

Una soluzione equilibrata potrebbe però rivelarsi la limitazione della sospensione a una sola o, al massimo, a due legislature, nel senso che, sciolto o scaduto il parlamento, la sospensione dovrebbe cessare di avere efficacia, anche se l’accusato è rieletto, o se continua a esercitare un altro o lo stesso incarico governativo. Si tratterebbe cioè di evitare la tentazione di una sospensione di durata illimitata, dipendente dall’attività politica, intesa come professione, o diventata tale.

Non si tratta di una formale o implicita limitazione al diritto costituzionale di elettorato passivo, talché non occorrerebbe, almeno mi sembra su questo punto, una legge costituzionale. In un clima politico diverso dall’attuale non sarebbe difficile, secondo me, trovare le maggioranze necessarie anche per una riforma costituzionale. Ma oggi, come tutti vediamo, la battaglia politica è senza esclusione di colpi. Soprattutto è deleterio che al centro di essa vi siano la giustizia e i processi. Il che rende tutto più arduo e discutibile.

Ennio Fortuna