“Commenti&Analisi” Per il risanamento dell’Enasarco serve più senso di responsabilità (A.Marzolla)

04/12/2003


      Giovedí 04 Dicembre 2003

      NORME E TRIBUTI


      Per il risanamento dell’Enasarco serve più senso di responsabilità
      ANTONELLO MARZOLLA
      * Segretario nazionale Usarci
      Il consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco ha approvato, il 30 ottobre, profonde modifiche al regime pensionistico degli agenti di commercio. Le novità introdotte con il Regolamento delle attività istituzionali investono non solo la previdenza degli agenti ma anche le casse delle aziende chiamate a versarne il 50% dei i contributi, i quali, con il nuovo regime, aumenteranno di due punti, passando dall’11,5% attuale al 12,5% dal 2004, al 13% dal 2005, e al 13,5% dal 2006. Aggiornati anche gli importi dei contributi minimi annui e dei massimali. Ma la novità più importante per il riequilibrio delle casse del Fondo è l’adozione del sistema contributivo (con il pro-rata). Con il nuovo regime, basato sull’accumulo del montante dei contributi versati nel corso della vita lavorativa, l’Enasarco ha l’opportunità di uscire dalle sabbie mobili nelle quali era in procinto di sprofondare, e nel contempo di erogare pensioni coerenti con l’apporto di danari corrisposti dal lavoratore. Il nuovo regolamento scongiura l’obbligo del ministero del Lavoro di ricorrere al commissariamento del Fondo, che, in mancanza di un riequilibrio, sarebbe stato deciso già a novembre. Ciò in quanto erano venuti meno i presupposti fondamentali di equilibrio finanziario contenuti nel Dlgs 509/94, che ha permesso all’Enasarco di trasformarsi da ente pubblico a fondazione di diritto privato. Conti previdenziali in rosso e un rapporto sotto l’unità tra patrimonio e riserve finanziarie erano i fattori da modificare, ma sono preoccupanti anche altri elementi, quali: l’impatto dei fenomeni demografici sulla categoria; i costi di gestione; il basso rendimento del patrimonio immobiliare. L’entrata in vigore del nuovo regolamento, e del contributivo, segnerà un importante passo verso il risanamento, senza abbandonare il principio solidaristico. Ma il cammino non sarà completo senza atti gestionali, quali la riduzione dei costi sostenuti dal Fondo per il suo funzionamento e soprattutto l’allineamento al mercato della resa del patrimonio. Non va sottaciuto quanto le passate gestioni siano state insufficienti, tanto da ridurre l’Enasarco sull’orlo del tracollo e da costringere le parti sociali presenti nel consiglio di amministrazione del Fondo a una corsa a ostacoli per raggiungere una seppur modesta concertazione della riforma, che peserà non poco sulle future pensioni degli agenti. Lentamente il Fondo pare stia imboccando la direzione del risanamento, che però giungerà a conclusione solo se, in chi lo governa, prevarrà il senso di responsabilità a discapito degli atteggiamenti arroganti del passato. I prossimi anni saranno la cartina di tornasole non solo della bontà della riforma, ma anche della reale volontà politica di girare pagina. Solo risultati quali la riduzione dell’incidenza dei costi di gestione sul flusso contributivo annuo, dal 6% (ipotizzato in sede di bilancio tecnico al 31 dicembre 2002) al 4%, l’allineamento della resa del patrimonio a quella di mercato, l’introduzione di un regolamento che stabilisca i criteri di designazione o elezione democratica degli organi della Fondazione, saranno l’unica risposta ai "perché" dei sacrifici oggi richiesti. L’Usarci, unico sindacato indipendente di soli agenti di commercio, ha speso sei anni chiedendo di affrontare il nodo dell’equilibrio finanziario dell’Enasarco, problema combattuto con enorme ritardo solo oggi, con il Fondo a pochi passi dal disastro. Si così è rimediato all’imminente fallimento, ricorrendo però, a causa del ritardo, a una potente cura e addossando alla categoria i costi dovuti a un imperdonabile lentezza. C’è da augurarsi che non si ripetano più tali situazioni e prevalga l’interesse di chi versa i contributi per avere la pensione. L’intero sistema Enasarco reggerà solo se saranno create le condizioni affinché il tasso di rendimento del patrimonio diventi corretto; ciò in quanto le future pensioni non potranno che essere calcolate capitalizzando il montante al medesimo tasso di rendimento, che attualmente per gli immobili è sotto l’1% lordo. La strada da seguire non può che essere il confronto o la concertazione tra le parti, unita alla trasparenza della gestione, principio introdotto, seppur in modo "leggero", nel nuovo regolamento, che obbliga il presidente della Fondazione a riferire semestralmente alle rappresentanze i risultati della riforma.