“Commenti&Analisi” Pensioni, nei dettagli della riforma non c’è il diavolo(G.Pennisi)

20/10/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
247, pag. 2 del 18/10/2003
Giuseppe Pennisi

Sono tre i nodi che restano da sciogliere.
Pensioni, nei dettagli della riforma non c’è il diavolo

Si deve davvero morire per ´le rose di Danzica’? È la domanda che si deve porre oggi il sindacato che ha annunciato uno sciopero generale di quattro ore e una lunga campagna di mobilitazione contro la riforma della previdenza Maroni-Tremonti. Morire per le rose di Danzica era una frase della pubblicistica dei mesi precedenti la seconda guerra mondiale che conteneva un pizzico di amara ironia. La si giustapponeva al ´morire per Danzica’, in cui la città era vista come il simbolo della libertà. Le sue ´rose’, invece, avevano un profumo di démodé, di qualcosa che si deve fare anche se non ha senso farlo. Il sindacato si deve chiedere se vale la pena morire per le rose di Danzica in quanto se studiata nei dettagli pare proprio andare verso le esigenze di equità ed efficienza, senza fare cassa sulla pelle di pensionati e pensionandi, che sono da sempre stati gli stendardi del sindacato. Lo riconoscono anche economisti (si vedano i commenti di Elsa Fornero) che nei mesi e nelle settimane scorse hanno mostrato maggiore scetticismo nei confronti della volontà e della capacità del governo di fare una riforma della previdenza che raggiungesse il giusto equilibrio tra equità ed efficienza e desse la priorità alla solidarietà infragenerazionale e intergenerazionale. Gli inglesi dicono che ´il diavolo si nascondi nei dettagli’. Nei dettagli, però, ci sono anche le vere innovazioni e i mini-miracoli. L’innovazione e il mini-miracolo è nella clausola, annunciata all’ultima ora, con cui si anticipa al 2008 l’applicazione parziale del metodo ´contributivo’. La riforma Dini-Treu del 1995, ricordiamolo, ha modificato il sistema previdenziale pubblico italiano a ripartizione, trasformandolo, però, da sistema a prestazioni definite a sistema a contributi definiti. Ha però previsto un periodo di transizione, con il quale se ne posticipava l’attuazione di quasi una generazione, innescando non solo forti oneri sulla finanza pubblica ma soprattutto una marcata discriminazione per fasce di età. I provvedimenti adottati nel 1996-97 dal governo Prodi sono stati meri ritocchi al margine. La riforma Maroni-Tremonti introduce principi di neutralità attuariale per coloro che decidono di andare in pensione prima di aver raggiunto l’età legale di pensionamento o contribuito per 40 anni al sistema previdenziale. Tali principi esaltano libertà e responsabilità individuale di scelta; unitamente alla prospettiva di un mercato del lavoro più flessibile, il nesso tra contributi e prestazioni previdenziali consente di migliorare l’efficienza complessiva del sistema economico, di produrre maggior benessere per il paese e di poterlo meglio distribuire a favore di chi è in situazione di bisogno. La Maroni-Tremonti, inoltre, riduce in parte quelle discriminazioni contro le giovani generazioni che hanno caratterizzato le riforme del 1995 e del 1992. Restano problemi importanti sul tappeto per porre il sistema previdenziale contributivo italiano all’altezza di quello degli altri paesi (Svezia, Polonia, paesi del Baltico e dell’Asia centrale, oggi, Usa, Russia e Giappone domani; alcuni paesi latino-americani dopodomani) che hanno optato per questa strada. Il sindacato ha un’opportunità importante: avere una voce in capitolo significativa nel contribuire a risolvere questi problemi. Può, altrimenti, scegliere di fare muro contro la modernizzazione e di porsi nella contemplazione nostalgica dell’eterno passato, vedendo però erodere il suo ruolo anche in quanto sempre meno attraente per le nuove generazioni.

Il primo problema da risolvere (come già indicato più volte su ItaliaOggi) è quello di dare trasparenza al metodo e alle procedure di calcolo definite nel 1995. Non è stata né pubblicata né discussa la formula matematica (con pertinenti ipotesi demografiche, occupazionali ed economiche) sulla cui base sono stati computati i ´coefficienti di trasformazione’, il parametro cruciale dell’intero sistema in quanto è quello al quale si convertono in prestazioni previdenziali i ´montanti’ accumulati tramite i contributi nozionali. Un sindacato lungimirante si metterebbe a fianco del governo e di istituti come l’Istat e l’Isae a lavorare a scenari che producano coefficienti trasparenti e avere un vasto dibattito scientifico, politico e sociale su scenari e risultanti coefficienti (analogo a quello che ha preceduto riforme simili in Svezia e Polonia o a quello in corso negli Usa dal dicembre 2001, data della pubblicazione del rapporto della commissione presidenziale sulla riforma della previdenza). Insisterebbe perché la trasparenza venga rafforzata richiedendo a enti e istituti di previdenza di inviare ogni anno a ciascun iscritto i dati sui versamenti nel proprio conto previdenziale, sul montante atteso e sulle prestazioni previste in base ai coefficienti di trasformazione e l’età legale della pensione. Nonostante le proposte della Maroni-Tremonti c’è ancora molto da fare in materia di equità. Solo nel nostro paese i tetti sono pari a otto volte lo stipendio loro medio (1.500 euro lordi al mese nella Maroni-Tremonti), mentre negli altri sfiorano appena le quattro volte (ossia i 7.500 euro al mese). Inoltre, la procedura di calcolo pro rata dovrebbe essere estesa da subito a tutti coloro che al 1° gennaio 1996 avevano già 18 anni di anzianità contributiva. Il terzo nodo è l’efficienza operativa per la gestione di ´conti previdenziali individuali’ (richiesti dal contributivo). L’esperienza di paesi che hanno adottato il metodo (specialmente Svezia e Polonia) o di quelli che lo stanno esaminando come elemento fondante di future riforme (soprattutto gli Stati Uniti) dimostra che il passaggio non è un cambiamento tecnico banale da affidarsi meramente a informatici. Esso richiede modifiche manageriali e organizzative profonde negli enti e istituti previdenziali, unitamente a vastissimi programmi di formazione per i loro addetti.

Giuseppe Pennisi