“Commenti&Analisi” Paghiamo gli errori della Cgil

27/01/2003




Sabato 25 Gennaio 2003

ITALIA-POLITICA
Paghiamo gli errori della Cgil
DI RAFFAELE BONANNI*
*Segretario Confederale Cisl

Sono passati soltanto pochi mesi dalle impennate massimaliste che portarono la Cgil di Sergio Cofferati a cavalcare le agitazioni sull’articolo 18 eppure oggi ci si trova di fronte a uno scenario politico-sociale pressoché capovolto. Chi aveva lanciato i suoi strali contro Cisl e Uil dopo l’accordo del 5 luglio scorso parlando di "attentato" ai diritti dei lavoratori cerca adesso di rimediare con qualche imbarazzo ai danni prodotti dalla demagogia profusa allora e sconfinata nelle attuali iniziative referendarie per estendere l’articolo 18 anche alle aziende con meno di quindici dipendenti. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire! Ma non deve sfuggire la pretestuosità esclusivamente politica – altro che sindacale – del grande polverone alzato a suo tempo dalla Cgil sulla deroga all’articolo 18, senza nemmeno tenere conto che deroghe simili, per sostenere l’occupazione, erano già state di fatto concesse in passato (dal 1987 fino al 2000) nel generale consenso del sindacato. Nemmeno il prezzo della divisione sindacale sembrò, allora, troppo alto da pagare per chi riteneva "conveniente" la demagogia cofferatiana: e si può oggi misurare fino in fondo quali dannosi risultati quelle scelte abbiano prodotto. Ma tanto è. Ora c’è invece chi reputa "non conveniente" l’attuale iniziativa referendaria – sostenuta dalla stessa base teorica e "di principio" sollevata dalla Cgil – perché ci si rende conto di perdere il consenso di tante piccole imprese, di artigiani e di commercianti e con esse di una larga base elettorale. Questo tipo di ragionamenti strumentali rende conto di tutta l’arretratezza culturale e della mancanza di responsabilità che distingue buona parte della classe dirigente italiana: se da una parte c’è chi ritiene ineluttabile fare competizione di mercato a scapito delle garanzie del lavoro, dall’altra si è capaci soltanto di contrapporre argomenti e linguaggi superati e fuorvianti. Per quanto la riguarda la Cisl, il sindacato continuerà per la sua strada: siamo impegnati a definire le nuove occasioni di garanzia per tutti i lavoratori ormai inseriti in luoghi e settori profondamente modificati nel corso di questi decenni, che possono trovare nuovi sostegni proprio attraverso gli strumenti della cosiddetta "occupabilità" (formazione continua, servizi all’impiego, nuovi ammortizzatori sociali). L’accordo del 5 luglio scorso ha gettato le premesse, ma si tratta di continuare il cammino soprattutto attraverso i nuovi contratti nazionali sostenuti da una irrinunciabile e non rinviabile riforma della contrattazione. A favore dei lavoratori cosiddetti atipici occorrerà dedicare un lavoro coerente e pressante per ottenere che l’impegno sottoscritto dal Governo il 5 luglio si traduca in realtà capaci di offrire diritti a chi attualmente ha solo doveri. Per quanto riguarda il referendum promosso da Rifondazione comunista, la Cisl non può che valutarlo negativamente. Si tratta di una ennesima iniziativa "politica" che non favorisce il negoziato e l’intesa ma impone regole destinate soltanto ad avvelenare il terreno del dialogo tra le parti sociali e del loro autonomo confronto. In altre occasioni la Cisl ha già mostrato la sua ostilità sul ricorso abusato all’istituto referendario. Su una materia così intimamente sindacale, che riguarda il vivo delle relazioni sociali, la Cisl manifesta fino in fondo la sua preoccupazione per gli sviluppi che una simile impresa può avere sul piano economico e sociale e si opporrà in tutte le sedi a qualsiasi tentativo di strumentalizzare il referendum, come fosse ancora una volta il "banco di prova" dei diritti e dei principi, col solo risultato di aumentare le divisioni nel mondo del lavoro e di indebolire così l’azione riformista del sindacato. Occorre andare oltre! Il nostro impegno per conservare lo Statuto dei lavoratori ha avuto risultati positivi, ma occorre affiancare allo "Statuto" altri strumenti di tutela contrattati come previsto dall’accordo di luglio. Allora non più risposte a domande ormai scadute, ma risposte nuove a domande nuove. La Cisl anche in questa circostanza saprà, nella sua autonomia, impiegare il proprio buon senso, la propria lungimiranza, il proprio spirito riformatore.