“Commenti&Analisi” Organizzare il dissenso è già un successo (A.Foccillo)

02/12/2004

    giovedì 2 dicembre 2004

      SINDACATI. È IL BIPOLARISMO CHE DEVE INSEGUIRCI
      di Antonio Foccillo

        Organizzare il dissenso è già un successo

          Caro direttore, siamo sicuri che il sindacato confederale debba fare i conti con delle sconfitte consecutive? In realtà, quest’autunno 2004, premia il sindacato confederale in almeno due importanti occasioni: lo sciopero generale del 30 novembre, che è stato un successo indiscutibile, come dimostrano anche le pagine di diversi giornali stranieri, e inoltre le recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego, che hanno dato a Cgil, Cisl e Uil la conferma di rappresentare ben oltre l’80% dei lavoratori pubblici. Ma la vera e più importante vittoria, che spiega le due già ricordate, è un’altra: il sindacato confederale è stato riconosciuto, da milioni di cittadini, come portatore di un’alternativa, di un’idea diversa e quindi come la guida di un vasto movimento che si oppone, trasversalmente, e quindi anche fuori dalla logica del bipolarismo, alla inesorabile trasformazione del nostro paese, sulla base di dogmi ideologici neo liberisti che puntano letteralmente a sostituire il mercato alla società. Questi thatcheriani nostrani puntano a modificare il paese e quindi anche le relazioni sindacali, ignorando o denigrando una grande manifestazione di democrazia e di partecipazione collettiva come è uno sciopero generale delle dimensioni e della riuscita completa, come è stato quello del 30. Il sindacato confederale è lo strumento di democrazia e di partecipazione collettiva che, in questi anni, ha saputo conservare la sua natura e le sue caratteristiche, senza piegarsi al declino dei valori della società verso il mondo virtuale. Nel processo di svuotamento dei valori e dei principi sono inclusi lo smantellamento dei servizi pubblici, dello stato sociale ed anche diritti fondamentali in uno stato democratico, come quello dello sciopero generale che, invece, resta lo strumento migliore e più importante per l’espressione del dissenso del mondo del lavoro a politiche ritenute, a torto o a ragione, inique e sbagliate, come quella dell’attuale governo. Il problema di un risultato mancato rispetto allo sciopero, dunque, non esiste poiché l’organizzazione tanto ben riuscita di una così grande espressione di dissenso democratico è, di per sé, un successo. Certamente il sindacato deve riflettere sull’uso delle forme di lotta, un problema da sempre posto dalla Uil, ma in democrazia non esiste altra forma, soprattutto quando si rifiuta pervicacemente il confronto, per far sentire la propria voce. Oggi il mancato confronto con il governo investe proprio, a parer mio, la contrapposizione di una visione diversa della società fra chi abbandona il principio della solidarietà fra generazioni e fra cittadini e immagina uno smantellamento del pubblico e dello stato sociale e chi, invece, senza negare la necessità di cambiare quello che non va bene, vuole però salvaguardare una società più coesa e meno escludente.

            Questo non significa che qualche riflessione non debba essere aperta anche nel sindacato per riprecisare la strategia ed il ruolo nella società attuale, ma diventa difficile proprio per la virtualità di una sede di confronto, per verificare i modelli, le soluzione e gli interessi contrapposti. In questo senso è vero che, in occasione della riforma delle pensioni, le rigidità di una parte del sindacalismo confederale hanno finito per pregiudicare un risultato che, invece, poteva essere conseguito. Per fortuna, altre volte, prevale un modo di fare sindacato più intelligente, propositivo. Il terzo "ripensamento" suggerito, quello sulla collocazione politica, a questo punto si dissolve, poiché il sindacato confederale deve essere in grado di proporre una politica alternativa, autonomamente, e condizionare il dibattito politico sulla base di questa sua elaborazione. A questo punto è il bipolarismo che deve inseguire il sindacato. Ciò detto resta poi aperto il discorso sulla bontà o meno del bipolarismo, ma qui si cambia ripensamento e quindi è meglio soprassedere.