“Commenti&Analisi” Ora si tutelino famiglie e poveri (M.Ferrera)

19/01/2004




lunedì 19 gennaio 2004

IL COMMENTO


Ci sono tre punti di convergenza
Ora si tutelino famiglie e poveri

di MAURIZIO FERRERA
      I tavoli di dialogo fra governo e sindacati sono temporaneamente sospesi, ma nel confronto su pensioni e welfare stanno emergendo promettenti aperture. Solo la Cgil resiste nel suo arroccamento a difesa dello status quo. Segnali positivi provengono anche dall’opposizione. La grossa novità è qui la mossa della Margherita, che ha presentato una serie di proposte innovative, apprezzate da Cisl e Uil e giudicate interessanti da parte di alcuni settori della maggioranza. L’area del consenso sulle riforme si sta dunque allargando sul piano politico: un’ottima notizia, considerando gli aspri dissidi della prima ora. Ma quali sono i punti su cui sembra esservi convergenza di vedute o quanto meno disponibilità a fare concessioni? E quali le questioni ancora controverse o in sospeso? Il primo punto di convergenza è che la riforma pensionistica si deve fare: un’acquisizione tutt’altro che scontata fino a poche settimane fa. La "gobba" nelle previsioni di spesa è ora vista come una sfida oggettiva, che richiede efficaci interventi strutturali. Rimandare la verifica dei conti al 2005 non ha molto senso: sappiamo sin d’ora che, essendo aumentata la speranza di vita, tale verifica comporterà quasi automaticamente (in base a quanto previsto dalla legge Dini) una riduzione degli importi pensionistici futuri. L’aumento dell’età pensionabile – uno dei possibili ingredienti della riforma, anche secondo la Margherita – potrebbe contrastare questa riduzione: si lavorerebbe un po’ più a lungo, ma si manterrebbe il diritto a prestazioni più elevate.
      Il secondo punto di convergenza è che la delega presentata dal governo al parlamento va cambiata. Il trasferimento del Tfr ai fondi pensione deve essere volontario (con la formula del silenzio-assenso), la decontribuzione va ripensata o abolita, e la transizione al nuovo regime deve avvenire in forma più graduale, senza "scaloni" e possibilmente correggendo le norme che penalizzano i lavoratori precari (punto importante, questo, del piano della Margherita). Sui contenuti specifici del nuovo regime le posizioni sono ancora distanti. Ma allungando un po’ i tempi del confronto non sembra impossibile individuare regole capaci di conciliare flessibilità, equità ed efficacia finanziaria e dunque iscrivibili all’interno del nuovo perimetro "allargato" di accettabilità politica.
      Il terzo punto è che la riforma pensionistica va iscritta in un quadro più ampio di "ricalibratura" del welfare, colmando le lacune esistenti e utilizzando almeno una parte dei risparmi pensionistici per incrementare altre funzioni della spesa sociale. L’apertura ufficiale di alcuni tavoli paralleli a quello previdenziale segnala che il collegamento fra "sottrazioni" e "addizioni" è stato accettato in linea generale e correttamente impostato sul piano organizzativo. Il primo tema su cui c’è già una quasi intesa è quello delle indennità di disoccupazione: le misure migliorative, definite dal Patto per l’Italia fra governo e sindacati (Cgil esclusa), sono già all’esame del Senato, presso la stessa Commissione che discuterà la riforma pensionistica.
      Se la nostra diagnosi è corretta, sembra dunque profilarsi lo spazio per un percorso di riforme serie e sostenibili sul piano sociale, entro la fine della legislatura. Per ampliare questo spazio e rendere i suoi contorni più definiti occorrerebbe tuttavia uno sforzo di approfondimento in due direzioni. Innanzitutto quali sono gli altri fronti su cui è urgente intervenire? I sindacati (inclusa la Cgil) hanno spesso parlato di nuove tutele per i non autosufficienti. Il governo da tempo promette nuovi interventi a sostegno delle famiglie. L’Unione Europea ci ha raccomandato più volte di potenziare le politiche contro la povertà, le politiche attive del lavoro, i servizi sociali. I nuovi tavoli di confronto devono definire al più presto un’agenda generale: quali interventi, con quali tempi. Vi è poi la questione delle risorse. Per coprire i costi delle nuove misure si potranno usare i risparmi pensionistici, confidando anche in potenziali "dividendi" fiscali generati dalla progressiva riduzione del debito pubblico e dall’auspicabile aumento del tasso di crescita. Ma occorre anche cominciare a pensare a nuove fonti di finanziamento, a compartecipazioni più sostanziose da parte di determinate fasce di utenti, a nuovi mix di pubblico e privato. Alcune sperimentazioni promettenti sono in corso a livello regionale: ma quel federalismo disordinato e soprattutto disinformato che sta nascendo nel nostro Paese impedisce una corretta valutazione di queste esperienze, per valorizzare quelle positive e scoraggiare invece quelle negative.
      L’avvicinarsi delle elezioni di primavera tende ogni giorno di più la corda su cui cammina chi lavora per un piano coerente di riforme eque ed efficaci. L’opposizione dura della Cgil e di parte della sinistra è un ostacolo pesante su questo cammino. L’iniziativa coraggiosa della Margherita potrebbe però servire proprio a questo: ad evitare che la corda si spezzi e che le riforme vengano così rimandate, ancora una volta, alle calende greche.


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