“Commenti&Analisi” Ora la Cgil è più forte e unita (P.Nerozzi)

24/05/2004


  Sindacale


domenica 23 maggio 2004

l’intervento
Ora la Cgil è più forte e unita

Paolo Nerozzi*
* Segretario confederale Cgil

Quella uscita da Chianciano è una Cgil più forte e più unita. Più forte nella sua capacità programmatica e politica, rilanciando un’identità sindacale riformista nel metodo e radicale nei valori e nelle scelte di fondo. Più unita, perché consapevole che oggi solo un aggiornamento della linea politica, in coerenza con la strategia tracciata a Rimini, permette di fare del grande tema della democrazia e della rappresentanza il terreno per una più avanzata unità dei soggetti sociali (con Cisl e Uil in primo luogo).

Non si può “leggere” Chianciano infatti e le importanti aperture maturate – non senza travaglio – in Cisl e Uil se non si parte da una constatazione politica evidente: questi ultimi tre anni sono stati segnati dal forte protagonismo, politico e organizzativo, di nuove soggettività sociali. Un protagonismo inedito che si identifica prima di tutto con il tema del lavoro e della democrazia, con nuove forme di auto organizzazione anche non tradizionali (pensiamo a due fenomeni apparentemente assai distanti tra loro come la ripresa del conflitto nelle fabbriche metalmeccaniche e i “girotondi”) che si sono alla fine rivelate come parte integrante di quella strategia che a Rimini individuammo all’interno del binomio lavoro-rappresentanza e diritti-democrazia.

Non poteva essere altrimenti. La Cgil ha alimentato (e oggi possiamo dire con successo) quel percorso di “alterità” rispetto al Berlusconismo, che passava individuando nella sua politica e nella sua cultura di fondo i germi di un modello autoritario e anti sociale, su scala nazionale e internazionale. E’ quindi il grande tema della pace, dell’inclusione e della democrazia la vera scossa che ha percorso l’occidente tutto e il nostro paese in particolare e che lega indissolubilmente i diversi protagonisti sociali di questa stagione.

Per dirla con una battuta di fronte a una riorganizzazione profonda delle forme dei nuovi poteri e al tentativo della destra di eliminare ogni corpo intermedio si è andata costituendo una soggettività plurale che ha cercato e cerca nuovi spazi dove affermare se stessa, la propria libertà e identità. I tratti unificanti di questo “arcipelago” si possano rinvenire nel loro nascere in maniera carsica, dal basso, nel modo di praticare forme democratiche nuove, in Italia e nel mondo, anche quando sembrano essere la riproposizione di qualcosa di “conosciuto”, come le recenti lotte dei lavoratori di Melfi dimostrano.

Democrazia e rappresentanza come premessa per una redistribuzione più giusta, per recuperare quella sicurezza sociale (nel salario, nella stabilità occupazione, nella reale capacità di essere cittadini attivi in un welfare inclusivo) che per noi è la base su cui rilanciare un modello di sviluppo alto, qualitativamente sostenibile perché compatibile con i diritti fondamentali delle persone.

Il cambio di leadership in Confindustria, i nuovi atteggiamenti di parte importante del mondo dell’impresa, della politica e della cultura sono il portato più evidente di questa consapevolezza diffusa, a dimostrazione della bontà della stessa stagione dei precontratti e dei Palavobis, da un lato, e delle grandi mobilitazioni per la pace dall’altro.

E’ la consapevolezza della complessità che anima il malessere entro cui vive la nuova autonomia del sociale. Ed è nel binomio democrazia e rappresentanza che essa va ora esercitata, riorganizzata, animata. Democrazia e rappresentanza come termini intorno cui ricostruire l’unità sindacale, su cui incentrare il confronto con le altre confederazioni e con gli stessi partiti del centrosinistra. Perché è ormai evidente che siamo alle prese con una nuova soggettività del lavoro, che fa della questione del benessere e dell’emancipazione il terreno di confronto anche con le stesse forze politiche, chiamate oggi a interrogarsi su come ridare centralità e rappresentanza al mondo del lavoro. Questo proprio per governare la complessità, per ridefinire i diritti, le forme di tutele, le stesse modalità di riorganizzazione dei soggetti politici, oltre che sociali.

Perché se è vero che in un modello come quello liberista le vecchie forme di libertà e democrazia sono i nemici da abbattere per consolidare un paradigma sociale egoistico e autoritario, l’autonomia delle lotte sociali deve avere come fine e non solo come mezzo quello di dare voce (e strumenti) alla democrazia.

La bontà delle intuizioni di Rimini – riconfermate tutte dalla sintonia tra Epifani e la Fiom a Chianciano – fu quella di individuare chiaramente le potenzialità di un sociale in chiave tutta moderna. Tale percorso va oggi completato sapendo sfidare non solo la nuova Confindustria, ma anche, e soprattutto, il mondo della politica.