“Commenti&Analisi” Nuovo lavoro problemi di sempre (L.Gallino)

25/10/2004

            lunedì 25 ottobre 2004

            Pagina 15 – Economia

            Nuovo lavoro problemi di sempre

            LUCIANO GALLINO


            E´ presto per dire quale sarà l´effetto sul mercato del lavoro dell´introduzione del lavoro a progetto, definito dal decreto attuativo della legge 30/2003. Il termine che esso prevede per la trasformazione delle collaborazioni coordinate e continuative preesistenti in un contratto di lavoro a progetto, oppure in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, scade solo in questi giorni. Ulteriori dilazioni sono possibili nell´ambito di accordi sindacali stipulati in sede aziendale. Di conseguenza il numero di contratti riferiti alla nuova tipologia è per ora limitato, e le rilevazioni finora compiute non molto indicative.

            Quanto si può invece cominciare a dire è che a mano a mano che si approfondiscono le questioni relative al suo inserimento nelle organizzazioni aziendali il lavoro a progetto appare assai meno innovativo di come viene presentato. In primo luogo va ricordato che tale tipologia contrattuale non è applicabile per le pubbliche amministrazioni. Ciò significa escludere a priori almeno mezzo milione di persone dai benefici veri o presunti del contratto a progetto, equivalente alla metà se non più dei titolari di contratti di collaborazione occupate in reali attività produttive. Premute dalle ristrettezze di bilancio e dal blocco dei concorsi, le PA utilizzano infatti largamente, da anni, i co. co. co. per far fronte alle carenze di organico. In esse si sono così moltiplicati tecnici e impiegate, professoresse e funzionari assunti con contratti di collaborazione da uno a tre anni. Molti di loro svolgono in effetti un´attività da lavoratore dipendente. Per questo motivo potrebbero trarre vantaggio dal disposto dell´art. 69 del decreto attuativo, per il quale, se nei rapporti di co. co. co. non si individua uno specifico progetto, esso viene trasformato in un rapporto da lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Perciò la loro esclusione dal campo di applicazione della legge 30 contrasta palesemente con uno degli scopi di questa più spesso reclamizzati: combattere la diffusione dei lavori che sono di fatto di tipo subordinato, ma sono stati finora camuffati con contratti da lavoratore autonomo.


            I veri punti dolenti del lavoro a progetto sono però altri. Esso dovrebbe essere riconducibile a "uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente" (art. 61 del decreto attuativo). Un primo inconveniente è che dal punto di vista dell´organizzazione del lavoro in azienda la triade progetto-programma-fase vuol dire tutto e niente. Costruire la linea ferroviaria ad alta velocità Milano-Roma è sicuramente un progetto, che dura dieci anni e coinvolge migliaia di persone. Ma anche realizzare il sito web di una piccola azienda è a suo modo un progetto, il quale si conclude in una settimana. Ci si può chiedere se i due o tremila lavoratori addetti per un decennio alla linea TAV e l´informatico a settimana potranno pretendere tutti lo stesso tipo di contratto.


            Quanto al significato di "fase di lavoro", è lecito supporre che preparare una sezione di voci disciplinari d´un grande dizionario enciclopedico sia una fase della sua produzione. Peraltro da quando esiste l´industria "fase di lavoro" significa anche montare in un minuto o due lo sportello d´una lavatrice, o il cruscotto di un´automobile, o magari – come illustrò Adam Smith oltre duecento anni fa – fare la punta a uno spillo. Stando alla formulazione del decreto in parola, tutte le fasi sopra indicate, dallo sterminato all´insignificante, potrebbero essere alla base di un contratto a progetto.


            Senza contare che questa espressione non definisce di per sé, magicamente, un lavoro autonomo. Esiste infatti da decenni un metodo di gestione che si chiama "direzione per progetti". E´ l´arte di dirigere e coordinare risorse umane e materiali per raggiungere obbiettivi prestabiliti entro dati limiti di tempo, bilancio e qualità del risultato. E´ anche la definizione di un tipo di lavoro in cui tutti coloro che vi partecipano, dirigenti, quadri, tecnici e operai, sono dei lavoratori dipendenti. Il nuovissimo lavoro a progetto potrebbe dunque rientrare, a seconda di come lo si interpreta, in una tipologia di lavoro dipendente di cui si discuteva già negli anni ?60 del secolo scorso. Imprenditori e giudici del lavoro avranno il loro daffare.